Anche il suo solco è d’acqua ormai e, presto, ritorna- a Josè Saramago

Ho solo preso “le sue cose”, le ho raccolte: messe in un mazzo di rose. Ora le  porto qui, le depongo accanto alla finestra, che a lungo si senta la sua voce.

In epigrafe lascio questa traccia, dal passato  per il futuro:

«E io chiedo agli economisti politici, ai moralisti, se hanno già calcolato il numero di individui che è giocoforza condannare alla miseria, al lavoro eccessivo, alla demoralizzazione, all’infanzia perenne, alla più abietta ignoranza, alla disgrazia ineluttabile, alla penuria assoluta, per produrre un ricco».
Almeida Garrett (1799-1854)


Traccio un solco per terra, in riva al mare:
e la marea subito lo spiana.
Così è la poesia. La stessa sorte
tocca alla sabbia e tocca alla poesia
al via vai della marea, al vien-vieni della morte.

*

Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: “Non c’è altro da vedere”, sapeva che non era vero. Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito.

*

Vengano infine le alte allegrie,
le ardenti aurore, le notti calme,
venga la pace agognata, le armonie,
e il riscatto del frutto, e il fiore delle anime.
Che vengano, amor mio, perché questi giorni
son di stanchezza mortale,
di rabbia e agonia
e nulla.

*

Chiamarti rosa, aurora, acqua fluente,
cos’è se non parole raccattate
tra i rifiuti d’altre lingue, d’altre bocche?
I misteri non sono quello che sembrano,
o non riescono a dirli le parole:
nello spazio profondo, stelle poche.

.

Josè Saramago

16 novembre  1922-  18 giugno 2010

10 Comments

  1. prima di leggere “Cecità” mi ero confrontata brevemente con te
    mi parlasti allora di una grandissima parola viva, un libro da leggere che ti cerca fino alla profondità

    diverse volte ho riascoltato la sua voce attuale
    odierna visione di ciechi e non soltanto

    grazie Fernanda

  2. Il fatto è che uomini come lui, interi, senza cedimenti, fortunatamente non lasciano mai il vuoto dopo la morte. Anzi:non muiono mai.Ma dispiace, non poterli avere ancora tangibilmente a fianco.Il loro sguardo,invece, è già dentro gli scritti.f

  3. Uno scrittore amato da tanti e con ragione.
    Si tolgono dagli scaffali i suoi libri con un certo dolore.
    Mancherà col suo lucido coraggio che ci faceva coraggio.

  4. ed ancora molti dovrebbero sistemare i suoi libri nelle proprie librerie, se le condiderano cose vive, e non complementi d’arredo.

  5. Se non erro nel ’90, ero in Casa dello Studente, ho trovato in biblioteca senza saperne niente il Memoriale del convento… 30 pagine di fatica, perché la sua scrittura è una lingua diversa e chiede addestramento e fiducia, poi si può entrare nel mondo di Saramago e lì c’è la meraviglia. L’ho letto almeno 4 volte (oltre a quasi tutto il resto). Blimunda e Baltasar sono la coppia più bella del mondo.

  6. Con togliere i suoi libri dagli scaffali intendevo ovviamente riprenderli in mano, per l’ennesima volta. Non credo che un autore come Saramago diventerà mai arredo per nessuno.
    Un saluto.

  7. Nadia, intendevo dire che tanta gente non lo conosce, come non ha conoscenza di tante altri autori e testi, ma ora corre a riempirsi gli scaffali da decorazione con tutti i libri di Saramago, magari senza neanche sfogliarli, ché si rovinano!
    Lo conobbi nelle mie perenni e durature fiondate in Biblioteca e non me ne staccai più. Scusa il tono…Ora, rileggendomi, mi accorgo che potevo essere fraintesa e vedo che è accaduto, ma non pensavo al tuo commento quando ho scritto quelle parole.
    pensavo ad altro…Un saluto anche a te, api.

  8. Nessun problema, anche io mi ero spiegata male e sono intervenuta di nuovo per questo.

    Un tempo molti riempivano gli scaffali di enciclopedie …
    Forse ora costano troppo. :))) Ciao

  9. lo leggo spesso Saramago, la sua è una voce che non offre il dubbio come sostanza, ma un’ampiezza illuminante, mina alla radice ogni tipo di nascondimento. f

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