Trasmissioni dal faro- A.M.Farabbi- N.7: Camillo De Piaz e Raffele Rossi dalle voci di Fiammetta Giugni e Lorena Rosi Bonci

L’Uccellina

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Si trema, si viene feriti, colpiti, quasi abbattuti in questa piccola italia che diventa povera ogni giorno di più. Il potere sventra la parola, sostituendo un linguaggio confuso, ambiguo, inafferrabile, aereo. Non si comunica radicati ai fatti, ma seguendo le rifrazioni degli abbagli, cariando le tempie, incantandole, narcotizzandole. Chi crede nella parola organica, chi la lavora interiormente, onestamente, pronunciandola o scrivendola con parsimonia, chi lucida in sé la memoria, individuale e collettiva,  come un’eredità da elaborare custodire e trasmettere, non solo soffre, ma viene trafitto dalla sensazione di una folle caduta irreparabile, dentro cui molto di ciò che è stato conquistato con lentezza e sacrificio,  viene distrutto.

Non scrivo inchiostro pessimistico. Leggo l’emorragia che condividiamo.

Siamo qui, in queste carte sensibili, ripartendo dall’io e dalla sostanza ricchissima dell’io. Dell’io verso il noi. Siamo qui, chiamando la nostra capacità critica, la nostra interiorità, alla veglia, allarmati e partecipi. Con questa intenzione, vi invito a rileggere il mio faro precedente dedicato a Beatrice Serra. Nell’introduzione, citavo Camillo de Piaz e Raffele Rossi, come due eccellenti testimonianze. Entrambi, hanno lavorato senza tregua dentro quell’io coniugato al noi, creando attraverso la loro tessitura esistenziale e relazionale, luce e terra ferma di riferimento. Ho pregato due mie carissime amiche di narrarci la loro presenza, la loro esperienza di incontro, perché ci fa bene ripartire da qualità nutrienti. Ci porta energia. Ci ritorna la forza del filo, il senso orientato tra gli uni e gli altri.

Fiammetta Giugni ha firmato la sua esperienza con Camillo De Piaz. Tra le varie voci di ulteriore approfondimento, gli archivi di Uomini e Profeti curato da  Gabriella Caramore, su Radio Tre,  ospitano la registrazione di un’intera trasmissione a lui dedicata.

Lorena Rosi Bonci ricorda Raffaele Rossi nello straordinario concerto tra due altre grandi personalità: Aldo Capitini e Walter Binni.

A loro il mio grazie, e a chi volesse portarci contributi simili.

anna maria farabbi 13 marzo 2010

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Il Camillo (come lo chiamavamo noi, suoi amici valtellinesi, che usiamo mettere l’articolo davanti al nome) è morto troppo tardi, ci dicevamo tristemente seguendo il corteo del suo funerale.

Era un uomo del novecento. Oggi questo secolo sembra dimenticato e dimenticate sono le persone che lo hanno caratterizzato. Non c’è spazio, non c’è eco per le loro azioni e per le loro parole.

Grazie Anna, per aver detto della sua morte, per tenere dentro di te i suoi ultimi respiri.

Lui anni fa mi aveva confidato di immaginare il suo funerale come un lungo corteo di donne in gramaglie. Le donne per lui erano le prime accorse al sepolcro di Gesù e per loro aveva grande affetto e stima.

Dietro il suo feretro il 2 febbraio per primi venivano i preti e i frati, tanti. Più dietro, umilmente, le donne, ma io penso che il Camillo è a loro che sorrideva dal suo cielo di pace.

C’è un libro che parla di lui: “Camillo  De Piaz – La resistenza, il Concilio e oltre” di Giuseppe Gozzini, Edizioni Scheiwiller.

Io lo voglio ricordare innamorato della bellezza. Entusiasta, fino all’ultimo giorno, per tutto quello che apriva il cuore a una visione più alta: dal sole agli alberi, dalla poesia alla pittura. Molti suoi amici sono artisti e lui era sempre curioso di conoscere le loro opere. “Leggimi una poesia” ordinava con la sua voce tonante, al telefono. Ed era un piacere sentire il suo silenzio assorto nell’ascolto profondo.

Siamo orfani ora, e non c’è più nessuno che possa raccogliere questa orfanità.

Io ho scritto una poesia per lui; ogni tanto la recito pensando che gli faccia  piacere ascoltarla. Lui ha amato la chiesa ed ha sofferto pour l’eglise e par l’eglise, ha amato i treni (primo fra tutti quel trenino che passa vicinissimo al suo convento e che collega la frontiera italo-svizzera, trenino  che si è degnato di passare proprio nel momento dell’elevazione durante la messa delle esequie) e ha amato le donne. –

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in hora mortis tuae

Sorella Prospettiva

ha sgarbato il velo

grigio dei tuoi sguardi

ultimi

e ti ha mostrato Luccicanza

tu la conoscevi:

era al fondo del calice

vuoto del sanguevino

ingurgitato

era il riflesso del sole

al finestrino dei tuoi treni

era la chioma

d’oro di un’amica

sul tuo viale dell’apparizione

e l’hai seguita

.Fiammetta Giugni

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RAFFAELE ROSSI , detto Lello  (Perugia 1923- Perugia 2010)

Nato da una famiglia operaia ( il padre fabbro meccanico e la madre sarta) di Borgo Sant’Antonio nel rione di Porta Sole, è morto in Piazza Piccinino, nello stesso rione, non lontano da dove era nato. Insegnante, partigiano, dirigente del PCI, senatore della Repubblica, amministratore, storico, scrittore, autentico intellettuale. Appartenne a quella generazione di ventenni che alla fine della guerra ebbe un ruolo decisivo nella costruzione della democrazia e nel processo di ricostruzione e rinnovamento della società civile. Un comunista che aveva fatto i conti con l’insegnamento di Aldo Capitini e che conosceva i valori della democrazia. I giornali di Perugia hanno scritto: “Politica in lutto”. Forse, più esattamente, Perugia e l’Umbria in lutto. Quell’ “ Umbria delle città” , come lui  amava definirla. D’altronde cos’era la politica per Lello Rossi, lui che aveva sacrificato tutto per essa, a cominciare dal suo amatissimo  lavoro di insegnante, portandosi dietro negli anni  un forte senso di colpa, per non essersi dedicato interamente all’attività didattica e agli studi storici? Una grande passione civile, che lo portava, lui ed altri della sua generazione, a “scalare il cielo” (come ben ha scritto nel suo libro più bello “Volevamo scalare il cielo. Il Novecento dai luoghi della memoria” (edizione Era Nuova, 1999), superando difficoltà e disagi oggi inimmaginabili, poiché bisognava riconquistare la libertà e una società più giusta e civile. Una passione che lo portava fuori dalle stanze di partito, nelle campagne  più sperdute, nelle città, nelle fabbriche. E ancora la politica come costante ricerca delle possibili convergenze tra le diverse tradizioni e sensibilità culturali, quella socialista, quella  liberale e quella cristiana. In particolare  il confronto e il dialogo con i protagonisti del  mondo cattolico perugino del primo e secondo novecento, quali Don Rughi, Don Piastrelli, Giorgio Battistacci ed altri. La politica nel suo valore più alto, perché unita ai valori dell’etica e della cultura: questo ha saputo trasmettere a me e a tutti quelli che lo hanno considerato un maestro. Una concezione ben lontana da ciò che  oggi sono diventati la politica e l’amministrare  pubblico, cosa di cui Lello negli ultimi tempi si lamentava, proprio lui sempre così  fiducioso verso il futuro e così comprensivo del modo altrui di pensare. In Lello Rossi ho trovato  la cultura e la memoria storica di Perugia e dell’Umbria, l’eredità dei grandi perugini, da Aldo Capitini a Walter Binni. E la ritrovo ancora nei suoi preziosi scritti, sempre attualissimi. In quel Discorso sulla città, Protagon1984, che tanto insiste sull’ “urbanistica di partecipazione”, in piena continuità  con “ momenti alti di impegno democratico” della storia perugina, come nel  XIII secolo, quando i cittadini furono chiamati a discutere sulla costruzione  del Palazzo dei Priori, della Fontana e del tempio di S. Ercolano. Così Rossi riporta un celebre passo dalla Storia  di Perugia di  Luigi Bonazzi : “ E il popolo interveniva per mezzo del pubblico consiglio alla direzione di quelle fabbriche; e niun altro si mostrò come il nostro così minutamente geloso di questa prerogativa……E non di meno questa ingerenza del popolo, anziché impacciare il genio degli artisti, faceva che il gusto si estendesse; perché allora il popolo era la città, e il numeroso consiglio pubblico rappresentava il popolo e non la volontà di tre o quattro oligarchi”. E altri alti momenti come, nell’immediato dopoguerra, quando nacque  l’esperienza dei C.O.S. capitiniani (Centri di Orientamento Sociale), vicina all’idea di Capitini de “Il potere  è di tutti”.   Lo stesso amore per la democrazia partecipata  torna nella sua ultima  opera “La città. La democrazia. Dialogo riformista con Gaetano Salvemini”, Edimond 2009. Un colloquio postumo  sul senso della democrazia e, nella seconda parte, una  raccolta di scritti, tra cui quelli sulla questione urbana. Forse non sarei stata comunista, se non avessi conosciuto, apprezzato e amato Lello Rossi. Né avrei avuto radici così profonde e maturato la forte coscienza  dell’identità e della memoria storica  per la mia città e per la mia regione. Non sarei quella che sono. Grazie, Lello.

Lorena Rosi Bonci

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La città. La democrazia.

Dialogo riformista con Gaetano Salvemini.

Scritti e discorsi dal 1959 al 2009

di: Raffaele Rossi

editore: Edimond-2009

15 Comments

  1. Si parla di memoria, e ancora una volta fa differenza tra l’avere ed essere .
    Avere memoria è una cosa di tutti, ma essere memoria significa non lasciare che questa muoia con le persone grazie alle quali questa memoria si è tessuta anche in noi, è noi e poi lo sarà di altri.
    Urbanizzati ormai lo siamo tutti e tutto, anche la natura, in gran parte lo è, assotigliata, compressa, compromessa, imbottigliata,attanagliata e taglieggiata brutalmente ci fa da specchio, ci mostra di quali scempi siamo i fautori, anche e prima di tutto in noi stessi. L’abbandono non è qualcosa che si pratica verso un e(s)terno, ma ognuno nei confronti di se stesso, e senza questa capacità di lettura non è possibile cogliere nessun altro e niente altro.
    In questa pagina c’è un essere, c’è un continuo lavoro su un io che non è ego promotore di memorie cinematografiche, da teatro di posa, ma un’orma dopo l’altra e con l’altra, un cammino dentro il cielo, come casa comune e la terra come sua estensione.Dentro questi, non limiti, la possibilità di con-vivere senza che sia la tolleranza la pietra di paragone ed eufemismo di indifferenza, ma la comprensione.
    Ringrazio profondamente tutte le nostre ospiti. Un abbraccio a Fiammetta che ricordo sempre con affetto. ferni

  2. ci sarebbe molto da mettere in discussione ma, riducendo a ciò che vale, non posso che appoggiare quanto sostiene Lorena Rosi Bonci. Oggi servirebbe più di ogni altra cosa una linea chiara, una mente limpida, non un aggregatore di interessi privati.
    Grazie a tutte le redattrici di questo post. Ernesto B.

  3. E’ proprio vero, quello che dice Fiammetta Giugni, la cui poesia leggo e rileggo con partecipazione. Quando mancano anime così è difficile trovare i riferimenti, ma in se stessi ci sono,quelle persone li hanno lasciati.Questa è la ricchezza non estorcibile che ci aiuta.
    Grazie, anche per il secondo intervento, cercherò il libro. Giulia Zagredo

  4. Sono venuta spesso a guardare, aspettavo come al solito l’articolo della rubrica, ormai ci conto proprio, è un modo per sentire che c’è terra intorno e soprattutto dentro noi, come dice ferni, c’è terra e semi buoni.Ogni parte di questo composito post, molto denso ha una luce che va salvata e portata. Grazie ancora una volta per il vostro lavoro. Giovanna

  5. Il comunismo sembra un’ombra, ormai, un perido da dimenticare, persino i suoi portavoce, sembrano quasi essersi dimenticati di quello che è l’humus, la radice saldamente presa nella vita e nella comunità.Oggi tutto è affare, è danaro è interesse dell’uno a discapito dell’altro è terra da rovesciare e da costruire,cementando solidi e soldi insieme alla vita di troppe persone, e il lavoro se ne va a comparti e a basso prezzo con disparità sociali e mancanza di rispetto per i diritti di chi lavora. Gli sfruttati? Non so chi può tirarsene fuori.
    Servirebbe gente capace di dire basta , capace di fare, anche contro un’onda che di sicuro vorrebbe sommergerla.
    Gianmario

  6. nomi e persone che hanno dato un nome alle cose, alle idee, ai gesti da compiere.Oggi tutto ha solo un nome comune che governa ogni gesto, parola,cosa,nazione.Senza nessuna differenza se non la quantità. Orribile periodo di vuoti. seba

  7. la democrazia sembra essersi incarnata in altro, si è incarnita nel vizio, nell’usura, nell’illecito,nella speculazione,nel falso in atto pubblico non solo in quello privato,la ruberia,la soverchieria,il razzismo, lo schiavismo in forme le più subdole ma nefaste.Questo è l’oggi da cui non si vede la via per uscirne perché tutto è posto sotto la stessa mano che cancella e nasconde, che oscura che mette a tacere chi parla.Scusate ma ogni tanto bisogna anche sollevare la testa e dire. Alexandros.

  8. ho fatto un lunghissimo giro, prima di arrivare qui, attraversando i link di fernirosso (sono una valanga di siti d’arte e poesia). Ora qui, mi sono imbattuto in una scrittura che non è solo poetica ma di schieramento. E per fortuna, mi sono detto, esistono persone che dichiarano con chiarezza ciò in cui credono, non si nascondono dietro discorsi fatti di vento. Un articolo che dovrebbero leggere in molti. corrado

  9. un articolo denso di storia, non solo memoria personale e l’incontro come movente per una rilettura di se stessi. Grazie.Sara

  10. Sono anch’io costernato e amareggiato profondamente per quanto accade nel nostro paese, ma è un segno di riconoscimento anche di altre nazioni, purtroppo. Sembra che gli uomini abbiano smesso di sentire, di ascoltare ciò che veramente è importante e che ha nome condivisione, non imbroglio, non falso in bilancio e falso in atti d’ufficio, non soldi neri, non manovre di raggiro per gadagni illeciti…E potrei continuare a lungo. C’è stato e di certo c’è qualcuno che potrebbe sostituire questa classe politica aberrante ma…perché non si fa avanti?
    ivano f.

  11. penso che la costernazione e l’amarezza, quais la convinzione, che nulla si possa cambiare, che tutto è destinato ad essere assorbito dentro il vuoto di un pensiero che è marasma, sia una condizione comune. eppure leggervi, oggi, mi ha fatto sperare che c’è una componente che ha saldi principi, che gli ideali non sono cose da svendita all’ingrosso o clonabili. Penso che sia viva, questa saldezza di pensieri, più tra le donne, che tra gli uomini, anzi, ne sono certo,hanno coraggio, molto coraggio le donne,non quelle che si spogliano in vetrina, ma quelle che conducono avanti i loro principi dal posto di lavoro, in famiglia, dovunque ci sia relazione sociale. nicolò

  12. molto di buono è stato fatto e sono convinto che ancora si può fare altro.Ogni epoca ha avuto e vissuto vicissitudini tristemente famose e dannose,anche la nostra non ne è immune. La storia, sotto gli occhi di tutti, dovrebbe aiutare ad aprire gli occhi, a non commettere errori già compiuti, soprattutto di valutazione dei fatti e delle circostanze.fabio

  13. Carissimi vi ringrazio tutti per le testimonianze date. E’ già moltissimo rendersi conto che oltre a schierarsi con chiarezza c’è poi la componente non indifferente dell’agire, in qualunque campo si presti la propria opera. Essere chiari anche in questo, scegliere, anche nei piccoli ruoli personali, è certamente un segnale di precisa presa di coscienza.Grazie a tutti,ferni

  14. Ho letto con particolare interesse lo sviluppo della memoria di Lorena Rosi Bonci, ci sarebbe da augurarsi, come già hanno ricordato nei commenti precedenti coloro che mi hanno preceduta,che il nostro paese, che ha rincorso a lungo un pensiero che aveva in sé le radici profonde di un cambiamento complessivo, e poi non ha attuato, se non per piccole aere, mi riferisco alle aree emiliane ad esempio, ritornasse sui suoi passi E’ mancato, a mio modo di vedere, una capacità che prevedesse di svincolarsi da una ideologia totalizzante come guida, che non teneva conto delle territorialità intese come aree dotate di specifiche caratteristiche naturali, una geografia umana che arrivasse a guardare in dettaglio la geografia dei luoghi da cui ricavare leggi consapevoli delle leggi naturali, degli equilibri esistenti tra clima e tutto ciò che, dentro l’eco, non è solo logica, non è solo una griglia di pensiero che si sistema sopra la prima, come spesso fa la cultura capitalistica.Ma il discorso sarebbe lungo e coinvolgerebbe una politica dell’esproprio che fino ad ora ha avuto solo fini speculativi ai danni di coloro per i quali si diceva di voler trovare risposta ai problemi di insediamento, residenza e lavoro.
    Ringrazio per l’articolo e mi scuso se mi sono dilungata. Caterina Tornabuoni

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