LE STANZE D’AMLETO- TERZO STUDIO-

TEATRO DEL LEMMING

LE STANZE D’AMLETO
TERZO STUDIO

Rovigo, Teatro Studio – mercoledì 17 marzo 2010
ore 19.00, 20.30, 22.00 – prenotazione obbligatoria allo 0425 070643

“Il tempo è fuori di sesto.
O quale dannata sorte che proprio io dovessi essere nato per riconnetterlo!…”

LA PRENOTAZIONE E’ OBBLIGATORIA
Teatro Studio Viale Oroboni 14 45100 Rovigo
TELEFONO 0425 070643

Rivendichiamo in Amleto la figura dell’ambivalenza.

La sua indecisione è densa di angoscia, ma al contempo il suo indugiare, in un tempo in cui cronicamente manca tempo, concede anche spazio alle cose, ai pensieri, alla coscienza, all’anima.

Come Amleto è il primo ad interrogarsi sui motivi che gli impediscono di agire, motivi che resteranno senza risposta fino al termine della tragedia, anche lo spettatore, deve essere indotto a cercare una risposta a questo mistero. La domanda deve abbandonare il corpo del personaggio per abitare il corpo dello spettatore. Il corpo di Amleto deve diventare il suo corpo.

AMLETO è un principe che rifiuta il potere/la regalità: un vile impotente o piuttosto è la determinazione di un solitario isolato rivoluzionario? Ma come si può combattere da soli l’orrore del mondo?

In Amleto ritroviamo la nostra solitudine, ancor prima che di spettatori, di cittadini.

Se è vero che in una democrazia la regalità dovrebbe appartenere a ciascun individuo, allora davvero ci sentiamo tutti oggi soli ed impotenti come questo principe triste che non conta nulla.

Se egli è Principe lo è, come noi, soltanto in quanto erede. Erede di una potenza nobile che ora appare irrimediabilmente corrotta: “C’è del marcio in Danimarca”. Erede di un padre che ha il suo stesso nome, e il cui destino egli è chiamato a compiere. Perché il destino dei figli, come per Amleto, è quello di risolvere quello che i padri hanno lasciato come irrisolto.

Nella sua natura scopertamente meta teatrale l’Amleto shakespeariano pone al centro il problema del teatro.
Da una parte teatro come spettacolo, cioè simulacro, inganno, falsità, ipocrisia. Questa “spettacolo” ha ormai completamente invaso, insieme al regno di Danimarca, alla sua corte e ai suoi cortigiani, l’intero nostro mondo dove la realtà si afferma come tale solo in quanto perpetua finzione.

A questa spettacolarità diffusa Amleto oppone un teatro che sappia smascherare l’inganno, che sappia diventare uno strumento in grado di prendere in trappola la coscienza dello spettatore.

Non bastano le parole occorre farle accadere. Occorre restituire al teatro, con un atto semplice e autentico, la potenza del numinoso.

2 Comments

  1. Fare accadere la parola, questo è il problema, non solo per il teatro, ovviamente, ma senz’altro per il teatro. Quando la sfida è difficile si ripiega verso una verifica logistica, come scambiare compagnia-palcoscenico con pubblico-platea. Il resto “avanza”. Ma il Lemming farà sicuramente meglio, sono bravi!

  2. ci vado mercoledì, seconda tornata di…malcapitati! Chissà se Amleto ci farà consapevoli, della nostra follia, della nostra idiozia, della nostra in-con-sapevole piccolezza…e della vita, così stretta-mente corrisposta dalla morte.
    Ciao Gigi. f

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