Lettere dalla Kirghisia- Silvano Agosti

A.Martellotta

Ne Le città invisibili di Calvino non c’è  traccia di realtà, tutto è luogo della mente, lo spazio ed il tempo sembrano essere elementi  astratti, capitoli di un viaggio che ha un capo e una coda in uno che si sdoppia o si doppia, Marco Polo e Kublai Kan.

In quel caso era il lettore a non essere mai abbandonatopoiché  i titoli dei percorsiche defibiscono i diversi temi  del libro (Le città e la memoria, Le città e il desiderio, Le città e i segni, ecc.) come  anche le singole narrazioni, non fanno che lo guidarlo nel cammino quasi portandolo verso riflessioni e domande sul significato  simbolico di ogni singolo scritto. MA…

Colleen Corradi Brannigan- Le città e gli scambi- Eutropia

” Entrato nel territorio che ha Eutropia per capitale, il viaggiatore vede non una città ma molte, di uguale grandezza e non dissimili tra loro, sparse per un vasto e ondulato altopiano. Eutropia è non una ma tutte queste città insieme; una sola è abitata, le altre vuote, e questo si fa a turno.[…]. il giorno in cui gli abitanti di Eutropia si sentono assalire dalla stanchezza, e nessuno sopporta più il suo mestiere, […] allora tutta la cittadinanza decide di spostarsi nella città vicina che è lì ad aspettarli, vuota e come nuova, dove ognuno prenderà un altro mestiere, un’altra moglie, vedrà un altro paesaggio […]” I.Calvino

Nelle Lettere dalla Kirghisia, Silvano Agosti racconta invece la sua visita in un paese straordinario “dove ognuno sembra poter gestire il proprio destino e la serenità permanente non è un’utopia, ma un bene reale e comune”.
Nel paese di Kirghisia tutti lavorano solo 3 ore al giorno: il resto del tempo è dedicato a se stessi, all’amore, alla famiglia, ai figli, alla vita insomma. Si lavora meglio, non ci si ammala di ansia e stress, si è sereni e realizzati e quindi più produttivi.
Gli anziani hanno ingresso privilegiato e gratuito a cinema e teatri, non pagano i trasporti, e inoltre hanno piccoli appezzamenti di terreno da curare. I bambini non stanno seduti in aule chiuse, ma giocano nei parchi, e imparano in maniera naturale, e duratura, perché lo desiderano.
E chi vuole fare l’amore, porta in bella vista un piccolo fiore azzurro: così l’amore non genera ipocrisia, incomprensioni e imbarazzi.
Non ci sono guerre, né armi: non ci sono politici falsi e strapagati ma opere di volontariato: non c’è pubblicità ma informazione.
Nel paese di Kirghisia non c’è bisogno di scrivere la costituzione perché tutti la sanno a memoria. E’ composta di una sola frase: “Al centro di ogni iniziativa, l’attenzione dello Stato e dei cittadini va innanzitutto all’essere umano”.
Dal paese di Kirghisia Silvano Agosti invia lettere di una semplicità disarmante e stupefacente, che ci mettono di fronte all’assurdità del nostro vivere, viziato dalla corsa contro il tempo, e soffocato dai ritmi del lavoro che ci priva della nostra esistenza e della nostra umanità.
Lettere dalla Kirghisia è un sogno, meraviglioso perché elementare, di chi ha capito che l’essere umano è il più prezioso dei capolavori. Su questa consapevolezza si può iniziare a costruire un mondo migliore, a misura d’uomo.
Con rispetto e tanto buon senso.
Un libro di poche pagine, che si legge in un soffio e per giorni riempie il cuore di immaginazione e speranza.

Tra le recensioni di questo libro mi è piaciuta questa, di Alberto Campagnolo, che riporto.

Lettere dalla Kirghisia: Ritorno all’utopia

In Kirghisia nessuno lavora più di tre ore al giorno e il resto del tempo lo dedichiamo alla vita. Quando un qualsiasi cittadino compie i 18 anni gli viene regalata una casa. E se qualcuno desidera fare l’amore, mette un piccolo fiore azzurro sul petto in modo che tutti lo sappiano.

Un libro come Lettere dalla Kirghisia spiazza il lettore, comunque. Lo destabilizza per forza, è un romanzo troppo elementare nel linguaggio e nella struttura, troppo disarmante nelle verità che senza nessun buonismo, senza nessuna retorica ogni pagina racconta. Poche righe e si vola, si fugge altrove, si torna ad usare l’immaginazione.
Certamente è un libro che può irritare, come può irritare qualsiasi considerazione che scomodi le nostre abitudini e i nostri luoghi comuni. Agosti non costruisce tuttavia nessun proselitismo, nessun apostolato, ma inventa un piano di sogno, e non di favola. Nessun lettore al termine del libro andrà mai a chiedersi se la Kirghisia esista davvero oppure no. Ma quanta invidia nei confronti di chi abbia immaginato un modo di vivere così naturale, così puro. In fondo la felicità è semplicemente stare bene, con buon senso.
Di particolare pregio l’impaginazione grafica e soprattutto le illustrazioni di Alessandra Curti.

Alberto Campagnolo

http://www.lettera.com/libro.do?id=5698

Eppure c’è anche il numero due! Ma quante Kirghisie ci sono? E sono tutte abitabili allo stesso modo? ma no, ma dai! E’ solo una chiara utopia!


3 Comments

  1. ecco, ciò che per me fa difetto è il buon senso, spesso ha guidato terribili…campagne,dimenticando ciò di cui siamo fatti tutti: terra e aria, in cui confluiscono acqua e fuoco. Sembra che molti facciano uso solo di aria, per gonfiare a dismisura ogni cosa. e di fuoco, per infiammare e incenerire ciò che toccanoper unattimo, perché questo, mi pare, sia la vita.ferni

  2. Inseguire utopie è comunque intellettualmente perlomeno meno biasimevole (se non assolutamente corretto) di considerare il contingente ineludibile ed eterno…

    Complimenti maestro

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