Le rose esplodono- di Anna Maria Farabbi

Oltre ad un preciso commento e alle riflessioni inviateci per il testo presentato pochi giorni fa, Il lussuoso arazzo di Madame d’Aulnoy Sette fiabe di Marie-Cathérine Jumel de Barneville, ci ha inviato un testo inedito, Anna Maria Farabbi, riguarda l’empietà, non solo la crudeltà, della guerra che si combatte in nome della proprietà di una terra che è asilo, che è ospitante, che è il luogo del nascere e crescere di tutte le speci, il luogo in cui il corpo è corpo del luogo, di esso si nutre come del latte della madre ogni figlio, come la terra che è figlia del cielo in un universo di parentele che non esclude nulla e nessuno. Se anche prende inizio da un luogo così devastato quale è stato Gaza, è di ogni terra, di ogni striscia di umanità che Anna Maria prende e restituisce la voce: “… Io sono una piccola poesia femmina di voce o di carta un palmo laico aperto in offerta contro vento contro il delirio dell’io del d/io contro la cultura del lutto e del possesso.” Non sono possibili orrori nell’interpretazione della vita, né esiste la possibilità di nascondersi dietro i-deo-logie che non si riconoscano dietro l’artificio del dio IO, la prima persona che, in una singolarità pensabile,  riesce ad identificarsi nella separazione dall’universalità della relazione.

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Anne Geddes- Red Rose


Le rose eplodono. Con la bambina in corsa

che le stringeva in pugno

portandole ridendo a sua madre.

Nel sogno la ricompongo. Piango

divoro i petali e l’intera primavera.

Il soldato mi chiede i documenti del mio pellegrinaggio:

vengo dal petto della madonna del latte

camminando il solstizio d’inverno l’età della pietra

e della mia natività. Passata presente e futura.

Vengo dalla cultura della madre

che soffia polline fosforico dentro il buio di ogni grotta

e riconosce uguali ebrei palestinesi preti di cristo

tu ed io nessuno escluso. Il tempio

è il tempo: un’unica cosmica pancia dentro cui nevica.

O sono falde condensate di latte che scendono ora

coprendo per pietà il sangue

tra le rovine e i morti: il soldato mi spara.

Io sono la bimba o sono la rosa del rogo

nella striscia infernale di Gaza

durante questo eterno assassinio di massa:

in nome del padre del nonno del figlio

del profeta rabbino papa o patriarca

lanciando il sasso lo sparo la bomba atomica.

Io sono una piccola poesia femmina di voce o di carta

un palmo laico aperto in offerta contro vento

contro il delirio dell’io del d/io

contro la cultura del lutto e del possesso.

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Diario di un sogno emorragico:

da Gaza al resto del mondo

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anna maria farabbi-inedito

6 Comments

  1. Grazie Ferni, per avere ospitato e presentato una poetessa che io amo tanto: Anna!
    Non ha tanto bisogno di commenti né di parafrasi, vero?
    Maria Pia Quintavalla

  2. Condivido con te Maria Pia, grazie per aver lasciato un segno. Ti aspetto ancora, mi è molto cara la tua presenza e, se vorrai inviarci qualcosa, anche la tua poesia sarà nostra gradita ospite. C’è bisogno di fioriture nelle persone, natura lo fa contro ogni soppruso. Ancora grazie,ferni

  3. non sono io da ringraziare ma Anna Maria, sempre qui tra noi e in me vivissima, una guida, una maestra, una terra vasta e li-qui-da. Un saluto a tutte e anche da parte mia un grazie profondo ad Anna. ferni

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