ALLA TERRA E ALLA TERRA SOLAMENTE – Davide Valecchi

Andando a capo (il) verso si dis-piega, s’inoltra per altre vie, rallenta o prende la rincorsa, accelera i battiti cardiaci,a volte ci toglie addirittura il fiato. Tutto sta nel fermarsi, a raccogliere un minuto, attimo della nostra esistenza e illuminarlo, dentro di noi, toccarlo, aggirarlo, a volte persino disporlo sotto un filo di vento, un’emozione profonda e mai resa leggibile nemmeno a noi stessi. Si fanno aerei, i suoni, e le tracce d’aria si specchiano in questo piccolo irrigato paese che è il corpo, il nostro e quello della terra , inseparabili custodi dello stesso mistero. Ma…tutto,  nella vita e nella poesia, sta raccolto in passi che stanno oltre qualunque metro.

f.f. – 15 maggio 2010

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Kacper Kalinowski

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Vorrei la tua opinione sulle nuvole
e sul suono lontano degli aeroplani
che interrompe a tratti questo silenzio
lungo un sentiero  appena inciso,
perduto sotto altissimi castagni,
dentro il riverbero del pomeriggio
che getta iridescenze sulle foglie
immobili soltanto per i miei occhi.

E capire se la tua prospettiva
basti a illuminare tutte le cose
che vedo e segnarne l’appartenenza
alla schiera di ciò che conosciamo
per nome ed esiste, certo, nel mondo.

**

Il giorno muore senza neanche un suono
che si avvicini ad una tua parola
e questa voragine che non vedi
inghiotte i ricordi di luoghi appena
intravisti ma subito perduti,
disperatamente privi di un segno
di un tuo passaggio o di una tua presenza.

Immobile rimango ad osservare
le astronavi che attraversano il cielo:
un modo per ricordare a me stesso
che ogni mio movimento appartiene
alla terra e alla terra solamente.

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Kacper Kalinowski

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Potrei ripararmi sotto il tuo sguardo,
forse. Lo stesso sguardo che nei giorni
di sole si sofferma brevemente
sulla pietra serena e ne riflette
le frazioni di luce minerale.

Lo stesso sguardo che in un altro tempo
hanno gettato sulla stessa pietra
i miei occhi in segreta comunione
con i tuoi, senza che nessuno altro
riconoscesse un luogo condiviso.

**

Delicati frammenti della tua esistenza si perdono
tra polveri quotidiane ed atomi di erosione.

Invisibili cerchi nell’aria si espandono fino alla stratosfera
le onde sonore della tua voce, del tuo respiro,
del tuo cuore e dei tuoi passi sulla ghiaia.

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Kacper Kalinowski

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Il pomeriggio illumina grani di pietra serena
in un angolo di minute iridescenze
che assume valore di sigillo temporale
solamente se vi si posa il tuo sguardo.

Il mondo è oltre le tue pupille
nell’attimo in cui diventano specchio di tutto:
anche del mio pensiero che ti contiene
a secoli di distanza
quando alzando gli occhi oltre le vetrate
mi riconosci in una folàta di pulviscoli.

**

Muraglie di mattoni docilissimi
accolgono volatili nell’ora
ferma del pomeriggio che inoltra
un’aura di riverberi senzienti
in ogni superficie illuminata
di quieta luce arancio e trasfigura
gli alberi, le automobili, le case
in simulacri da sogno finale
allegoria di un’incondizionata
resa contemplata in un sentimento
allegria immobile mentre tutto
si accende per l’ultima volta in gloria
solare  la musica  che ho    solo
sfiorata  si dispiega interamente.

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Kacper Kalinowski

Riferimenti relativi all’autore:
http://davidevalecchi.blogspot.com/

1 Comment

  1. e trattengo questi versi per la loro forza e luminosità

    “Il mondo è oltre le tue pupille
    nell’attimo in cui diventano specchio di tutto”

    sono rimasta molto colpita da questi “sentieri” di terra spianata, quasi già conosciuta
    le immagini poi sono un racconto stupendo

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