Dino Coltro- Sloti de tera

Sta bassa la parola, rasenta la terra sul filo dell’acqua, conta il riso e l’amaro del tempo che passa, canta le storie di tutti quelli che l’hanno vissuta, ma sono grani, semi che vanno oltre. Anche Dino Coltro è scomparso quest’anno. E sono molti  gli autori, i poeti che ci hanno lasciato. Coltro era una specie di monumento vivente della storia della civiltà, della cultura contadina veneta. I suoi libri,  le raccolte di poesie, i lunari o i proverbi, i tanti testi teatrali, sono tutti un  vivo tramandare la vita dei campi, gli anni Cinquanta, periodo che   ha segnato intere generazioni con i suoi profondi segni. Mi ha portato alla mente anche Pasolini e Camon e Bressan, e Franzin e Giacomini, Crico, Rebellato e ancora molti altri che, da un capo all’altro di un campo, che ha misura del passo di chi lo attraversa, si chiamano e si passano le sementi, segnano il cammino.

Bibliografia:

Dino Coltro è nato il 2 novembre 1929 a Strà di Coriano, frazione di Albaredo d’Adige (Vr), ma la sua giovinezza e la sua formazione resta legata al Pilastro, frazione di Bonavigo (Vr), una tipica corte della Bassa Veronese dove abitò dalla prima infanzia fino agli anni Cinquanta. Avviato al lavoro salariale, riuscì con l’impegno dell’autodidatta a diventare maestro. Con l’insegnamento iniziò anche la sua attività sociale nelle Acli, promuovendo numerose cooperative agricole e partecipando alla vita del movimento come dirigente provinciale, regionale e nazionale. Appartiene a questo periodo anche l’esperienza della Cooperativa della Cultura di Rivalunga, un’iniziativa socio-pedagogica che anticipò tendenze e metodi del rinnovamento della scuola.
Dal 1970 al 1990 è stato direttore didattico a San Giovanni Lupatoto (Vr), dove tuttora risiede. Dopo l’esperienza nel Movimento Politico dei Lavoratori (MPL), che proponeva un impegno politico dei cattolici fuori dalla DC, abbandonò ogni altra attività per dedicarsi interamente alla ricerca e alla trascrizione della tradizione orale veronese e veneta, pubblicando con vari editori (Bertani, Arsenale, Newton, Compton, Sansoni, Marsilio e Mondadori) opere di poesia, narrativa, ricerca e teatro. Tra i molti riconoscimenti per la sua opera, ricordiamo il Premio Percoto Risit d’Aur, il Premio Sirmione-Catullo, la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica al merito educativo e culturale e la “laurea honoris causa” in Scienze della Formazione, conferitagli nel 2005 dall’Università di Verona per aver pubblicato opere significative e per essere stato rispettoso e illuminato educatore.

Opere di Dino Coltro.

  • I lèori del socialismo (1973)
  • Sloti de tera (1977)
  • Leggende e racconti popolari del Veneto (1982)
  • Paese perduto (1982)
  • Un proverbio al giorno (1985)
  • Fole lilole (1987)
  • Cante e cantàri (1988)
  • Stagioni contadine (1988)
  • L’Adige (1989)
  • Piero Bailon che con on giro de baile girava on campo (1989)
  • La nostra polenta quotidiana (1990)
  • Il temporario (1993)
  • Santi e contadini (1994)
  • Parole perdute (1995)
  • Il parlar adesante (1996)
  • Memoria del tempo contadino (1997)
  • L’altra cultura (1998)
  • L’altra lingua (2001)
  • La cucina tradizionale veneta (2002)
  • Dio non paga al sabato (2004)
  • Rivalunga (2004)
  • Quatro ciacole con Barbarani (2006)
  • Gnomi, anguane e basilischi (2006)
  • La terra e l’uomo (2006)

2 thoughts on “Dino Coltro- Sloti de tera

  1. Caro Dino Coltro, adesso sei la tua bassa veronese, padana, non dimenticato, però, ché tutti quelli che hanno amato te e lei, verranno un giorno a farti compagnia e tutto tornerà com’era nel grande sogno.

  2. Ho avuto il grande privilegio di averlo incontrato parecchi anni fa, di averlo frequentato, di averlo ascoltato. Ora, come tutti quelli che gli hanno voluto bene o che hanno imparato a volergliene da poco tempo, ho i suoi libri che mi fanno compagnia. Ne porto in giro il ricordo in tante conferenze all’Auser e non solo e mi accorgo ogni volta che l’emozione che suscitano le sue parole è sempre tanta. Vorrei che tutti gli fossimo riconoscenti come merita, che le nuove scuole lo ricordassero nell’intestazione, che in ogni famiglia entri almeno un libro di Dino , un libro che sia una sorta di testimone di una cultura che non è più, da passare a chi verrà dopo di noi con orgoglio. Grazie Dino, “amico da lontano”. Otello

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