MIGRATORIE NON SONO LE VIE DEGLI UCCELLI- lettura di MARCO SCALABRINO

MIGRATORIE NON SONO LE VIE DEGLI UCCELLI

fernanda ferraresso

il ponte del sale 2009

<Mi sono sempre chiesta se valesse la pena portare agli altri le parole, se ci fosse la possibilità di stendere le proprie piccole pietre là dove sulla terra ci sono passi e sentieri di innumerevoli altri.>

Edito a cura dell’Associazione per la Poesia Il Ponte del Sale di Rovigo – Marco Munaro direttore, sobri e gradevolissimi volumi, pochi selezionati nomi tra i quali Anna Maria Farabbi, Sebastiano Aglieco, lo stesso Marco Munaro e adesso lei – il libro di Fernanda Ferraresso mi è risultato gradito sin dal titolo. Non fosse altro perché questo ha immediatamente evocato in me l’immagine delle “mie” saline, quelle di Trapani e Marsala, da sempre felici aree di sosta lungo le millenarie rotte migratorie di svariate specie di volatili, gli avvenenti fenicotteri rosa tra essi.

Ho letto la pubblicazione d’un fiato; d’altronde sono poco più di sessanta testi, perlopiù brevi, per una ottantina di pagine. Ogni cosa in essa trae origine dalla sua Weltanschauung: <Vivo di architettura e percepisco tutto il complesso urbano esattamente come un organismo vivente e viceversa il corpo come una meravigliosa, complessa e sofisticata architettura.>

Batto il ferro caldo: E la scrittura? È <fuoco che mi cammina dentro, / semenza di cielo e terra / che dispone il mio crescere, / magistero di acque e di luce segrete, / canzone in sommossa.>

Realizzo, benché il minimo dubbio non mi avesse nemmeno per un attimo sfiorato, di essere in procinto di avventurarmi su un territorio umano e letterario articolato, eppure oltremodo interessante e vivace.

Spulcio fra i miei appunti: un ibrido di recensione, intervista, materiale d’archivio.

Difficile da credere e nondimeno si tratta di un lavoro di esordio. Da rimarcare tuttavia, ad onor del vero, che esso arriva dopo anni di letture e di studi, di assidua frequentazione di quegli autori che, lungo le strade della letteratura, <hanno aperto varchi e innalzato grandi strutture, costruito dighe e ponti.> E di certo a seguito di un travagliato processo nel quale la parola e lei si sono vicendevolmente sedotte e le due sono divenute complici e amiche.

Le tre sezioni, l’assenza dei titoli, i canti d’amore, il termine parola/parole ricorrente, l’universo baluginante di luna, stelle, meteore, sole, comete, costellazione, il bando di ogni volgarità … sono fra gli aspetti salienti di quest’opera, ma la nota estetica che più la caratterizza, che è doveroso rilevare, attiene agli esiti e alle soluzioni tecnico-grafiche che vi corrispondono.

<Penso che sia nostro compito cercare cosa ci vive e cosa ci abita, e cosa viviamo e abitiamo e passarlo agli altri. La bellezza offertaci dalla vita, dalla poesia in generale, sta proprio nell’accedervi in grazia di quanto noi vi partecipiamo. Le parole sono scatola ospitante le cose che abbiamo ogni giorno a disposizione e di cui ci nutriamo: si portano, si biforcano, si diluiscono, si elidono, si battono … Credo sia nella loro natura tessersi e ritemprarsi, minando con la loro graffite i nostri luoghi comuni. La sillabazione e la lallazione, con tutti i mezzi della riflessione geometrica del ribaltamento o della ripetizione, hanno nascita lontana e sono sempre stati presenti.>

Parole e/o pezzi di esse scritte in corsivo, fra parentesi, separate da trattino, apostrofate, spaziate. E giacché gli esempi valgono più di qualsivoglia dissertazione: ca’valli, imp(r)udente, ans(i)a, accor(d)ato, effusioni, sen(n)o, l’o-l’io, gua(r)dare, infilato, me-te-o … a t t r a v e r s a n d o, o r i o n e, a r o m a, i n c h i o s t r o, f a r f a l l e, che così raffigurate sembra proprio che battano le ali e volino.

Esiti e soluzioni gli uni non disgiunti dalle altre, connessi alla formazione personale e professionale, “provocati” dal gusto.

Lo speciale carattere, la collocazione privilegiata, il risalto rispetto ad altre parole … Solo abili sviluppi grafici? Solo smania di novità e riforme? Solo, in tema ornitologico, specchietti per le allodole?

Fernanda Ferraresso è animo libero, è ingegno cosciente della propria concezione visionaria della scrittura, è artista impegnata a promuovere la propria parola che <come le fosse esplosa la pancia, lascia fuoriuscire ciò che contiene.>

E dunque perché, esiti e soluzioni, non funzionali alla urgenza di palesare significati altri, di esasperare la molteplicità a vario modo insita nella parola, in buona sostanza di liberare le parole <dal giogo di un unico senso>?

Le cose del quotidiano nostro vivere sono assai più sfaccettate di quanto a prima vista possono sembrare: sono quelle e al contempo, in più finiti segmenti al proprio interno, nei toni e nelle sfumature in cui tramite le parole, ogniqualvolta le nominiamo, noi torniamo a dare loro la vita, ne sottendono altre.

E del resto l’essere umano, che quelle cose e quelle parole concepisce, al pari della società che lo esprime, non è un monolite e dentro di sé alimenta altre, enigmatiche, ambigue, opposte o comunque diverse, facce: un po’ l’uno, nessuno, centomila di pirandelliana memoria.

Ecco quelle novità, quegli sviluppi, quelle estensioni grafiche ci esortano a cogliere, in tutta la loro dimensione, questa “plasticità”.

1. <La disparata maestria della vita trova ogni giorno i mezzi per insegnarmi. È tutto così naturalmente ovvio, che non ci turba la sua straordinaria essenza.>

2. <Ci sono memorie lontanissime non per questo meno violente e ci sono ricordi vicinissimi temporalmente. Tutte queste visioni hanno un corpo dentro il mio, anzi sono il mio corpo.>

3. <Non spiegare la poesia, ma mostrare le traiettorie che abbiamo sotto gli occhi e che ognuno tocca.>

Ulteriori concetti, sparati a raffica, che non deludono le attese.

L’andamento lirico e prosastico convivono nella stessa pagina, nello stesso componimento, nella stessa sezione. Prodiga di entrambe le prerogative, ben formulata, svincolata da ogni metro, la parola scorre spumeggiante come le acque nelle rapide di un fiume.

E nella consapevolezza che la scommessa della poesia, fatti salvi i contenuti, si vince in buona misura sulla continua ri-creazione della forma, la sua ricerca, unitamente agli strumenti, al “mestiere”, all’intelletto di cui ella dispone generano esiti pregevoli quali: <Non mi toccare parola senza carne>, il <lebbroso che mi soffia il suo male dentro la gola>, <la neve delle parole / slitta le nostre vite>, <rovesciami il cielo dentro la notte>, <ritagliami e incollami / come un respiro al vento>, <le mani intorno al mio coccio archeologico>, <Mi ero fatto un ombrello di nuvole>, <Le ho messo un dito sopra e / l’ho leccata / quella tonda fessura del cielo>, <Mi sono aperta una tasca a livello del pube.>

Ciascuno degli elaborati meriterebbe uno specifico commento. Come si legge? L’interrogativo si pone al cospetto del testo alla pagina 30: in orizzontale, come di norma, o in verticale, dall’alto in basso su due colonne?; <Chi è chi / ed è / eco di cosa?>; <Futuro fu tu / ora per ora / un futuro di venta>; un episodio TUTTO IN MAIUSCOLO e un altro vergato a mano; <l’es- / senza più corpo di memorie proprie?>, là dove il verso e la parola, staccata e separata e scritta su due righe e addirittura su due pagine, acquistano tutt’altra accezione e conferiscono oltre all’evidente dinamica grafica una sorta di capacità di transizione di significati.

Una serrata offerta di icone che si riflettono su cocci di specchi infranti, che, come in un cubo di Rubrik, si anagrammano, si inseguono, si sostituiscono; tanto che la stessa Autrice, a un certo punto, ritiene necessario apporre delle postille esplicative.

Da ciascheduno stralciando una manciata di versi, partecipo quei testi che, nella loro interezza, mi hanno maggiormente impressionato: alle pagine 28. <anelli / di innumerevoli matrimoni maternità / paternità e sorellanza / che indosso in tutto il corpo>, 29. <Se loro, che potevano andare / venivano là, / perché non potevo, come loro cercare e / trovare?>, 31. <a scuola / si imparano i comandamenti della follia>, 53. <inchiodami la tua voce dentro la gola / come acqua che cadendo canta>, 58. <tu mi piaci perché parli come un marziano e io come una margherita>, 80. <la vecchia chiave. / Non apre quella porta / ma questo ancora tu non lo sai. Ho scelto una via: / di vento>, 84. <ti sei appena alzato / portando con te i tuoi sedici anni di gelso>, 85. <Per ascoltarti mi dispongo in un nudo silenzio / terra io stessa e piana innanzi a te>, nonché alla pagina 20. <lontana / il più possibile possa / spingersi e viversi senza essermi / gemella oscura>, per la quale altresì riporto una interpretazione autentica: <C’è, relativamente alla teoria delle ombre, un passaggio in cui si dice che “la direzione segue sempre l’inclinazione”. Si riferisce al raggio di direzione che, seguendo la direzione dei piani che incontra (orizzontali, verticali, obliqui, curvi), si dirige verso il raggio di inclinazione. Ognuno ha la propria inclinazione, ed è quella, scritta dall’ombra, che ci permette di trovare la direzione verso o in cui muoverci.>

Appressandomi alla chiusura, se dovessi (divagando ma non troppo) accostare l’arte di Fernanda Ferraresso ad altra figura (e disciplina) contemporanea non avrei esitazioni: Kate Bush. Provate ad ascoltare e vedere i videoclip di Sat in your lap, Breathing, Hammer horror, The dreaming, Babooshka performances surreali, visionarie, piene di energia e di pathos.

Un esordio maturo, convincente, responsabile: un inno al poiein. Una riprova che la Poesia esplora sempre nuove vie. E le trova, con la testa e sulle gambe di chi ci sta.

Giugno 2009                                                              Marco Scalabrino

MIGRATORIE NON SONO LE VIE DEGLI UCCELLI

fernanda ferraresso– Il ponte del sale editore  2009

12 Comments

  1. In privato e in pubblico…Non ho parole,tranne un grandissimo grazie Marco e “una capriola” dentro me, che posso solo dirti e non farti sentire.
    Non mi aspettavo così tanto lavoro, soprattutto il materiale che, penso, tu sia andato cercando e setacciando qui e là. Sei davvero generoso, sono consapevole invece della mia piccolezza,ed è certo questo mio essere estranea alla letteratura, come formazione, lo sradicamento e “l’esilio” spesso praticati, già da bambina, che mi hanno portato a costruirmi un luogo spesso d’aria, con archi di visioni e spesso esplosioni,come baleni di cui godevo i colori in me.Mi hai donato una grande gioia, è la prima recensione scritta che ricevo e dunque ne andrò fiera:SEMPRE, come una margherita…ricordi? Con affetto,fernanda

  2. Ringrazio Fernanda Ferraresso per la pubblicazione della mia nota, che ha inteso semplicemente essere un omaggio al suo ottimo lavoro. Un cordiale saluto a tutti, Marco Scalabrino.

    1. Grazie Elina, grazie per la contentezza che è fiorita nelle tue lettere e nelle letture che sempre mi porgi, sono un filo rosso che tiene insieme ciò che sembra lontano ma è ancora una volta un corpo. Un bacio,ferni

  3. credi forse che il sassolino stia zitta? noo, quando mai?
    certo, leggendo d’un fiato Marco Scalabrino, che ringrazio per avermi ri-trasportato nelle tue parole, ferni, una con più ragionevolezza di me… starebbe muta.
    mi conosci, devo lasciarti orme piccolissime del mio passaggio dentro le tue pagine.
    lo faccio ancora, nella borsa che trascino per la pesantezza avvicinandomi ai fenicotteri rosa che prediligono parte della mia terra, per le loro continue e future migrazioni.
    senza fuga ma cogliendo dalla breve stanzialità parole di stelle filanti.
    api.

  4. Grazie a Elina e anche a te Api, prima o poi verrò da quelle tue parti e allora ci siederemo e ci racconteremo, vicino al mare.ferni

  5. Ringrazio Maria Pina Ciancio per la recensione che ha pubblicato nel blog da lei curato:
    http://lucaniartmondo.blogspot.com/2009/06/migratorie-non-sono-le-vie-degli.html

    ringrazio Abele Longo per aver proposto questa raccolta nel suo blog Neobar:
    http://neobar.wordpress.com/2009/09/23/fernanda-ferraresso-migratorie-non-sono-le-vie-degli-uccelli/

    Ringrazio inoltre Fabio Simonelli per la lettura e la recensione da lui pubblicata nel N.241 della rivista Poesia-Crocetti Editore-Settembre 2009.

    A tutti un sentito grazie,fernanda f.

  6. curata e attenta la raccolta di testi nel blog Neobar, ottime le immagini
    sono sempre più contenta per Fernanda
    attendiamo i suoi prossimi voli

    Elina

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