DI NO(T)TE (IN)TORNO E DENTRO AL FARO- Anna Maria Farabbi

Quint Buchholz- Lighthouse in the Fog

Ha inizio con il Numero zero , un lavoro di ripristino di luoghi atti alla trasmissione. Si tratta del faro, inteso come struttura iso-lata. Verso ogni direzione, la luce emessa dalla lampada, raggiunge punti lontani dal faro. Il suo compito è di indicare un approdo o, genericamente, una posizione. La lanterna in cima alla torre  racchiude dentro di sé la camera dell’apparato ottico, in questo sembra proprio una struttura antropomorfa, anche se non richiama visivamente fattezze e tratti umani, ma ingloba nella sua tipologia, ciò che caratterizza un modo di porsi verso l’altro, verso l’esterno, che è tipico dell’uomo. La torre faro, con al suo interno le rampe di accesso alla lanterna, termina in cima con la camera di guardia o dell’orologio. Generalmente sottostante alla stanza che contiene l’apparato illuminante e più in basso, l’edificio di servizio ospita l’alloggio per i faristi e la sede della reggenza del faro. Anche tutta questa partizione mi ricorda il corpo umano e la suddivisone delle funzioni componenti.

Anna Maria Farabbi, la nostra abitante-guardiana del faro, avrà la possibilità di abitare postazioni di volta in volta diverse. Curerà l’accesso al faro e l’accensione dell’apparato illuminante, abiterà la camera di guardia e terrà, con scansione  mensile, la manutenzione della lampada, cambiandola di volta in volta, dopo il servizio reso. La stanza dell’orologio del faro lo testimonierà attraverso la scrittura delle carte, sensibili alla presenza della nostra farista.

Porterà luci di diversa natura: le lampade saranno diari, appunti, brevissimi accenni, tracciati di poche righe su qualcosa davvero  importante che le sarà capitato di studiare vedere ascoltare, rintracciare tra le mappe dei marosi. Cartesensibili,  costituituirà una piccola biblioteca di memoria della presenza al faro dei diversi autori, luci collaboranti alla trasmissione.

Cercheremo di tenere un registro-maestro scritto con l’acqua di mare, alimentato dalla brezza marina e illuminato dalla luce dei fari.

Il servizio, invece, sarà quello del faro: servire gli altri. Una volta al mese si accenderà una lampada e, a chi la vedrà, spetterà il compito di segnalarne il funzionamento, augurandoci che sia un buon funzionamento, anche tutti i giorni, portando ciascuno un contributo che sarà parte delle memorie del faro. Il farò sarà acceso in Home Page di CARTESENSIBILI ma si troverà la sua postazione e il suo funzionamento anche in Pagine dello stesso blog:

TRASMISSIONI DAL FARO RUBRICA A.M.Farabbi.

Gli autori ospitati nel faro, e i rispettivi testi,  saranno rintracciabili direttamente anche alla voce categorie.

Buona navigazione-  fernirosso.

Numero 0

Ci sono fari di terra, fari di mare, fari di aria: si ergono come creature di veglia, accensioni di riferimento, di avvistamento. Nel buio creano la propria nascita luminosa. Sono sentinelle salde che, nella loro feroce esposizione, offrono la propria insonne concentrazione, la propria proiezione lampeggiante, l’impegno fisico e mentale di attraversare la notte.

Amo queste figure architettoniche. Le sento come segni esistenziali piantati e consacrati alla responsabilità,  alla sacralità della propria funzione, servendo il viaggio dell’altro, chiunque egli sia. Ecco, non è importante la faccia, la nazionalità, il colore dell’individuo in viaggio e non è importante la faccia di chi vive il faro e custodisce e alimenta il seme igneo della lanterna. Conta solo il  raggio di luce, costante, tenace, alternato come un metronomo stellare, conta la coniugazione che si crea, tacitamente e intensamente, nella notte.

Scrissi un racconto anni fa, su una vestale guardiana del faro.

Ora, dentro queste carte sensibili, il mio fare scrittura è altro.

Sono qui per la stima, per il filo d’oro che mi lega a Il ponte del Sale.

Il mio faro è interiore: una volta si accende abitando le sabbie del piccolo principe, un’altra colloquiando con le onde di hokusai, un’altra con buchi neri e comete natalizie.

Nella stanza della lanterna, studio acrobaticamente evitando l’ustione.

Credo che la terra sia rotonda, anche il cosmo. La sfericità annulla protagonismi, vinti e vincitori, proprio per la sua rotazione: ci rovescia di colpo diventando l’altro. E’ per questo che i bambini amano tanto giocare a palla. Moltiplicano vertiginosamente l’io, lo ridono, lo scambiano, E’ per questo che mi sono sempre sentita a fianco dell’altro. E quando scrivo umiltà scrivo questo.

Credo che studiare sia ricevere ricchezza e la ricchezza va ridistribuita a chi è in viaggio e in accoglienza.  Vengono, tra i miei occhi e le mie mani, tante cose tante persone, come un destino o una grazia. Vorrei ridiffonderne la luce, indicando piccole essenze che meritano una fermata e un ulteriore approfondimento.

Chi scrive deve leggere molto. Scegliere. E portare.

Soprattutto in un periodo come questo, in un paese come questo.

anna maria farabbi – 01. 10.2009

8 Comments

  1. una pagina stupenda da cui estrapolo questa frase
    “in viaggio e in accoglienza”

    complimenti alla redazione per questa nuova sezione
    Elina

  2. idea luminosa…necessaria! bello sapere di una luce, un faro appunto! che illumini lo spazio intorno e che indichi, nel buio, un punto di riferimento.
    anna maria, come sempre densa e ricca di confronto ed offerta di sè , nella matassa di noi tutti e del nostro quotidiano. ‘soprattutto in un periodo come questo, in un paese come questo’.
    grazie a te e a tutta la redazione. api

  3. sono lieta, anzi lietissssima, e sbaglio le lettere, a favore del sentire, per farvi arrivare la mia gioia per l’accoglienza riservata a questa iniziativa, proposta da Anna Maria e che noi, di Cartesensibili e Il Ponte del Sale congiuntamente, abbracciamo con tutto l’entusiasmo che abbiamo in corpo. Grazie a voi, della vostra presenza nel viaggio. Vi abbraccio.ferni

  4. “Vengono, tra i miei occhi e le mie mani, tante cose tante persone, come un destino o una grazia. Vorrei ridiffonderne la luce, indicando piccole essenze che meritano una fermata”
    Ecco, questo voler farsi faro di Anna Maria è quello che più mi ha colpito da quando la conosco, quella sua immersione generosa in scritture anche non note, di cui assorbe la bellezza per poi restituirla con la luce della sua acuta messa a fuoco. E’ questo il suo lato di grazia e di umiltà, perchè lei è noncurante della bellezza- che sappiamo straordinaria- della propria scrittura, mentre si china in limpidezza su quella altrui. Come non starla ad ascoltare. Come non dirle grazie.
    un affettuoso saluto anche a te, ferni da
    annamaria

    1. OH! Qual buon vento o quale tempesta, nell’alto mare, ti porta in questa minuscola calletta? Sono secoli che non ci sentiamo? Grazie di questa visita e questo approdo.Ricambio i saluti.ferni

  5. Ho problemi alla vista, cara. così le mie visite virtuali sono ora molto limitate. Buon lavoro e pensiero,
    annamaria

  6. tanti auguri a te, per una favorevole risoluzione del problema. Un abbraccio e doppio grazie allora della visita.ferni

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