L’ALLOCCO E ALTRE COSE FAMIGLIARI- Gianfranco Draghi

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L’ALLOCCO E ALTRE COSE FAMIGLIARI- Gianfranco Draghi, a cura di Marco Munaro- Il Ponte del Sale Editore 2009

L’ho ricevuto questa sera, freschissimo di stampa, questo volume dalla copertina di un delicatissimo,  tenue pastello  rosa, che porta impresso un disegno, anzi, il particolare di un disegno dall’affresco di Giusto de’ Menabuoi, collocato nel Battistero del Duomo di Padova. Si tratta della  Bestia dell’Apocalisse, l’idra,  sconfitta , nell’immagine del Duomo, da un angelo che gli precipita addosso una macina da mulino. Mi domando cosa, oggi, ci precipita tutti, noi idre senza nemmeno la testa o con tante che, ahimè, non ci bastano per renderci conto di cosa sia davvero importante e famigliare e cosa no. Porto, a presentazione del libro, la premessa curata da Marco Munaro, e qualche passaggio dal testo, davvero ricchissimo di “luoghi”-

Da L’ALLOCCO E ALTRE COSE FAMIGLIARI- Premessa

Nella variegata produzione letteraria (in gran parte inedita) di Gianfranco Draghi, questa breve scelta di componimenti scritti tra gli anni Ottanta e oggi si raccomanda anche al lettore che si accosti per la prima volta alla vicenda artistica ed umana dello scrittore emiliano. Molti temi a lui congeniali vi sono infatti espressi al livello più alto: e proprio facendo corpo attorno al tema “famigliare” così connaturato alla forma mentis e all’anima di questo autore. La famiglia è, per Draghi, davvero, il tema “centrale”, continuamente interrogato e ripreso, consapevolmente e no, secondo prospettive molteplici e sorprendenti. È la famiglia, nell’accezione umanistica di dialogo tra le generazioni, che dona alla lingua di Draghi quella nobiltà alla maniera antica, appresa da Leon Battista Alberti, che è anche del suo modo di intendere l’amicizia, l’arte, la politica, la psicologia, il mistero (e l’orrore) delle guerre (da quella mondiale direttamente patita ai recenti bombardamenti sulla ex-Jugoslavia), mistero e orrore che ci rende tutti fratelli, “stupidamente feroci” ed esuli della stessa patria. La consapevolezza dello scarto, così spesso incolmabile tra le generazioni, dà a Draghi sguardo etico, curiosità, pietas e una capacità rara di sentirsi coetaneo di ogni destino, meglio se avventuroso e scanzonato come quello dello zio Gastone, o libero come quello dei maestri e dei compagni, siano la figlia maggiore di Benedetto Croce, Ernst Bernhard, Angelo Maria Ripellino, Cristina Campo o il vecchio padre.

Draghi non guarda mai alla sacra avventura del sangue, al passato, alla casa, al mondo con nostalgia, ma sempre con l’affetto che si prova verso il mistero dell’esistenza e degli esseri, per riaffermare ogni volta la sua adesione al presente e la sua scommessa nel futuro: naturali pulsioni a volere, a gioire. E tali pulsioni generano i ritmi cangianti del suo labirinto, le sue lingue anche sintatticamente ondose, in cammino, natanti, il suo bisogno di cantare, gridare, danzare, più forte ancora della necessità (in lui prepotente) di raccontare. Ecco perché Draghi, scampato a più naufragi, ama che la storia spesso ritorni su se stessa, riparta, giri, si interrompa, cada e rinasca, moltiplicandosi nella diceria o nella favola, secondo divagazioni musicali tenere, aspre, furiose o oranti tese ad abbracciare tutto ma consapevoli del poco, quasi nulla che ci è dato e del molto che abbiamo perso.

Meravigliosamente enigmatica è in Draghi l’apparizione degli animali, l’allocco, i labrador, una mucca, gli uccelli, i cavalli, spesso femmine e sovrannaturali in quanto più vicini a quella “mania amorosa” in cui consiste la verità divina della vita, l’eros qui serpeggiante ovunque e specie in quel culmine che è il Trio d’amor, dove musica, identità, alterità, teatro, corporeità e rivelazione coincidono nella stessa esperienza “religiosa” (beninteso plurale).

L’eclettismo linguistico, culturale e spirituale di Draghi è, alla fine, una prova di fede nell’ineffabile. Come un guerriero, o un aspirante guerriero, che sia in attesa quietamente festiva anche della morte, Draghi sa che la sola verità possibile è nell’amore, nella luce degli essere amati e da amare.

In fondo non è che questo il segreto della sua giovinezza, di cui gli siamo grati.

Rovigo, luglio 2009  –  Marco Munaro

*

Da DIECI  VARIAZIONI SUL TEMA DELL’ALLOCCO

5

Meglio, mio allocco, essere soli o amati

da chi ci ama; seguivo con il nero

di carboncino la tua linea: ti ricordi

quando stavi, infuriava la guerra, morti e ruine

dovunque nel tuo bel paese amato, lo ami il tuo paese

c’è ben poco da aggiungere, stavi nell’avita Svizzera,

un tedeschino lungo e forte

nel campo di rifugiati dipingeva: ti piacevano

i suoi disegni. Allampanati, uomini, finestra, neve. Avresti immaginato

che da un qualsiasi elemento della vita

galli galline uccelli sovrannaturali,

colorati, pensati andando in treno

da Firenze  o da Roma e viceversa,

nasceranno tappeti filettati che mani argute hanno annodato

e tu, stemperando i colori, faresti, quadri,alberi…

Allocco allocco quale vita.

*

AL MIO VECCHIO PADRE PAPA’

18 febbraio 1982

Tu ti aggiri la notte, lamentosamente, cercando

ciò che hai perso, lamentosamente piangendo

quasi (non ti capiterebbe spesso ahimé di piangere)

ciò che hai perso nella vita, non hai più le carte

le fabbriche le terre le ville sul lago i fiori

i doni gli oggetti di cui ti circondavi: ne sono rimasti pochi.
Cerchi cerchi cerchi anche le carte, qualche ripostiglio

di cartacce, un processo, una vittoria o sconfitta, un

elenco, qualche modesto tentativo di stamparti

le tradotte opere cartoniane, igieniche, su cui, vittoriosamente invece

hai basato la tua vita da vegliardo ormai vegeto, ripeto brujo (saggio)

che sta davanti a un locus di potere e crescita come un campo

(per tre volte l’ho detto ripetuto e scandito

la terza magica del ritmo antichissimo) ebbene cerchi

in questi giorni di violente macchie solari (trent’anni

prima degli altri l’ha scoperta il tuo maestro

di vita e medicina e sapienza benignamente occulta) tu

nella notte ti aggiri fantasmagorico

artigliato dai ricordi

nella villa della cognata ove visse

e passò gli ultimi anni la madre, vecchissima, novantenne

di tua moglie, che vive ancora con te, fedele, fedelissima, mite e dura,

servizievole ma collaborante, autonoma nei suoi viaggi, ebbene tu sogguardi rigiri

tra le vecchie mani di lavoratore ( zappi ogni giorno

tre ore nell’orto) guardi e cerchi dove sono, gridi,

le carte, dove sono? Le trovi non le trovi ti impigli. Ah

le macchie solari come ti eccitano, quasi

come se avessi ingollato tre uova di gallo la sera,

tu il parsimonioso proteinico! “Helas”, dici in francese forse

ricordando il tuo maestro, ou sont les papiers

d’antan? Les

écrits? Cerchi guardi ti infili e togli gli

occhiali che non vuoi mettere, posponi, ti intrometti

sui tavoli. Alla fine, ti fai un tè di camomilla, ti ritrovi

così in cucina con la tua compagna di vita quasi ottuagenaria

anch’essa e ti prepari la bionda bevanda dei semplici, sbatti

qualche tazza, scegli (una volta, giovane, nella tua parsimonia

errata eri tu a coglierla nei tuoi campi…)scegli bevi

ti rassereni, dice tua moglie.

Non più fabulante con te stesso nella notte fabuli ( affabuli)

le tue realtà confessabili (inconfessabili) e infinite.

Interminabili fili di ragno ti avvolgono. Guarda: in essi

c’è un sapiente disegno…

Avvolgiti quietamente. Preparati.

Il tempo ti ha dato saggezza e riposo. Tra poco

è di nuovo primavera, puoi riprendere a zappare il tuo orto.

Nota

Il maestro è Paul Carton

* * *

Paesaggi biografici-

Ci piace, a corollario, pubblicare la biografia di questo autore così come lui stesso la propone. Un viaggio all’interno di altri, tragitti come tessiture, ora fitte ora impercettibili segni di movimenti emotivi, tanti, moltissimi segni di un’anima indomabile e serena.

Sito di riferimento:

http://www.gianfrancodraghi.it/biografia.htm

Gianfranco Draghi- “il vecchio prestigiatore”

C’era una tale bellezza , pacatezza , fervore in quella campagna emiliana, dove ho vissuto i primi anni della mia vita , e un tale senso storico architettonico a Bologna , nella chiesa dei Servi , nelle sculture di San Petronio, nel cavaliere (inventato , sognato , vero ? ) di San Domenico , nelle profonde oscurità di Santo Stefano , o a Rimini distese di sabbia e piante grasse e il fragore del tempio malatestiano , a Padova e a Verona i possenti cavalli e certo queste sono le grandi immagini della mia vita (dell’infanzia ) e Niccolò dell’Arca , e le tante figurine divertentissime di Tomba nella casa dei nonni a Bologna .C’era bellezza anche a Milano , a Lodi , a Roma , nelle chiese , nelle strade, nella campagna, c’era bellezza in Svizzera ,dove mi sono rifugiato quando i nazifascisti erano nel nord Italia . Il mio nome è Gianfranco Draghi , sono nato a Bologna , il 1 luglio 1924 , sotto le Due Torri , in Strada Maggiore 33, da padre veneto e madre emiliano-romagnola ; mio padre , che veniva da una famiglia modesta , si era fatto un bel patrimonio, che ha completamente perso a metà degli anni ’60 , con la crisi dei tessili. Era un uomo colto interessato all’ecologia del corpo , precursore di molte idee di oggi . Ho conosciuto grandi personaggi tra cui Benedetto Croce , Adolfo Tino , Altiero Spinelli , Ernst Bernhard , Riccardo Bacchelli ; ho avuto una lunga e profonda amicizia con Cristina Campo con la quale agli inizi degli anni ’50 abbiamo redatto un foglio letterario del tutto personale , del tutto fuori dalle ideologie , dove hanno scritto da Giuseppe De Robertis a Mario Luzi, da Alda Merini a Margherita Pieracci Harwell e Cristina ci ha stampato dei pezzi stupendi di ” Gli Imperdonabili” , e poi c’è stata anche l’amicizia con Clotilde Marghieri , con lo scultore Francesco Barbieri (scappammo insieme in Svizzera ). Mi piacciono Morlotti , Munch , Carlo Mattioli , gli espressionisti , i bolognesi del medioevo , ho letto moltissimo, fin da ragazzo , di tutto , ho studiato il violino , strimpellato il pianoforte , sentivo suonare mia zia e mia madre , ho studiato la chitarra , ho fatto musica e teatro da camera con gente del tutto ignara e con musicisti come Alvaro Company e danzatrici come Antonietta Daviso ; per fortuna ne conservo memoria nella mia raccolta di registrazioni . Non credevo certo di poter fare tutto quello che ho fatto , ho sempre desiderato di essere uno scrittore per raccontare quello che vivevo , vedevo sentivo , per esprimermi….La vita in questo mi è stata prodiga anche di sei bellissimi figli e sei nipoti ….per ora…. Ho avuto come sorella maggiore Simone Weil fin dal ’52 ed ho scritto allora il primo libro su di lei stampato in Italia presso l’editore Salvatore Sciascia ; alla fine degli anni ’40 mi sono occupato di Leon Battista Alberti , laureandomi con Eugenio Garin sul grande architetto (il tempio malatestiano…) Mi ha introdotto ad una ecologia della vita il medico francese Andrè Schlemmer (e naturalmente oltre alle tante difficoltà per il suo carattere allora autoritario , mio padre ) e nel 1974 , alla morte di Andrè ho scritto per lui una piccola canzone ” Aveva delle grandi scarpe , si chiamava Andrè Schlemmer…” Ho sempre scritto , dopo enormi difficoltà , fin da ragazzo . Il mio primo libro pubblicato è stato “Inverno-Carnevale” poi ripubblicato nella collana Adularia di Claudio Lombardi (ora ed. “La vita felice”) . Ho dipinto scolpito e fatto tessere a mano tappeti-arazzi dal 1970 circa , ne ho circa una ventina e ho anche accumulato circa 200 burattini in terracotta probabilmente ( perché no? ) ispirati dalla mia origine padana . Inoltre mi sono molto divertito ad inventare soggetti per mezzi-punti che sono piuttosto dei quadri in tessuto. Amo vivere in case antiche , povere o non povere , curandone personalmente il restauro come la mia ultima casa , nella campagna vicino a Firenze , anch’essa da me restaurata secondo metodi rispettosi della sua ecologia , ed è qui dove mi piace incontrare i miei compagni di strada e di vita , perché poi esiste il mio lato “psicologico” come allievo di Ernst Bernhard dal ’60 , che è mescolato e tutt’uno con gli altri, ed è la mia credenza (fiducia ) che ognuno di noi ha molte più risorse di quel che crede e che le può utilizzare .Qui si innesca il mio lavoro sui sogni (su questo ho scritto , oltre ad altri testi ancora inediti , il ” Piccolo manuale di drammatizzazione di sogni”) . Sono orgoglioso della mia battaglia federalista con Altiero Spinelli e Luciano Bolis e su questi temi sono usciti negli anni ’70 presso “L’individuale” :”Sul mito di Europa” e “Utopia di una scuola reale” . Ho scritto due drammi editi sempre da “L’individuale” : “Serveto” e “Guglielmo d’Asperthuis” e un monologo drammatico “Paracelso” da Scheiwiller .Ho ancora varie cose nel cassetto, delle poesie , un romanzo , una serie di racconti e fiabe per adulti e bambini ; ho raccolto in un libro i miei ritratti di amici scrittori intitolandolo ” Una vetrata colorata”, e un testo che racchiude le mie meditazioni tra la fine degli anni quaranta e la fine degli anni ottanta, Da ieri ad oggi per il futuro, abbozzo di un’autobiografia filosofica. Oggi come un tempo gli amici , con la loro affettività e la loro considerazione confortano la mia creatività e la mia vita .

2001-

Abito ora, ho cambiato casa dal maggio 2003, a Fiesole e ne sono contento. E‘ uscito presso l’editore Luciano Parenti, Le Tre Lune di Mantova, un mio libretto ‘Infanzia e principio di un adolescenza, ovvero Tommaso il cavaliere’. Anche di questo sono contento.

2 Comments

  1. parto dall’ultima riga
    “Anche di questo sono contento”
    e mi colpisce, in modo particolare, il racconto che il poeta fa di sè, sempre improntato alla semplicità, al riconoscere la presenza importante degli altri, dei maestri, delle figure cardine di ogni esistenza
    perchè ha ragione Fernanda quando sottolinea che si sono perse le cose importanti in noi, non viviamo più intensamente che poco, agganciandoci ad una quotidianetà spesso penosa

    attendo di ricevere il libro, di leggerlo per conoscere e imparare, come mi sforzo di fare, da ogni esperienza poetica

    Ps per Ferni:chissà che un giorno non venga a trovarti per vedere l’idra e molto altro ancora
    Elina

  2. il libro è in viaggio! E…grande libro, particolare e densissimo.Ciao Elina, grazie per l’assiduità con cui segui le pubblicazioni oltre che per la partecipata lettura delle opere. Un abbraccio,f

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