Izet Sarajlić- Non si rinunci alla poesia d’amore-

Romeo e Giulietta non sono nomi, sono i dispersi abitanti della terra, da un capo all’altro si cercano ancora e, capita, a volte, che l’uno ascolti dell’altro la voce distorta dal tempo, dalle continue faide tra le diverse famiglie,  ma non ne veda mai il volto, sotto la nebbia spessa che l’avvolge e lo dissolve.
.
La crisi della poesia d’amore

Avendo paura
di essere definiti fuori moda
i giovani non scrivono più
poesie d’amore.

Noi vecchi
dovremo
scriverle
per loro.

Non sarà la prima volta
che il ruolo di Cristiano
viene affidato a Cirano.

Izet Sarajlić, 1987 – 1989

*

Non abbiate fretta, ragazzi

Non abbiate fretta di fare i poeti, ragazzi.
Restate quanto più a lungo possibile nella fase prepoetica.
Essere poeti nella vita non è lo stesso che essere poeti in un racconto.
La poesia, sono le disfatte.

Alla fine, vi aspettano, forse, davvero le rose,
ma per molto tempo – a destra e a sinistra – ci sono le spine.
Per la fama non abbiate fretta, restate invece giovani quanto più a lungo,
e solo quando non ne potrete più, proprio allora nascerà la poesia.

1964
**

Eredità

a Josip Osti

I nostri avi ci hanno lasciato in eredità
degli Schonbrunn, dei Palazzi d’Inverno,
dei Ponts Charles,
delle Piazza San Marco,
senza menzionare
i Westminster
che rappresentano
i drammi di Shakespeare,
i romanzi di Tolstoi
o la “suite n. 3” di Bach.

E noi altri,
cosa lasceremo in eredità
ai nostri discendenti?

Degli snack-bar,
delle stazioni di servizio,
dei garages,
e qualche anti-romanzo.

1977

**

I critici di poesia

Perché i critici di poesia
non scrivono poesia
giacché sanno tutto della poesia?

Sapessero,
forse preferirebbero scrivere poesia che di poesia.

I critici di poesia sono come i vecchi.
Anch’essi sanno tutto dell’amore.
Quello che non sanno è fare l’amore.

1982

**

Un’altra volta saprei

Troppo poco ho goduto gli scrosci primaverili e i tramonti del sole

Troppo poco mi sono dilettato della bellezza delle vecchie canzoni e
delle passeggiate al chiaro di luna

Troppo poco mi sono inebriato del vino dell’amicizia
anche se al mondo quasi non c’è paese dove non avevo almeno due
amici.

Troppo poco tempo ho dedicato al mio amore
io che all’amore avevo consacrato tutto il mio tempo.

Un’altra volta saprei incomparabilmente di più godere la vita.

Un’altra volta saprei.

1987

**

Un lavoro terribile

ai giovani poeti

Per me voi tutti siete come figli.
Spero però che non mi riconosciate mai
come padre.

Per me
sarebbe fatale uccidere l’alunno che ho dentro.
Anche a voi raccomando
di diventare maestri il più tardi possibile.

È un lavoro terribile portare a termine la propria opera.
Un lavoro terribile.

1988

**

Al calar della sera

Sul campo di pallone
un ragazzo
sta suonando la chitarra
mentre sopra di lui
vola una granata da Poljine.

Un futuro Bulat Okudhzava di Sarajevo?

O ragazzo,
continua pure a vivere,
e l’arte,
che per me era tutto,
l’arte,
credimi,
non è affatto importante!

1992

**

La fortuna alla maniera di Sarajevo

A Sarajevo
in questa primavera 1992,
tutto è possibile;
fai la coda per comprare il pane
e ti ritrovi al Servizio di traumatologia
con una gamba amputata.

E dopo asserisci
d’aver avuto anche fortuna.

1992

**

Il primo pranzo senza mia sorella

È orribile il primo pranzo senza la sorella
che amavi, che ti amava,
dalla quale vivevi da quando ti hanno bombardato la casa,
con la quale hai diviso
i quattrocento giorni più difficili della tua vita.

È orribile quel suo posto vuoto a tavola.

Il pranzo è la stessa brodaglia di ieri,
ma non si tratta del pranzo.

Si tratta di quel piatto in meno,
di quel pezzo di pane in meno,
di quel bicchiere d’acqua in meno.

In realtà,
si tratta di un Sarajlic in meno
e del resto eravamo
già in pochi.

1993

**

I nostri incontri d’amore al “Leone”

Come avremmo potuto invecchiare magnificamente
tu e io,
senza questa follia nazionalista slavomeridionale.

Ed invece
di tutta la nostra vita
sono rimasti solo
questi nostri tristi incontri d’amore al cimitero del Leone.

Voglio dirti
quando sono più felice in questa mia infelicità:
quando al cimitero mi coglie la pioggia.

Mi piace da morire
Inzupparmi insieme a te!

1998

**

Le mie nuove poesie

Le poesie
che possono essere lette da tutti tranne che da te
possono ancora essere considerate mie?

2000

 

Confesso

Neruda dice: “Confesso che ho vissuto.”

Io confesso,
che spesso nei versi morivo.

Cercavo forse col verso
di ingraziarmi
la morte
per farla venire, quando sarebbe venuta, prima della tua.

Ahimè,
è successo il contrario.

2001

*

Note biografiche e bibliografiche.

Izet Sarajlić nato a Doboj nel 1930, è scomparso a Sarajevo il 2 maggio del 2002. Laureato in lettere alla facoltà di filosofia di Sarajevo, inizia a scrivere nel primo dopoguerra. Nel 1954, fonda il “Gruppo 54” che dà inizio alle nuove correnti di poesia moderna in Bosnia-Erzegovina. Tra il 1962 e il 1972 si occupa del festival “Giornate poetiche di Sarajevo”. È autore di una trentina di raccolte poetiche: le più recenti sono Il libro degli addii e Diario di guerra di Sarajevo e di una autobiografia. È considerato uno dei principali poeti dell’est-europeo. Grande conoscitore e traduttore della poesia russa, Sarajlic è stato tradotto in numerose lingue da autori come Brodskij, Evtushenko, Hans Magnus Enzensberger, Roberto Retamar. È stato amico di Alfonso Gatto. È inoltre divenuto il testimone/poeta della grande tragedia della Bosnia. Poeta membro del “Circolo 99” di Sarajevo, ha lottato per il mantenimento di quella cultura laica della pluralità e della convivenza, che è l’eredità storica della Bosnia-Erzegovina.


 

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7 pensieri su “Izet Sarajlić- Non si rinunci alla poesia d’amore-

  1. conobbi le sue cose seduta nel piccolo giardino di una piccola moschea, quando Sarajevo era intera in terra, ed il silenzio degli alberi copriva il ticchettìo degli artigiani sul rame, nei vicoli fuori dal cancello…
    lo rincontrai, sempre nella sua terra, un attimo dopo, quando lo sguardo dal finestrino si soffermò su una vecchia donna che lavorava ai ferri, seduta sul ciglio della strada, alla vita una corda che teneva il brucare calmo della mucca, forse l’unica sua in quello spazio piano che, da lì a poco, sarebbe divenuto buca, trincea, nascondiglio.
    non ‘ho più lasciato. api.

  2. ci sono stata e ciò che mi ha colpito è stato l’odore e un respiro sempre affaticato che mi opprimeva il corpo,senza che niente, nessun pensiero mi venisse in soccorso.Eppure, a volte, come tu osservi, basta un gesto che sta dentro la vita e sembra che il sole si risollevi in mezzo a tanto buio. Grazie,api,ferni

  3. un caso: a Lodi ho conosciuto Mirela di Sarajevo che oltre la sua storia mi ha regalato una raccolta di questo poeta
    grazie Ferni del filo ritrovato
    Elina

  4. ci sono giri e trame dentro le storie delle persone che tracciano la grande storia, il resto,invece, è solo telone da scena…o forse un cerone coprente che vorrebbe sperdere ciò che c’è dentro,sotto la scorza della vita.Felice del ritrovamento. Bacio,ferni

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