Il lussuoso arazzo di Madame d’Aulnoy Sette fiabe di Marie-Cathérine Jumel de Barneville- Anna Maria Farabbi

Ho ricevuto da poco il libro, direttamente da Anna Maria Farabbi. Non lo considero il semplice dono  di un libro, ma del lavoro e della dedizione, della ricerca, lunga, meticolosa che  strada facendo si è intessuta di una  passione inaspettata, lo considero un gesto, in cui ritrovo la carissima amica e, con lei Madame d’Aulnoy, nelle stanze in cui la parola gioca, abita le pagine, tra i segni e la sostanza delle voci che risuonano in altre memorie. Non è un libro per bambini, è un testo in cui la mente sta alla passione del dire quanto la bocca a quella di trovare qualcosa che la sostanzi oltre il fiato emesso e al respiro vitale. Il gioco è sottile e s’infittisce nei ric(hi)ami, nei passaggi paesaggi multiformi, colonie di colore che diventano fili, trame, giorni e notti, storie dei giorni e delle notti in una continua opera di sfaccettatura. Lo presento qui con le note dell’autrice, Anna Maria Farabbi, consapevole del diligente, curatissimo , ma soprattutto appassionato lavoro da lei svolto per la documentazione e la  ricerca che hanno preceduto la stesura della traduzione. Una domanda vorrei rivolgere ad Anna Maria e spero poter avere una risposta da lei.

– Carissima Anna Maria cosa ti ha portata, o spinta o chiamata a incamminarti lungo questo solco particolare, dentro quelle voci che, a mio parere, si rincorrono ma anche si nascon-dono, si ri-velano?

– Anna Maria Farabbi

Ringrazio Fernanda per la sua lettura, così attenta e partecipe, precisa nel sentire i centri nevralgici dell’opera. Oltre questo, devo significare il mio grazie profondo proprio per il luogo in cui abita il suo commento: cioè dentro queste carte sensibili. Questa piazza virtuale è nata per cogliere e diffondere urgenze, allarmi, bussole, lenti di ingrandimento, radar contro una decadenza ambientale sociale ed etica che tanto caria la nostra umanità in questa fase storica. Essere ospitata nella casa di carte sensibili mi permette di illuminare  sentieri del mio lavoro e della mia interiorità, in cui è incisa la necessità del fare in quell’accorato amore, a volte emorragico, per creato e creature, da cui impegno civile e testimonianza di rigore.

Vorrei brevemente aprire due schizzi di riflessione:

1)    Ho scelto io l’autrice da tradurre e il progetto dell’opera (ringrazio qui una volta in più l’editore per la fiducia e il sostegno della mia ricerca, rarissime preziosità di questi tempi). Continua in me sempre, come un filo rosso esistenziale ed artistico, il dovere di essere a servizio di persone e opere che, emarginate o sotterrate dalla istituzionale società editoriale e di critica letteraria, sono invece eccellenze, fari, orientamenti, scie di luce densa mangiabile e bevibile. Quelle opere che hanno pane contro ogni carestia di decadenza. Chi scrive, secondo me, deve soprattutto leggere e portare agli altri le gemme, le sostanze, che trova. Quindi la traduzione per me è voce del verbo portare.

La mia riflessione: davvero è così consueta questa natura del portare, del leggere, del tradurre (ammesso i propri strumenti linguistici)? Davvero si legge con desiderio l’altro, al punto di volerlo tradurre invece di morire sbranati dal desiderio di essere letti e riconosciuti?

2)    Come nel mio lavoro su Kate Chopin tradotto da Sellerio e attraversato saggisticamente con Lietocolle, anche con Il lussuoso arazzo di Madame D’Aulnoy, mi è interessato il femminile così come è stato reso dalle scrittrici. Reso e vissuto in prima persona. I racconti di Madame d’Aulnoy sono stato scritti all’interno di una società monarchica e aristocratica, alla corte seicentesca del re di Francia: lì la scrittrice diceva a voce alta le sue favole ai nobili di Luigi, accampati come sonnambuli vuoti sotto il suo mantello regale. Molti aspetti simili affiancano quella società a questa nostra italiana. Una prostituzione intellettuale pur di accamparsi e godere  degli ori del re. Nelle favole che crea, Madame d’Aulnoy sovverte il potere, il maschio coronato, non semplifica ma imprime dettagli. Non vuole necessariamente piacere né compiacere.

La mia riflessione è: davvero noi che scriviamo, noi editori, noi critici letterari, noi , siamo così comandati dalla nostra ricerca: che rapporti abbiamo con il re? Inconsciamente non vorremmo i suoi ori?

Le riflessioni sono appunti miei, prima di tutto rivolti a me stessa. Tornando a quell’umiltà, a quel senso di verticale interiore, di attenzione in ciò che costruisce la mia giornata di ore minuti secondi, del fare, di quella poiesis che è ben prima della scrittura. Al punto che può prescinderne. Non c’è quindi un dito puntato da un pulpito. Ci sono piedi scalzi, i miei, che camminano per la terra, una, affiancati dai vostri. E’ un dirsi a voce alta, insomma, allo stesso modo di D’Aulnoy.

Mi scuso per questo affaccio isolato, non ho tempo materiale per essere più presente nel sito. E mi dispiace. Mi scuso ancora. Saluto con il cuore pieno, oltre Fernanda, Marco Munaro per il sale che portano oltre il ponte.

anna

Anna Maria Farabbi- Il lussuoso arazzo di Madame d’Aulnoy

Sette fiabe di Marie-Cathérine Jumel de Barneville

Italiano
Marzo 2009, 212 pp.,ill.
Euro 17,00
ISBN: 978-88-7223-118-0


Marie-Cathérine Jumel de Barneville, baronessa d’Aulnoy, si presenta come una delle più straordinarie scrittrici di ogni tempo, famosissima tra i suoi contemporanei, non solo per i suoi romanzi e per le fiabe, ma anche per la sua vita eccentrica, avventurosa, passionale, intessuta di amanti, fughe, prigionia, salotti letterari, viaggi tra Spagna, Inghilterra e Francia. Riconosciuta per la sua eccellenza prima penna alla corte di Luigi XIV, segna una scrittura originale, privilegiando l’identità femminile, nei diritti alla propria libertà di azione e di scelta, e rovesciando le coordinate del potere regale e nobiliare. Una femminista rivoluzionaria, quindi, che personalizza e rinnova gli ingredienti stilistici e tematici della narrativa del seicento.

Vengono presentate qui sette fiabe, di cui sei inedite, proprio per riportare in luce la sua attuale narrazione che, dagli abbaglianti, aurei regni fantastici, propone essenze interiori, così amate da Cristina Campo.

Della vita di Madame d’Aulnoy ci restano pochi segni, non tutti documentati. Nasce a Barneville in Normandia nel 1650 (51?). La sua famiglia è piuttosto agiata. Morto il padre, si sposa a quindici anni con il quarantenne, François de La Motte, barone d’Aulnoy. Matrimonio inquieto, con cinque maternità (di cui due illegittime), culminante, dopo solo quattro anni, con l’arresto di lui a Luxembourg, per l’accusa di lesa maestà. In modo non documentabile ma attendibile, la giovane sposa sarebbe stata d’accordo con la madre e con due calunniatori amanti nel tessere una trappola infernale ai danni del marito. Ad un passo dalla ghigliottina, il coniuge prova la sua innocenza e, sotto tortura, uno dei complici confessa l’esasperazione e la regia di Madame d’Aulnoy. I due vengono decapitati mentre madre e figlia scappano. Inseguita, la scrittrice sarebbe sfuggita ad un ufficiale di polizia fino a trovare rifugio sotto un catafalco, per poi scomparire in Spagna e forse in Inghilterra. Certo è che nel 1676, a Parigi avviene la nascita del suo quinto figlio. Riappare di nuovo in Francia, da dove forse non si è mai mossa, e per la qualità e il successo della sua produzione letteraria, viene chiamata e inneggiata a corte. La sua prigionia separazione nella Conciergerie, l’internamento in un convento per scontare la colpa, il nuovo matrimonio con un giovane di Guascogna, ormai vedova e cinquantenne, sono alcune tra le labili tracce biografiche per un inquietante e suggestivo ritratto di femminilità esuberante, eccentrica, audace, seducente e caparbia. La sua straordinaria abilità linguistica emerge nella conversazione, brillantemente praticata, oltre che a corte, nella sua casa di Parigi o nei molti salotti letterari della capitale. Lei stessa ne terrà uno proprio, tra amici, conoscenti e noti narratori. Per queste qualità le viene assegnato, con il nome di Clio e il soprannome di Eloquente, il titolo di membro dell’Accademia dei Ricoverati di Padova. Muore il 12 o il 13 gennaio del 1705 nella sua casa parigina di rue Saint Benoist nel faubourg Saint Germain.

11 Comments

  1. come posso acquistare il libro? sono interessata
    inoltre sarebbe interessante per dare una sorta di continuità alla lettura delle pagine della Campo
    lo sapevo che mi sarei fermata a centellinare quel saggio, per troppa bellezza e anche per la difficoltà (penso normale) di comprensione di quella parola

    sempre interessanti le tue proposte cara Ferni, a volte sembra di camminare insieme, certo io sto un pò indietro ma ti assicuro raccolgo tutto con gratitudine

  2. Penso tu lo possa tranquillamente trovare e ordinare in rete,IBS libri o Universitarialibri o Bol.it.
    Chiedo anche ad Anna Maria se conosce qualche distributore dalle tue parti, se hai pazienza fino a stasera però o nel tardo pomeriggio. Bacio,ferni

  3. Ho pubblicato oggi il lungo commento di Anna Maria Farabbi, lieta della sua partecipazione anche se, il pc, non l’aiuta nell’invio e dunque l’ho raccolto dalle e-mail giornaliere insieme con un dono che pubblicherò quanto prima. La ringrazio di cuore a nome anche del gruppo del Ponte del Sale,nell’attesa di poterci quanto prima ritrovare insieme. ferni & c.

  4. leggo ora il commento
    penso sia un privilegio leggere certe scritture, testimonianza viva di una relazione che necessita di urgente profondità

    Elina

  5. sono lieta di questa lettura e mi auguro che altri leggano quelle pagine godendo del lavoro di una grande autrice che incontra la scrittura di un’altra, donna dimenticata, e affabulatrice.grazie.ferni

  6. me lo ‘coccolo’tra le mani questo libro da più di una settimana…
    Appena fuori dalla bufera scolastica di fine anno, mi dedicherò alla sua lettura.
    Complimenti ad Anna (da qui) e un abbraccio a Ferni…
    Mapi

  7. Qui sembra che non finiremo mai, tra un corso e l’altro e le matuirtà è come se non potessimo andare mai in ferie.Ti auguro una buona lettura,è un testo molto ricco da percorrere in più direzioni, una specie di gioco in cui non si smette di trovare il tesoro nascosto. Ciao Mapi, buon lavoro anche a te,ferni

  8. Ho appena acquistato il libro su Madame d’Aulnoy: uno splendido capolavoro senza eguali.
    Anch’io sono una “fan” di Madame d’Aulnoy e una sua grande sostenitrice: le sue fiabe sono state oggetto della mia tesi di laurea qualche anno fa e di alcune mie pubblicazioni. E’ per questo che apprezzo molto il contributo della Farabbi che ha saputo dare lustro alla vena artistica della conteuse francese quasi sconosciuta in Italia e per lo più destinata a sopravvivere dietro alla grandeur di Perrault in Francia.
    Mi piacerebbe sapere come è cominciato il Suo cammino verso il conte de fées littéraire française e cosa l’ha spinta verso un così ambizioso e ben riuscito progetto della traduzione?
    Mi sono accorta sfogliando le pagine del Suo libro che quasi contemporaneamente abbiamo presentato al pubblico italiano una traduzione importante: l’Ile de la Félicité. Il mio libro, scritto e pensato per il pubblico giovane, riporta la versione originale ma non modernizzata del testo francese e la sua traduzione italiana a fianco… sarebbe disposta a un incontro – anche via mail – avrei un progetto da proporLe…
    Attendo sue notizie
    Dott.ssa Valentina Guerrini

  9. Grazie a Lei, Fernanda. Ho scritto alla A.M. Farabbi e aspetto risposta. Ho usato l’indirizzo mail che mi ha dato e credo sia giunto a destinazione.
    SE così non fosse, La prego di farmelo sapere, provvederò a rispedire il contenuto anche all’indirizzo di carte sensibili.
    Cordialmente
    Valentina Guerrini

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