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	<title>CARTESENSIBILI</title>
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	<description>&#34;Non si lavora più per dimostrare cosa sia l&#039;uomo,ma si lavora per il successo pubblico. Non si cercano, attraverso il gioco politico, la verità e la grandezza dell&#039;uomo; si cercano il potere e il mezzo di imporre la propria individualità, poiché non si sa fare risplendere la propria persona a servizio dell&#039;uomo.&#34;  Emmanuel Mounier</description>
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		<title>CARTESENSIBILI</title>
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		<title>Specchi curvi.Tutto è inter(n)o in tutto- F.Ferraresso</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 09:30:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[pittura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[# Fernanda Ferraresso]]></category>
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		<description><![CDATA[Henk Helmantel . ” El hombre es el ser que padece su propia trascendencia”- María Zambrano Lieve il tempo era una piuma un fiocco neve fresca un minuscolo germoglio un attimo appena  un guscio era del corpo nel silenzio un &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/28/specchi-curvi-tutto-e-interno-in-tutto-f-ferraresso/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19208&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em>Henk Helmantel</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://www.helmantel.nl/wmspub/scripts/thumb.php?size=480&amp;imgFile=http://www.helmantel.nl/wmspub/images/schilderijen/stillevens/63.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.helmantel.nl/wmspub/scripts/thumb.php?size=480&amp;imgFile=http://www.helmantel.nl/wmspub/images/schilderijen/stillevens/63.jpg" alt="" width="450" height="364" /></a></em></p>
<p style="text-align:center;"><em><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
</em></p>
<p style="text-align:right;">” <em>El hombre es el ser que padece su propia trascendencia</em>”- María Zambrano</p>
<p style="text-align:left;">Lieve il tempo<br />
era<br />
una piuma<br />
un fiocco<br />
neve fresca un minuscolo germoglio<br />
un attimo appena  un guscio<br />
era<br />
del corpo<br />
nel silenzio un taglio<br />
uno strappo netto uno scatto<br />
dal luogo in cui si è rapiti  e dove tutto si ancora<br />
nasce<br />
esce alla luce<br />
nell’ombra cresce e<span id="more-19208"></span><br />
va         lontano<br />
furtivamente come stordito da tanto<br />
inspiegabile mutamento. Immanenza delle cose<br />
dell’essere che ogni cosa ha in sé<br />
il proprio principio e il fine<br />
la fine che non può di quell’essenza farsi<br />
separazione.</p>
<p>Nature senza confusione<br />
immutabilità dell’ indiviso<br />
l’inseparabile conflitto tra carne e verbo che l’uno nell’altro<br />
in(g)ombrano un corpo sollecito di<br />
forme senza altra natura che la de-formazione di una cosa<br />
che tra tutte sé in sé trascenda.<br />
Ortodossia della carne che si taglia<br />
segnandosi con la lama precisa e oscura di un dio che vive ed è oltre<br />
ogni rateo di creazione. In quale co-scienza<br />
alberga dio e quale pasto consuma masticando le nostre<br />
vite in catena di storie che s’intrecciano inabissandosi<br />
tutte nel cavo trascinante del suo     volto    volo      voto?</p>
<p>E se  dio è morto     un vuoto</p>
<p>quale abito taglieremo nella stoffa che non basta<br />
mai basta a se stesso un uomo<br />
sempre rincorrendo gli altri che alle calcagna già lo catturano<br />
in vani soliloqui dell’ombra di un dio<br />
qualunque esso sia<br />
pensiero caso nella carne si dis-fanno<br />
algebra di un percorso antica moneta che paga<br />
la nostra smania di non perdere<br />
di non perderci in quel tutto in cui tutti siamo</p>
<p>anteriormente interiora.</p>
<p>“ Tutto è interno a tutto”.</p>
<p>Tutto è inter(n)o in tutto.</p>
<p>In-maneo<br />
rimango in un’azione all’interno di me stesso che la compio<br />
sempre in ogni uomo essere forma<br />
senza passare se non da me<br />
in me tran-sito senza una fine senza un fine.</p>
<p>Così sono</p>
<p>nel mio nulla     tutto l’inseparabile.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><em>Zdzisław Beksiński</em></p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/zdzisc582aw-beksic584ski-9.jpg"><img class="wp-image-19236 aligncenter" title="Zdzisław Beksiński 9" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/zdzisc582aw-beksic584ski-9.jpg?w=424&#038;h=244" alt="" width="424" height="244" /></a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Vorrei un occhio di vetro trasparente<br />
vorrei vedere in faccia quelli<br />
che bruciano la vita e gettano la morte<br />
su un&#8217;unica catasta<br />
come una tunica logorata scucita da cose e persone<br />
e alte le fiamme fino a toccare il cielo</p>
<p>vorrei sentirle sibilare come  code di cometa</p>
<p>che cadono insieme in tutti i nostri giorni.</p>
<p>Vorrei sapere a quale gioco gioca dio se mai si  è visto<br />
in ognuno di quelli che gli somigliano<br />
nella corsa delle tartarughe o in quella dei pipistrelli<br />
nelle larghe falde della neve e nelle considerevoli oscurità delle fosse marine.<br />
In quale assurdo gioco è teso il nostro cammino<br />
se  mimiamo la vita senza sapere cosa sia morire</p>
<p>se non questo sparire sempre l&#8217;uno nell&#8217;altro</p>
<p>minando in noi la possibilità di guardare</p>
<p>lo specchio di ogni io in frantumi e  tra l&#8217;inizio e la fine<br />
mettere cornici  e ancora tuniche per altre comparse<br />
in questa drammaturgia di soli  erranti.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><em>Zdzisław Beksiński</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/beksinski-56.jpg"><img class="alignnone  wp-image-19240" title="Beksinski 56" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/beksinski-56.jpg?w=380&#038;h=453" alt="" width="380" height="453" /></a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Stavo tutta la notte con la finestra aperta<br />
Ascoltavo il frusciare delle tenebre  la luce</p>
<p>venire come un sibilo tagliente dentro il mio occhio.<br />
Al buio. Stavo di guardia dentro la difficoltà di respirare.</p>
<p>Meravigliata di quanta felicità potesse stare dentro un gesto così piccolo.<br />
Ascoltavo dell’oscurità tutti i battiti dispersi</p>
<p>tra un letto dove stava un malato e quello della guardiola</p>
<p>decisa  a starsene chiusa il più possibile in un intervallo lungo</p>
<p>un corridoio di  silenzio.</p>
<p>E  nella notte qualcosa passava<br />
a volte la luce di un lampione intermittente a volte la luna</p>
<p>rossa di un allarme.</p>
<p>Me ne stavo a letto e rischiavo di cadere<br />
tra nuvole profonde di dimenticanza<br />
in un lunghissimo tunnel dove tutti stavano oltre</p>
<p>come gente in lutto incapace di raggiungere la mia piccola spiaggia o il baratro.<br />
Aspettavo la pioggia come qualcosa che salvasse da quel fuoco scuro</p>
<p>che mi rubava un po&#8217; per volta ciò che ero</p>
<p>dentro<br />
dietro quella finestra aperta<br />
ad ascoltare la notte che tremava e la terra senza avvolgimento.<br />
Nemmeno un asse su cui appoggiare la propria giravolta<br />
oltre il corpo ogni giorno più disperso</p>
<p>anche per me che ancora sentivo di abitarlo ma senza arti<br />
che raggiungessero gli altri. Tu<br />
te ne stavi già altrove e ti saresti diviso     in quattro<br />
per portarmi un po&#8217; di vento<br />
lo stesso che mi hai dato dopo<br />
in poco tempo<br />
e ci ha strappato via</p>
<p>per essere  di  nuovo  un niente.</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ffffff;">.</span><em></em></p>
<p style="text-align:center;"><em>Chris Herenius</em></p>
<p style="text-align:center;"><em><a href="http://www.stillevenschilders.nl/images/herenius_s.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.stillevenschilders.nl/images/herenius_s.jpg" alt="" width="435" height="359" /></a></em></p>
<p>scrivo</p>
<p>con la notte in corpo<br />
e la luce rintanata in un cassetto<br />
dove ho riposto tutta la storia che mi riguarda<br />
la mia casa la mia vita in quella casa e il rumore dei passi<br />
il fuoco la calce dell’intonaco l’acqua che sgoccia e<br />
persino quel segno dietro la porta<br />
l’unico che scrivesti tu<br />
ed era il mio nome insieme ad una data.<br />
Scrivo con il vuoto nella bocca<br />
e il buio della memoria che corre e corre per arrivare<br />
a scrivere di te delle giornate dell’origine<br />
per ritornare  a nascere.</p>
<p><em>a mia madre e a mio padre</em> -dicembre 2011</p>
<p style="text-align:center;"><em>Chris Herenius</em></p>
<p><span style="color:#ffffff;"><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/chris-herenius-verassing-1.jpg"><img class="aligncenter" title="Chris Herenius Verassing.1" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/chris-herenius-verassing-1.jpg?w=424&#038;h=331" alt="" width="424" height="331" /></a><br />
</span></p>
<p>Restammo soli<br />
io e te     soli<br />
tra le dune  noi due   come le ultime righe nude<br />
di un quaderno di traduzioni<br />
in cui tu scrivi in me i tuoi ori<br />
di tutte le tue ore sprofondate da mari<br />
d’ozio in questo quieto muschio dei nostri tanti anni<br />
un lupo l’età appesantita dal coraggio<br />
d’essermi stata accanto giorno dopo giorno<br />
guida del cieco  girovagare senza sapere quale ero prima<br />
e quale tra le  altre fosse<br />
la strada buona e buono e aperto il cielo in ogni sua remota direzione.<br />
Parabola tu e io vertigine<br />
tu direttrice e io  parametro di un volo che altro compiva<br />
dentro il mio corpo<br />
preciso  perché senza parola mi diceva il luogo e il senso del mio andare<br />
In quel buio sempre più pesto<br />
in ore sprofondate da macerie e  passato<br />
segnavo con il dito il tuo vuoto nuovo<br />
il calcare di un guscio in cui posavo il mio calcagno.<br />
Con l’acqua tra i capelli come un albero azzurro<br />
silenziose le mie mani si facevano radici d’aria<br />
tra incroci d’ombre nei tuoi occhi e il groviglio di sogni<br />
che la notte in me montava come una cavalcatura d’onde<br />
come  l’albume della pena dentro la  mano che la impugna<br />
come il tuorlo di un’ alba disattesa. Io di sale<br />
un minuscolo granello e silenzio di vento<br />
gelido tagliente<br />
un suono che stride tra il ferro e il ghiaccio di una lastra troppo spessa.<br />
Cadevo       anch’io con le tue mille stelle.<br />
Sono caduta<br />
dentro la tua polvere  scura   per la scure della tua nitida presenza<br />
grigio immobile nella fissità fuligginosa delle case<br />
notturno nero tra il nero dei corvi e<br />
piume nei tuoi solchi nel buio<br />
rivolti il mio viso che dalla nebbia si nasconde.<br />
Punge ancora un poco la paura<br />
né m’imbocca un altro respiro o scrive soluzioni<br />
sulla  pietra d’angolo il silenzio del mio sangue.<br />
Scorre nella mano e attizza un segno<br />
nel ripostiglio di un segreto dove il mistero è stato scritto<br />
così minuto e piccolo a ridosso di una notte sigillata<br />
dove nemmeno la  luna versa il liquido silenzio della lingua.<br />
Un dettato nel cerchio ghiacciato dell’acqua<br />
nella bocca aperta di un pesce<br />
galleggia bloccato tra un tempo antecedente<br />
e questa immobile ora nel corpo<br />
vivo dell’alba che di nuovo  si scolora    quasi inutilmente.</p>
<p style="text-align:center;"><em>Henk helmantel</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.helmantel.nl/wmspub/scripts/thumb.php?size=480&amp;imgFile=http://www.helmantel.nl/wmspub/images/schilderijen/stillevens/6574.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.helmantel.nl/wmspub/scripts/thumb.php?size=480&amp;imgFile=http://www.helmantel.nl/wmspub/images/schilderijen/stillevens/6574.jpg" alt="" width="386" height="339" /></a></p>
<p><em>Specchi curvi (inediti) &#8211; fernanda ferraresso</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/19208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/19208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/19208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/19208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/19208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/19208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/19208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/19208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/19208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/19208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/19208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/19208/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/19208/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/19208/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19208&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Vittoria Ravagli ricorda: Joyce Lussu, C&#8217;è un paio di scarpette rosse</title>
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		<comments>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/27/vittoria-ravagli-ricorda-joyce-lussu-ce-un-paio-di-scarpette-rosse/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 10:40:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[# Vittoria Ravagli]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Livi Editore]]></category>
		<category><![CDATA[CARTESENSIBILI]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Joyce Lussu]]></category>
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		<category><![CDATA[Storia e società]]></category>
		<category><![CDATA[Inventario delle cose certe]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[storia e società]]></category>
		<category><![CDATA[Vittoria Ravagli]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonio Cervasio Da &#8220;Inventario delle cose certe&#8221; Andrea Livi Ed. C&#8217;è un paio di scarpette rosse numero ventiquattro quasi nuove: sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica Schulze Monaco c&#8217;è un paio di scarpette rosse in cima &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/27/vittoria-ravagli-ricorda-joyce-lussu-ce-un-paio-di-scarpette-rosse/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19725&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em>Antonio Cervasio</em></p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/scarpe-rosse.jpg"><img class="wp-image-19728 aligncenter" title="scarpe rosse" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/scarpe-rosse.jpg?w=400&#038;h=399" alt="" width="400" height="399" /></a></p>
<p>Da<strong> &#8220;Inventario delle cose certe</strong>&#8221; Andrea Livi Ed.</p>
<p>C&#8217;è un paio di scarpette rosse<br />
numero ventiquattro<br />
quasi nuove:<br />
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica<br />
Schulze Monaco<br />
c&#8217;è un paio di scarpette rosse<br />
in cima a un mucchio di scarpette infantili<br />
a Buchenwald<br />
più in là c&#8217;è un mucchio di riccioli biondi<br />
di ciocche nere e castane<span id="more-19725"></span><br />
a Buchenwald<br />
servivano a far coperte per i soldati<br />
non si sprecava nulla<br />
e i bimbi li spogliavano e li radevano<br />
prima di spingerli nelle camere a gas<br />
c&#8217;è un paio di scarpette rosse<br />
di scarpette rosse per la domenica<br />
a Buchenwald<br />
erano di un bimbo di tre anni<br />
forse di tre anni e mezzo<br />
chi sa di che colore erano gli occhi<br />
bruciati nei forni<br />
ma il suo pianto lo possiamo immaginare<br />
si sa come piangono i bambini<br />
anche i suoi piedini<br />
li possiamo immaginare<br />
scarpa numero ventiquattro<br />
per l&#8217;eternità<br />
perché i piedini dei bambini morti non crescono<br />
c&#8217;è un paio di scarpette rosse<br />
a Buchenwald<br />
quasi nuove<br />
perché i piedini dei bambini morti<br />
non consumano le suole&#8230;</p>
<p><strong>Joice Lussu</strong></p>
<p style="text-align:center;">**</p>
<p>&#8221; <em>Sul certo non possiamo non capirci; non ci sono casi speciali; la maniera migliore di vivere è quella di non prendersi troppo sul serio&#8221;</em>.</p>
<p>Ecco la visione del mondo di Joyce Lussu, la sua fiducia nel buon senso quotidiano e nella chiarezza della comunicazione, entrambi capaci di controllare la realtà e dunque di intervenire su di essa per migliorarla.</p>
<p>&#8221; <em>Ciò che è pensato è detto, è detto e scritto su una sola facciata e lì va letto riga dopo riga: è una poesia certo, che vuoi che sia; uno stimolo di conoscenza funzionale al bisogno di capire, lo strumento di comunicazione più utile al bisogno di essere capiti. Il poeta non è solo con se stesso, cammina tra la gente, da essa deriva la giustificazione alla sua esistenza. La sua funzione è quella di ridimensionare gli eccessi e infrangere le regole, le convenzion</em>i.&#8221; &#8211; <strong><a title="Qui" href="http://www.andrealivieditore.it/vedilibro.php?novita=&amp;categoria=&amp;offerta=&amp;libro=53">qui</a></strong></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
<a href="http://www.andrealivieditore.it/imggestionale/53_big.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.andrealivieditore.it/imggestionale/53_big.jpg" alt="" width="255" height="357" /></a></p>
<p>Joyce Lussu<br />
<strong> Inventario delle cose certe</strong>- Andrea Livi Editore<br />
<small>a cura di Gianfranco Leli</small><br />
<em>Terza edizione con due nuove poesie</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/19725/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/19725/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/19725/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/19725/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/19725/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/19725/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/19725/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/19725/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/19725/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/19725/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/19725/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/19725/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/19725/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/19725/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19725&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">scarpe rosse</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>TRASMISSIONI DAL FARO N.28- A.M.Farabbi: Ambra Laurenzi &#8211; LE ROSE DI RAVENSBRÜCK</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 09:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[# Anna Maria Farabbi]]></category>
		<category><![CDATA[CARTESENSIBILI]]></category>
		<category><![CDATA[Per ricordare e lasciare memoria]]></category>
		<category><![CDATA[#Trasmissione dal faro]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e società]]></category>
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		<category><![CDATA[Ambra Laurenzi]]></category>
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		<category><![CDATA[LE ROSE DI RAVENSBRÜCK]]></category>
		<category><![CDATA[A.N.E.D.]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Memoria della Deportazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Z.Beksinskj Il nostro corpo è memoria biologica dentro cui respiriamo tutti i giorni. Dovremmo alimentare e custodire come vestali il fuoco della nostra memoria, individuale e collettiva, condividere con l’altro un tessuto vitale di attenzione e trasmissione, combattendo ogni tendenza, &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/27/trasmissioni-dal-faro-n-28-a-m-farabbi-ambra-laurenzi-le-rose-di-ravensbruck/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=18496&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em>Z.Beksinskj</em></p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/03/zdzisc582aw-beksic584ski-7.jpg"><img class="wp-image-18505 aligncenter" title="Zdzisław Beksiński 7" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/03/zdzisc582aw-beksic584ski-7.jpg?w=404&#038;h=422" alt="" width="404" height="422" /></a></p>
<p>Il nostro corpo è memoria biologica dentro cui respiriamo tutti i giorni. Dovremmo alimentare e custodire come vestali il fuoco della nostra memoria, individuale e collettiva, condividere con l’altro un tessuto vitale di attenzione e trasmissione, combattendo ogni tendenza, cosciente o meno, di rimozione e mistificazione. Soprattutto, individuare e riconoscere le motivazioni che generano la rimozione, scovarle denunciarle curarle.</p>
<p>Oggi, come ieri, come domani, è il giorno della memoria. Memoria del mio io, del noi, del mondo, del cosmo.</p>
<p>Scaraventiamoci indietro, per esempio, nei luoghi dove sono esplosi eccidi di massa: dentro i campi di concentramento nazisti.</p>
<p>Nell’inferno, oltre agli ebrei, vennero assassinati zingari, omosessuali e prigionieri politici. Di costoro si sorvola come se fossero stati una componente irrisoria.<span id="more-18496"></span></p>
<p>In realtà, dovremmo ripartire proprio dallo studio dei prigionieri politici, valutando il contesto storico, sociale e politico in cui si opposero, e la qualità e la forma del loro eroismo civile. Così da prenderli a testimonianza esemplare e didattica.</p>
<p>Per questo motivo, indico il buon lavoro della fotografa Ambra Laurenzi come un piccolo, significativo, viatico, capace di portare riferimenti precisi di prigioniere politiche massacrate in nome di un totalitarismo criminale che non ammette dissenso. Un popolo di donne coraggiosamente schierato, internato, si svela a poco a poco, attraverso le voci singole che narrano il proprio io affacciato sul baratro della morte.</p>
<p>L’opera è struttura in modo semplice e chiaro, in modo da poter essere fruita da un registro di fruizione quanto più ampio, compresi i ragazzi in ambito scolastico. Tuttavia, è corredata rigorosamente da una mappa bibliografica per approfondimenti.</p>
<p>E’ sezionata in: una nota storica che presenta cifre e contestualizzazioni in modo da poter valutare l’entità del campo di concentramento, descrizione delle testimonianze e dei nazisti responsabili, cenni bibliografici delle testimonianze e indicazioni delle fonti. I capitoli tematici individuano gli argomenti cardine della vita tragica al campo: 1994, arrivo a Ravensbruck, Blocco 17, la visita medica e la doccia, il lavoro, l’appello, infermeria, sopravvivere, le selezioni, marzo e aprile 1945, il ritorno.</p>
<p>L’introduzione,  annunciando la dedica alla madre Mirella, preziosa testimone sopravissuta al campo, e a tutte le altre donne bruciate nel rogo della storia, ci informa anche sul significato del titolo. Nel più grande campo di concentramento femminile in Europa, a Ravensbrück, furono internati 130.000 donne e bambini di 40 nazioni, 1.200 ragazze ai margini del lager principale. Progressivamente, da luogo di rieducazione e di punizione per donne tedesche (oppositrici politiche, detenute comuni, disabili, ebree, testimoni di Geova) a campo di lavoro di sterminio per mezzo del lavoro (produzione di materiale bellico),  e delle camere a gas.</p>
<p>Qui morirono 92.000 donne.</p>
<p>Il progetto di Ambra Laurenzi va conosciuto e apprezzato per qualità e intenzione.</p>
<p>Quanti altri luoghi di questa terra rotonda ora hanno fuochi e ceneri del genere? In quanti inferni la morte viene finanziata dai nostri re e imperatori occidentali?</p>
<p>Ognuno di noi scintilli la sua coscienza.</p>
<p><em><strong>Anna Maria Farabbi- 27 gennaio 2012</strong></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.deportati.it/static/upl/ro/rose_rav.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.deportati.it/static/upl/ro/rose_rav.jpg" alt="" width="220" height="294" /></a></p>
<p>Ambra Laurenzi</p>
<p>LE ROSE DI RAVENSBRÜCK</p>
<p>Fondazione memoria della deportazione A.N.E.D.</p>
<p>Associazione Nazionale ex Deportati Politici nei Campi Nazisti</p>
<p><a href="http://www.ambralaurenzi.com/">www.ambralaurenzi.com</a></p>
<p>Altri riferimenti in rete:</p>
<p><a href="http://www.deportati.it/filmografia/film_rose.html">http://www.deportati.it/filmografia/film_rose.html</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/18496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/18496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/18496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/18496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/18496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/18496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/18496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/18496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/18496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/18496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/18496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/18496/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/18496/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/18496/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=18496&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">Zdzisław Beksiński 7</media:title>
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	</item>
		<item>
		<title>Agnese Gatto – Viaggi dentro la musica: W.A.Mozart- Mozart massone e illuminista per gli ideali di fratellanza.</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/26/agnese-gatto-viaggi-dentro-la-musica-w-a-mozart-mozart-massone-e-illuminista-per-gli-ideali-di-fratellanza/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 10:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agnese Gatto]]></category>
		<category><![CDATA[CARTESENSIBILI]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi dentro la musica]]></category>
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		<category><![CDATA[vita]]></category>
		<category><![CDATA[W.A. Mozart.]]></category>

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		<description><![CDATA[gabriel sainz . Talento precoce, Wolfgang Amadè sarà seguito amorevolmente dal padre Leopold in tutti i suoi tour europei. A sei anni Wolfi è già in tournée alla corte viennese. Continui viaggi nel mondo cosmopolita europeo, tali che Wolfgang assimila &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/26/agnese-gatto-viaggi-dentro-la-musica-w-a-mozart-mozart-massone-e-illuminista-per-gli-ideali-di-fratellanza/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19029&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>gabriel sainz</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/gabriel-sainz-10.jpg"><img class="size-full wp-image-19036 aligncenter" title="gabriel sainz 10" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/gabriel-sainz-10.jpg?w=500" alt=""   /></a><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Talento precoce, Wolfgang Amadè sarà seguito amorevolmente dal padre Leopold in tutti i suoi tour europei. A sei anni Wolfi è già in tournée alla corte viennese. Continui viaggi nel mondo cosmopolita europeo, tali che Wolfgang assimila con grande facilità, respirandola e facendola sua tutta,la cultura, o meglio l’humus europeo tout-court, facendolo proprio. Parigi, Londra, la Germania, i continui tour in Italia per studiare, per farsi conoscere, per imparare da grandi maestri. Decisivo, nel suo rapporto col pianoforte- meglio fortepiano, è la scoperta ad Augsburg del fortepiano Stein. E’ il 1777; prima di allora suonava indifferentemente fortepiano e clavicembalo. Dal 1777 la scrittura per pianoforte ( sonate, concerti per pianoforte, musica da camera con pianoforte, liederistica con pianoforte) cambiano incredibilmente: nella sostanza, nella ricchezza, nella capacità, nell’ampiezza, nella presenza enorme rispetto ad una già amplissima produzione musicale.<span id="more-19029"></span></p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/mozart-spartito.jpg"><img class="aligncenter" title="Mozart spartito" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/mozart-spartito.jpg?w=297&#038;h=218" alt="" width="297" height="218" /></a></p>
<p>Come esecutore Wolfgang è tra i massimi del suo tempo. Già, il suo tempo… celebrato ed osannato in vita fino ad un certo punto, poi….. e poi la cultura facile boema di un Kozeluch, altre questioni, l’affanno della vita, circostanze altre, biografie misteriose, malattia, la povertà, l’indifferenza di un mondo che lo aveva osannato bambino, un’altra stroria, un altro vento che soffia nella vecchia Europa ormai borghese.</p>
<p>Dicevo, uno dei più grandi esecutori del suo tempo: così Wolfgang non ricerca- come altri- facili effetti funambolici, virtuosismi fini a se stessi, ma sensibilità, ‘sensucht’,’ ‘mit empfindung’, e il suo dono innato rende vibranti e tenere, affettuose e gioconde le sue esecuzioni. Così Wolfgang Amadè lascerà nel segno grafico della sua scrittura, la sua scrittura musicale, se stesso così come è, con una perizia e precisione impressionanti della scrittura stessa, nonché la sua nitidezza, la sua facilità a leggersi, quasi come semplice, spontanea, possibile a tutti. Dal 1780 Wolfgang Amadè predilige per le sue esecuzioni pubbliche l’ ‘Anton Walter’ di Vienna, un fortepiano che amerà particolarmente. L’interesse del pubblico lo lascia senza spiegargli un ‘perché’ dal 1786; lui stesso sarà sempre più attratto dall ‘opera lirica e dai progetti operistici.</p>
<p>A cinque anni dalla morte, dimenticato da tutto e da tutti in una fossa comune.</p>
<p>Abituato frequentatore dell’ ‘intellighenzia’ più progressista del suo tempo, Wolfi è un uomo di straordinaria cultura ( è in possesso di una selezionatissima biblioteca, conosce e studia i classici come i suoi contemporanei, la sua contemporaneità coeva letteraria). Wolfgang è anche uomo di grande umanità. Personaggio scomodo e irriverente, coltiva nella sua vita quegli ideali illuministi di libertà ed eguaglianza senza mai cadere comunque nelle derive ideologiche della grandiosa congerie storica di cui fa parte: nel ‘Don Giovanni’ scrive e fa cantare “viva la libertà”, l’aria fin ch’han dal vino, ‘giovinette che fate l’amore’: è il 1787 e la Rivoluzione Francese sarà celebrata nel 1789.</p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/mozart-spartito-1.jpg"><img class="aligncenter" title="Mozart spartito 1" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/mozart-spartito-1.jpg?w=287&#038;h=195" alt="" width="287" height="195" /></a></p>
<p>Libertario convinto, fervente anticlericale, coltiva una forte visione sacrale dell’esistenza: è una singolare visione del mondo, non del tutto assimilabile a quelle correnti multiple e ‘illuminate’ che sfoceranno nella Grande Rivoluzione Francese. E’ questo un Mozart massone e rivoluzionario, per un’etica individuale e sociale, in cui la fratellanza umana è il regno e il luogo della vera libertà. Di fatto la Massoneria era un’associazione con fini umanitari e filantropici, di natura esoterica e spiritualistica. Ovviamente Wolgang, quanto anche il padre Leopold, non intenderanno mai parlare liberamente del loro aderire alla Massoneria. Ci pensa la moglie di Wolfi, Costanze Mozart, che il 27 novembre 1799- a otto anni dalla morte del congiunto- informa gli editori Breitkopf &amp; Haertel di un progetto, in gran parte andato perduto, concepito dal Nostro per fondare una Nuova Società Segreta, ‘La Grotta’. Già il suo nome ha una forte carica simbolica: si evoca l’antro scuro, il rifugio, inteso nella ‘maniére’ di J.-J. Rousseau, dal mondo, attraverso il quale l’iniziato deve passare per giungere ad una nuova luce.</p>
<p>In questa lettera Costanze scrive: “ voi sapete che Mozart era massone “ ( Lidia Bramani, ‘Mozart massone rivoluzionario, Milano, Mondadori,2005,p.25.).</p>
<p>“ Il termine ‘grotta’ accoglie gli infiniti volti che la natura assume nel sentire mozartiano: c’è il lato idilliaco ed edificante, ma anche un che di selvaggio, buono, vero, autentico, ancora di rousseauniana ascendenza, utopia di una dimensione insieme tenera e trascendente, ‘legame tra il dio che scorre all’interno e all’esterno dell’uomo, tra le leggi che regolano il cosmo e le leggi che dovrebbero reggere il mondo. “ (ibid.,p.25.).</p>
<p>Natura è dunque intesa come diritto ad essere se stessi, fino in fondo, contro ogni costrizione esterna, diritto già ribadito nel giovanile “Bastien und Bastienne” , Singspiel.</p>
<p>“Allora ispirò il soffio refrigerante della natura: la volta del cielo che tutto racchiude è il mio tetto; e mentre così giaccio, e il mio sguardo scivola nelle sue profondità infinite, il mio animo è aperto, quieto e sereno come lui .”</p>
<p>Dice Alfonso ( Da Ponte) in ‘Così fan tutte’:</p>
<p>- La ‘Grotta’, spazio pericoloso e dell’orrore è, e può quindi diventare, lo spazio ‘materno. E il sentimento della natura in Mozart è quello stesso, nel suo ‘humus’ e nella sua semantica, che si ritrova in tutta quella intellighenzia che da ‘Sturmer’ diventerà protoromantica, direi preromantica. -</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/26/agnese-gatto-viaggi-dentro-la-musica-w-a-mozart-mozart-massone-e-illuminista-per-gli-ideali-di-fratellanza/"><img src="http://img.youtube.com/vi/LjJzPok_qmE/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Nel gennaio 1791 Mozart musica due lieder dai titoli inequivocabili ed emblematici:</p>
<p>“Sehnsucht nach dem Fruehlinge” K596 e “ Das Kinderspiel” K 598.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/26/agnese-gatto-viaggi-dentro-la-musica-w-a-mozart-mozart-massone-e-illuminista-per-gli-ideali-di-fratellanza/"><img src="http://img.youtube.com/vi/RVpSlkSen3E/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Editi dal massone Ignaz Alberti, insieme al “Der Fruehling” K597, compaiono in una raccolta per l’infanzia ( W.A.Mozart, “Liedersammlung fuer Kinder und Kinderfreunde am Klavier, Wien, 1791): è ancora una volta rousseauniano il senso de “Das Kinderspiel” come esaltazione del mondo psicologico spontaneo, ingenuo, incontaminato, naturalmente ed autenticamente del fanciullo, del bimbo. L’infanzia è per questo il punto fondamentale, con i suoi modi di esplicarsi, visti e rivissuti affinché possano essere recuperati dall’adulto Wolfgang Amadè, artista nostalgico: è l’infanzia mitica dell’età dell’oro, soffocata da convenzioni e pregiudizi in cui traspare una sorta di simbiosi felice – per questo da recuperare attraverso l’arte – tra uomo e natura: di qui il senso degli aggettivi ‘ ingenuo’ e ‘sentimentale’, attributi di naturalezza, naturalità, tanto cari sia all’ultima stagione illuministica – il mito del ‘Buon Selvaggio’ di J.-J. Rousseau – che alla prima stagione romantica a ridosso dello Sturm und Drang del F. Schiller, “Sulla poesia ingenua e sentimentale” . Di qui una profondissima coerenza culturale ed artistica tra questi e il Nostro, tale che si giustifica storicamente la collocazione tardo illuministica e protoromantica dello stesso, Wolfgang Amadè Mozart, e allo stesso tempo si verifica ciò che per me è stato lo spunto di questo lavoro, riprendendo la memoria e riportandola all’analisi dell’ultimo concerto in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra n.27 K 595, di cui già vi suggerii la lettura e spunti interpretativi.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/26/agnese-gatto-viaggi-dentro-la-musica-w-a-mozart-mozart-massone-e-illuminista-per-gli-ideali-di-fratellanza/"><img src="http://img.youtube.com/vi/fV1SI2Mg2qE/2.jpg" alt="" /></a></span>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Così il nostro Wolfgang Amadè diventa con le sue ultime opere ‘Cherubino’, ombra che insegue il corpo, sospeso tra ‘maschile’ e femminile’, “voi che sapete che cosa è amor”, tra infanzia e vita adulta, smaterializzazione di pensiero e matericità sentimentale, dove la sincerità delle emozioni ,ingenue e sentimentali appunto, sono guardate con infinita tenerezza e così trasmesse per miracolo, e per magia a noi stessi.</p>
<p>Questo per me è e rimane il testamento artistico dell’uomo, genio, artista, musicista, mistero, Wolfgang Amadè Mozart.</p>
<p>Cari amiche e amici: buon viaggio! Cordialmente vostra</p>
<p><strong>Agnese Gatto-</strong> 29 dicembre 2011.</p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/albero-dellinfanzia.jpg"><img title="albero dell'infanzia" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2011/12/albero-dellinfanzia.jpg?w=286&#038;h=212" alt="" width="286" height="212" /></a></p>
<p><em><strong>Post Scriptum</strong></em>: mossa da amore e  passione, praticamente folgorata dalla bellezza delle composizioni, anch&#8217;io ho scritto un testo che ha per radice W.A.Mozart, dalla Grande Messa in do minore KV 427,&#8221; Kyrie&#8221;, muove i suoi passi la 415 Hertz aprés Mozart , poesia e video che ho composto qualche tempo fa, traendo verbi e soggetti da un&#8217;arco intero della mia vita in musica. Buona lettura e buon ascolto. Sempre vostra. Agnese Gatto</p>
<span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/26/agnese-gatto-viaggi-dentro-la-musica-w-a-mozart-mozart-massone-e-illuminista-per-gli-ideali-di-fratellanza/"><img src="http://img.youtube.com/vi/Aah3cIzoGRY/2.jpg" alt="" /></a></span>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/19029/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/19029/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/19029/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/19029/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/19029/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/19029/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/19029/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/19029/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/19029/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/19029/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/19029/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/19029/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/19029/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/19029/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19029&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">gabriel sainz 10</media:title>
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			<media:title type="html">Mozart spartito</media:title>
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			<media:title type="html">Mozart spartito 1</media:title>
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			<media:title type="html">albero dell&#039;infanzia</media:title>
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	</item>
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		<title>Antonia Zecchinato- Le forme dell&#8217;IRIDE- Mostra</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 09:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
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		<category><![CDATA[Assessorato alla Cultura/Attività Culturali Padova]]></category>
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		<category><![CDATA[San Rocco- via S. Lucia- Padova]]></category>
		<category><![CDATA[Universi Diversi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il dialogo tra forma e colore, il rigore compositivo della geometria valorizzato dalla morbidezza della materia, l’equilibrio tra le parti sono il trade-mark delle opere di Antonia Zecchinato, che con la mostra dal titolo Le forme dell’ I R I &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/26/antonia-zecchinato-le-forme-delliride-mostra/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19768&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<h1></h1>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/nuova-immagine1.jpg"><img class="alignnone  wp-image-19770" title="Nuova immagine1" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/nuova-immagine1.jpg?w=531&#038;h=573" alt="" width="531" height="573" /></a></p>
<p><span id="more-19768"></span><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/nuova-immagine.jpg"><img title="Nuova immagine" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/nuova-immagine.jpg?w=552&#038;h=395" alt="" width="552" height="395" /><!--more--></a></p>
<h1></h1>
<h1></h1>
</div>
<div>
<div>Il dialogo tra forma e colore, il rigore compositivo della geometria valorizzato dalla morbidezza della materia, l’equilibrio tra le parti sono il trade-mark delle opere di Antonia Zecchinato, che con la mostra dal titolo Le forme dell’ I R I D E presenta al pubblico la produzione recente della sua trentennale ricerca stilistico-formale nell’ambito della textile art.<br />
L’artista, che da sempre si confronta e interagisce con lo spazio espositivo, ha costruito appositamente per l’oratorio di San Rocco una serie di opere tessili che saranno accompagnate da alcuni lavori esibiti in prestigiosi appuntamenti internazionali di fiber art ed esposti per la prima volta in Italia.<strong></strong></div>
<div>.</div>
<div></div>
<div><strong>INAUGURAZIONE : venerdì 3 febbraio 2012 ore 18.00</strong><strong>ORATORIO di SAN ROCCO- VIA S.LUCIA- PADOVA</strong></div>
<div>
<p><strong>Ingresso libero</strong></p>
<p>La mostra proseguirà fino al giorno 11 marzo 2012  con il seguente orario:</p>
<p>9:30 &#8211; 12:30 / 15:30 &#8211; 19:00, lunedi&#8217; chiuso</p>
</div>
</div>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/19768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/19768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/19768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/19768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/19768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/19768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/19768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/19768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/19768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/19768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/19768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/19768/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/19768/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/19768/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19768&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>IL BIANCO, CASA DELLA PAROLA DOLENTE- A. Pivanti intorno a “Il libro degli haiku bianchi”</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/25/il-bianco-casa-della-parola-dolente-a-pivanti-intorno-a-il-libro-degli-haiku-bianchi/</link>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 10:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[Augusto Pivanti]]></category>
		<category><![CDATA[CARTESENSIBILI]]></category>
		<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Agustoni]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[A. Pivanti]]></category>
		<category><![CDATA[Gazebo Verde Editore]]></category>
		<category><![CDATA[haiku]]></category>
		<category><![CDATA[Il libro degli haiku bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Jean Marie Massau La lettura recente de Il libro degli haiku bianchi ha lasciato un sapore che riconduceva a una sovrapposizione – ad un colto da alberi diversi, ma con una radice comune – che non sapevo attribuire in luogo &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/25/il-bianco-casa-della-parola-dolente-a-pivanti-intorno-a-il-libro-degli-haiku-bianchi/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19625&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Jean Marie Massau</em><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/haiku2.jpg"><img class="size-full wp-image-19638 aligncenter" title="haiku2" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/haiku2.jpg?w=500&#038;h=500" alt="" width="500" height="500" /></a></p>
<p>La lettura recente de <strong>Il libro degli haiku bianchi</strong> ha lasciato un sapore che riconduceva a una sovrapposizione – ad un colto da alberi diversi, ma con una radice comune – che non sapevo attribuire in luogo e valore; un sovrapporsi del quale non avevo capacità di ricostruire perimetri e coincidenze, e nemmeno inizio, fine, bisettrici e attraversamenti.<br />
L’altrettanto recente rilettura di Feux, piccolo testo di Marguerite Yourcenar uscito da Gallimard nel 1974, ha improvvisamente restituito l’itinerario, orientando il ritorno all’ancora più minuto testo di Agustoni, consentendo perciò di ritrovare il retrogusto che era rimasto fermo sulle papille gustative di entrambe le letture.<span id="more-19625"></span><br />
Non si tratta di analogia formale o stilistica: tra i “quasi haiku” di Nadia Agustoni e gli intermezzi tra figure “classiche” (spesso in forma di epigramma) di Marguerite Yourcenar vi sono profonde differenze di modo. Ma l’abisso che entrambe raggiungono, per vie differenti, è sorprendentemente comune, arredato con mobili tutti verniciati con un condiviso <em>color of pain</em>. Proprio nella stanza del dolore – o, meglio, nelle forme asimmetriche delle pareti dolenti – si trova il vetro opaco oltre il quale si scorgono, reciproche, le due figure delle autrici (una per parte): Nadia, nella proiezione della veranda che apre al giardino (l’uccelletto / sa / il periplo della luce // il compiersi / estraneo / dell’ora), Marguerite, nella camera del talamo rubato (Non esiste / un amore infelice: / non si possiede / se non ciò che non si possiede. // Non esiste / un amore felice: / ciò che si possiede / non lo si possiede più).<br />
Nadia Agustoni – coinquilina di versi in LietoColle, ove ha recentemente pubblicato l’importante Il peso di pianura per la cura di Piero Marelli – sa essere, in questo libriccino, molte cose in un tempo: tersa e sola come l’aria che conduce il suono (l’esito delle campane / a sera: / questa solitudine), portatrice di abbagli improvvisi che nascondono l’ombra (il sole impagliato, / l’ardere degli occhi / dietro la luce), testimone (involontaria?) del naturalismo di Émile Zola (Sono vicina a credere / al fiore che s’apre, / non a grammatiche) piuttosto che della metafisica di Macedonio Fernandez (Né prima né dopo / sono in noi… / La mente è omonimia // non del medesimo / ma della materia, / del transito).<br />
Anche in questa lettura del molteplice, non sembri azzardato il paragone con Yourcenar: nelle pur ovvie diversità tra il dire appartato di Nadia e l’appartenenza all’Accademia di Marguerite, Agustoni ha una capacità chirurgica di dire senza nascondere, eppure di suscitare un’attesa ove “colmare” sembra ineludibile (ma ogni radice / non sa che la terra… / il significato è dopo). E che – com’è nella nota dell’autrice – Nadia Agustoni parli di “un dire quasi bianco” conferma l’altro tassello cui appendere con sicurezza il quadro delle similitudini, dove il “quasi bianco” sfuma nel “bianco chiaro” di molte visioni coloristiche sparse in testi diversi di Yourcenar.<br />
La piccola raccolta <strong>Il libro degli haiku bianchi, nella Collana Gazebo Verde a cura di Mariella Bettarini e Gabriella Maleti</strong>, si apprezza per le molte ragioni descritte, oltre che per una pregnante difesa del profondo di sé come strumento di crescita e verità.<br />
Con le parole dell’autrice:<em> L’erba è solo erba / ma nulla / è meno superficie.</em></p>
<p><strong>Augusto Pivanti- 2012</strong></p>
<p><strong><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
</strong></p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/nadia-agustoni-il-libro-degli-haiku-biamchi-copertina.jpeg"><img class="wp-image-19676 aligncenter" title="Nadia Agustoni-Il libro degli haiku biamchi-copertina" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/nadia-agustoni-il-libro-degli-haiku-biamchi-copertina.jpeg?w=281&#038;h=394" alt="" width="281" height="394" /></a></p>
<p style="text-align:center;">NADIA AGUSTONI, IL LIBRO DEGLI HAIKU BIANCHI- GAZEBO VERDE 2007</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/19625/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/19625/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/19625/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/19625/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/19625/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/19625/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/19625/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/19625/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/19625/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/19625/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/19625/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/19625/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/19625/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/19625/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19625&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>F.Ferraresso: breve viaggio nei marosi del testo &#8220;La nascita, solo la nascita&#8221; di Luigia Sorrentino</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/24/f-ferraresso-breve-viaggio-nei-marosi-del-testo-la-nascita-solo-la-nascita-di-luigia-sorrentino/</link>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[# Fernanda Ferraresso]]></category>
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		<category><![CDATA[Fernanda Ferrarresso]]></category>
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		<category><![CDATA[Manni Editore 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[Jean François Rauzier . A volte mi domando come un corpo così pesante, quale è quello del nostro pianeta, che continuamente partorisce terra e mare e montagne e creature di ogni genere e specie in tutte le stagioni, sia così &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/24/f-ferraresso-breve-viaggio-nei-marosi-del-testo-la-nascita-solo-la-nascita-di-luigia-sorrentino/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19666&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em>Jean François Rauzier</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://zupi.com.br/images/uploads/jfrancois7.jpg"><img class="alignnone" src="http://zupi.com.br/images/uploads/jfrancois7.jpg" alt="" width="680" height="272" /></a></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://zupi.com.br/images/uploads/jfrancois77.jpg"><img class="alignnone" src="http://zupi.com.br/images/uploads/jfrancois77.jpg" alt="" width="680" height="388" /></a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>A volte mi domando come un corpo così pesante, quale è quello del nostro pianeta, che continuamente partorisce terra e mare e montagne e creature di ogni genere e specie in tutte le stagioni, sia così lieve, visto dal cosmo e visto che galleggia e fluttua, e non posso non stupirmi nel pensare che non sia densa la materia che lo sorregge, visto che poi è la stessa lievissima sostanza che noi respiriamo, perché si traduce in cielo e aria ed è così leggera da passare le barriere minuscole degli alveoli nei nostri polmoni, ci colonizza il sangue con il sole. E poi penso a noi, che sul suo corpo siamo un niente e riusciamo, forse resuscitando, da secoli e secoli  a crederci pensanti e dunque pesanti, consistenti, corpi che <span id="more-19666"></span>hanno un potere, un potere capace di schiacciare i propri simili e  cambiare la storia di popolazioni intere, non solo di esigui gruppi di migranti, e modificare in questo modo la faccia del pianeta. Noi,  lo siamo tutti migranti nell’universo, elementi di un campionario celeste, che gareggiano in circhi di stupidità all’ennesima potenza, mentre qui, il nocciolo che ci ospita corre nel circo massimo di un magnifico caos che ci è sconosciuto praticamente per intero. Qualunque  peso dell’uomo è un niente, per la terra che lo ospita, eppure sembra  vero il contrario e cioè che sia la terra che pesa all’uomo, occupato a guardare in modestissime porzioni del suo occhio ormai cieco ed involuto, occhio di un recluso nella gabbia di Platone, dove la statua vede e l’uomo va tastoni. Ricordare che la terra è solo una sfera che naviga nel cosmo e che all’interno il fuoco governa i cataclismi e le geografie di tutte le nazioni, dovrebbe permettere a tutti di inquadrare la falsa faccia di un inesistente potere, che taluni si vorrebbero arrogare nei confronti di tutti gli altri loro pari e che se vi sono popoli a cui la terra viene negata, da sempre, questo accade per colpa di proiezioni mentali: i-deo-logie religiose, politiche, economiche…Solo falsificazioni. Tutte provengono da un vuoto in cui l’uomo getta se stesso nella fossa e fin tanto che non si renderà conto che è la sua carne che divora niente sarà di fatto nascita, come auspica Luigia Sorrentino in questi versi.  Stragi, genocidi, deportazioni, torture, fosse comuni: questa è la polpa e la polvere della terra che abitiamo. Terra aperta al cielo che continuamente la rinasce. Morte dopo morte, dal seme più piccolo alla faglia in mezzo all’oceano muore naturalmente qualcosa che si rigenera in altro corpo.  Eppure oggi non si vede più la morte,  non certo per averne capito l’estensione, dopo ore e ore di filmati e proiezioni, ed è piuttosto per incapacità a sostenere il suo con il nostro sguardo, la sua parola profondissima con il nostro esiguo superficiale silenzio, che voltiamo lo sguardo come si cambiasse canale radio o frequenza tv. Forse vedere morire è sentirsi morire e per questo è meglio altro, qualunque cosa è meglio della paura di comprendere che l’altro è noi, moltiplicato per milioni di esseri e di volte e volti e di vite, ieri e domani, tutti in questo oggi. Elementali sono: terra, acqua, fuoco, il ceppo che vive bruciando nel grembo e  rappresenta la necessità di ritrovare il nostro corpo intatto, l’origine perduta, la bolla d’aria che procrea non solo il verbo pronunciato costruendo il segno di una lingua non più madre carnale. Scrivere, credo sia stato da sempre cercare l’uomo esiliato e mi piace pensarlo come colui che ha lasciato le mura di “Il’io“, teatro di quella guerra, di Troia, narrata nell’Iliade e poi nell’Odissea e l’Eneide e ancora molti altri testi. Ma è la guerra, come quella di Troia, che si continua a cantare e che non è mai stata distrutta e oggi non c’è né sacro, né epica o poema che possa pareggiare i morti che tutte le guerre hanno conteggiato tra le proprie righe e i solchi, in pagine di terra che sono tutto ciò che  mappa il mondo.  Schliemann nel 1871 riscoprì la città di Ilio, noi ancora non abbiamo capito che è l’io che dobbiamo rigettare in mare per farlo viaggiare e aprire le porte al noi che è quel luogo della sacralità in cui la singolarità si fa plurale, proprio come nell’acqua tutte le gocce, nel fuoco tutte le lingue delle fiamme e nessuna è allontanabile dalle altre.</p>
<p><strong>fernanda ferraresso- gennaio 2012</strong></p>
<p style="text-align:center;"><em>Jean François Rauzier</em></p>
<p><a href="http://www.hyper-photo.com/hyperpano/babelbrueghel/preview.jpg"><img class="alignnone aligncenter" src="http://www.hyper-photo.com/hyperpano/babelbrueghel/preview.jpg" alt="" width="583" height="349" /></a></p>
<p><strong>Da “La nascita, solo la nascita&#8221;</strong></p>
<p>QUESTA INFURIATA MATERIA</p>
<p>il braccio universale di questa cosa che fluttua<br />
nel ronzio in declino<br />
nella trama della canapa che invecchia<br />
sul viso della poesia, il lamento<br />
nauseabondo<br />
la morte spontanea, la morte<br />
nella pace dell’inguine<br />
dove è più del caldo del padre<br />
della vertebra,<br />
il palmo su cui terminerai molto prima<br />
nelle intemperie della rosa<br />
nell’aria difforme delle gelate di aprile<br />
perenne, come spada la leggerezza del fiore<br />
fende<br />
questa infuriata materia espulsa dal suo peso<br />
che braccia umane scardinano e separano<br />
madre di estemporanea ebbrezza<br />
sprovvista di tallone</p>
<p>*</p>
<p>madre obliqua ricoperta da strati e inverni<br />
sulle ginocchia mentre spinge di anca la salita<br />
ceduta, proprio dove ora si trova il peso<br />
corrucciato nel frinire delle cicale<br />
con l’euforia della scoperta disseminata<br />
tra gli sterpi, le piccole rughe ai lati degli occhi<br />
evapora il giorno lento, nella stagione che conta<br />
la stagione che ti conforma all’umano<br />
su quella base incerta<br />
su quel corpo lasciato obliquo a difendere la prima<br />
vedovanza<br />
uno strascico di ombre dove la luce è orfana<br />
e il cammino ha recessi di tallone</p>
<p>*</p>
<p>basta un abbraccio, una curva dell’onda<br />
lontano dalla terra fecondata dagli aratri della pioggia<br />
specialmente quando il vento di maggio si fa fuoco<br />
e la luce irrompe<br />
dalle maree sollevate e il sangue spazzato via<br />
attraverso la carne espulso come il mare<br />
esibisce la sua lacrima, balza la genesi<br />
vena ardente nitida eredità sta piantata nel mio<br />
petto<br />
a forza devo liberarmi dalla nascita che mi fu contagiosa<br />
nel mare in marcia contro gli anni contro le pianure e<br />
la desertificazione<br />
l’urto</p>
<p>*</p>
<p>se solo tu avessi un istante sotto questo<br />
millesimo<br />
chiuso nel bottone di ogni tua immersione<br />
quando tutto per noi emerge come un cratere<br />
ti dicono questa è la cavità,<br />
questa la legge delle esplosioni<br />
una natura morta,<br />
dove si consuma il movimento<br />
vedi, questo è il significato della materia<br />
da ombra a sangue e carne, dissolta da ogni lato<br />
e non discutere gli argini, il letto<br />
d’acqua che spunta all’improvviso<br />
pattugliato dalle gambe degli angeli</p>
<p style="text-align:center;"><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><em>Jean François Rauzier</em></p>
<p><a href="http://zupi.com.br/images/uploads/jfrancois1.jpg"><img class="aligncenter" src="http://zupi.com.br/images/uploads/jfrancois1.jpg" alt="" width="601" height="360" /></a></p>
<p>l’impeto lo tiene sotto la sferza<br />
schierandosi con la forza sa dove andare<br />
in principio – almeno così dissero –<br />
un battesimo senza acqua benedetta<br />
consapevole del limite anche nella nebbia<br />
la ritrosia dell’albero non fece più frutti<br />
e fu inevitabile<br />
lo chiamarono l’albicocco dai fiori lattei<br />
e gli tolsero gli occhi con il riverbero del sole<br />
per segnale ebbe uno spasmo<br />
una forchetta che buca il tronco<br />
e lo solleva su un’enorme onda<br />
la caduta fu violenta<br />
scure d’acqua e di spuma che avvelena<br />
e affligge</p>
<p>*</p>
<p>il passaggio del millennio<br />
l’offerta sacrificale al dio della guerra<br />
il suo fuoco perenne<br />
le mille vie della scellerata<br />
incline alla discesa<br />
con mano leggera di essere<br />
forte distruzione del genere umano<br />
furente<br />
la treccia del mare batte<br />
il respiro universale della madre<br />
il feroce impatto amplificando<br />
il centro doloroso</p>
<p>*</p>
<p>ha il respiro gravido l’impatto<br />
il cervello chiuso in un istante<br />
nella velocità con cui si muove la scheggia<br />
dopo l’esplosione<br />
non c’è grado o misura per la schiera degli afflitti<br />
vengono<br />
ma il presagio non ha volto<br />
l’onda ribatte sulla faccia<br />
e il nodo non cede alla pressione anzi<br />
rimbalza fino a fare male<br />
per questo capita che un bambino<br />
muoia per l’occidente<br />
quando costruisce un pallone<br />
siamo noi il pezzo mancante?<br />
o è dio che non esiste?</p>
<p>*</p>
<p>tutto è passato sempre<br />
anche il vento delle cicale<br />
che sbattono qui vicino<br />
senza tregua<br />
il male è assoluto<br />
a questo passaggio non posso che assistere<br />
senza grandi espressioni<br />
compiendo parole leggere o di piombo<br />
non credo ai miei occhi per tutta questa<br />
sperfezione<br />
pronunciata come montagna<br />
panorama del brutto<br />
incompiuta</p>
<p>***</p>
<p><a href="http://poesia.blog.rainews24.it/files/2011/07/la_nascita.jpg"><img class="alignnone" src="http://poesia.blog.rainews24.it/files/2011/07/la_nascita.jpg" alt="" width="225" height="319" /></a></p>
<p><strong>Luigia Sorrentino -  “La nascita, solo la nascita” (Manni 2009)</strong></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>RELATIVAMENTE ALL&#8217;AUTRICE</p>
<p>Luigia Sorrentino è nata a Napoli. Giornalista e poeta, vive a Roma e lavora a Rainews. Cura per il sito del canale il primo blog di Poesia della Rai, Poesia. (<a href="http://poesia.blog.rainews24.it/" target="_blank"><span style="color:#800080;">http://poesia.blog.rainews24.it/</span></a>).<br />
Tra le sue più recenti pubblicazioni: <em>C’è un padre</em> (Manni, 2003), <em>La cattedrale</em> (Il ragazzo innocuo, 2008), <em>L’asse del cuore</em> (in Almanacco dello Specchio Mondadori 2008), <em>La nascita, solo la nascita</em> (Manni, 2009).</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/19666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/19666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/19666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/19666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/19666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/19666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/19666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/19666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/19666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/19666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/19666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/19666/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/19666/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/19666/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19666&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>TRASMISSIONE DAL FARO N. 27- A.M.Farabbi: Chiacchierata con una creatura analfabeta. Parlando della mia riconoscenza verso Milena Nicolini. Scrivendo di getto.</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/23/chiacchierata-con-una-creatura-analfabeta-parlando-della-mia-riconoscenza-verso-milena-nicolini-scrivendo-di-getto/</link>
		<comments>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/23/chiacchierata-con-una-creatura-analfabeta-parlando-della-mia-riconoscenza-verso-milena-nicolini-scrivendo-di-getto/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 09:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[# Anna Maria Farabbi]]></category>
		<category><![CDATA[#Trasmissione dal faro]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[CARTESENSIBILI]]></category>
		<category><![CDATA[Milena Nicolini]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Rubrica]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Farabbi]]></category>
		<category><![CDATA[Italo Lanfredini]]></category>
		<category><![CDATA[Rosso pietra Edizioni 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Trasmissioni dal faro]]></category>
		<category><![CDATA[Tre porte ad un padre]]></category>

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		<description><![CDATA[Italo Lanfredini- Oltre la soglia . Guarda questo libro, aspetta non aprirlo non ora, guardalo con lentezza come chi intuisce che dentro c’è il mondo. Direi così a una creaturina analfabeta davanti a me. E le farei toccare la copertina, &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/23/chiacchierata-con-una-creatura-analfabeta-parlando-della-mia-riconoscenza-verso-milena-nicolini-scrivendo-di-getto/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19547&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Italo Lanfredini- Oltre la soglia</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/oltre-la-soglia.jpg"><img class="alignnone  wp-image-19701" title="oltre la soglia" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/oltre-la-soglia.jpg?w=382&#038;h=579" alt="" width="382" height="579" /></a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>Guarda questo libro, aspetta non aprirlo non ora, guardalo con lentezza come chi intuisce che dentro c’è il mondo. Direi così a una creaturina analfabeta davanti a me. E le farei toccare la copertina, con il dito percorrere la porta del maestro Italo Lanfredini – a me carissimo carissimo (e non commetto ripetizione) &#8211; e poi con l’indice e il medio salire la scala d’argilla. Le fermerei il polso perché non prosegua oltre. In questa sospensione le narrerei due tre cose di quella donna che ha scritto il libro e che ha creato il mondo oltre quella scala.<br />
La signora è una mia amica ma questo non conta niente. Io sono feroce: il mio cuore pulsa diritto anche dentro la nebbia, dentro gli abbagli del sentimento, dentro le dolcezze infinite dell’affetto. Ho un cuore strano che legge la poesia nella sua nudità, scarnisce la polpa sentendo il midollo. Annullato ogni retorico sentimentalismo, arrivo all’essenza: <span id="more-19547"></span>questa signora è esemplare, secondo me,  perché sta alla poesia totalmente, umilmente, rovesciando la sua fragilità in tenacia, tessendo rigore ricerca relazione in un  corpo a corpo amoroso, quasi violento quasi tenerissimo, fino al collasso. Pratica l’opera e non il proprio nome e cognome (vorrei che si comprendesse questa mia breve frase senza che io la descriva).<br />
Ogni sua esperienza è stata studio, incessante, ostinato, indelebile. Dal tornio interiore alla scrittura, ha lavorato, scorticato, sprofondato in sé stessa e nelle carte degli altri. Si è messa a servizio delle opere, combattendo da partigiana per scalfire e sfondare le assenze editoriali. Non ultima la sua battaglia per Daria Menicanti.<br />
Ma torno al cammino del dito: dunque, in cima alla scala d’argilla di Italo Lanfredini ci fermiamo per annusare il mondo. O meglio, entriamo nella cruna, nell’occhiello strettissimo, dentro cui vita e morte sono innestate l’una nell’altra, conficcate l’una nell’altra, in dolore reciproco, in una lingua sconvolgente che scoperchia la meraviglia bellissima e l’orrore plumbeo.<br />
Ci sono opere che sono arrivate su questa soglia terremotata e terremotante, oltre quelle citate da Milena Nicolini: Gina Lagorio con Capìta, Roberta Tatafiore con La parola fine (mi prometto di scriverne), Hervé Guibert Citomegalovirus,… sono perle di una collana organica di biologia letteraria. Ha la loro natura questo libro di Milena Nicolini: figlia e padre, abbracciati, annodati insieme, dolenti ma con respiro ed emozione, emergono dalle acque amniotiche della creazione, traendo forza, sostanza, solidarietà, sorellanza, da spicchi di altri opere, di altri autori autrici segnanti. Imperdonabili, come direbbe Cristina Campo. Nicolini li trasforma in travi dentro una prospettiva, una fuga di accessi, uno dentro l’altro. Questo gesto poetico architettonico è soprattutto politico: indica l’importanza fondamentale della comunità, della comunità dei maestri necessari, utili, orientanti, generanti: coloro che ci portano la parola, la bocca, la mano per un tratto di strada. Fiaccole in marcia nella notte.<br />
Questa architettura mi appartiene. Mi piace. Non è rinascimento fine a sé stesso dentro cui l’io si esalta. Qui l’io femmina grida bestialmente, bestemmia, e poi improvvisamente riavvolge la voce in una curva morbida di pietà, non tanto per il padre amato che sta morendo, ma per sé. Cambiano vertiginosamente i ritmi, i paesaggi esistenziali, così come i minuti non sono uguali mai e rivelano improvvisi e capovolgimenti.<br />
Così, dentro un corridoio di voci, uno solo è il canto d’amore che attraversa: quello della figlia al padre morente, ombelico a ombelico, in un baratto di sacra intimità, di gestualità che è linguaggio, di parola pane rarissima e nutriente come in tempo di carestia e di pellegrinaggio. Lui è steso a letto, stanchissimo, vivo qua e là tra sciabolate di luce limpida, lei lo guarda si chiede elabora sta zitta, lui parla con una parola pietra focaia in dialetto che è terra buttata tra le lenzuola e la flebo. Lei che dentro quel corpo riassume tutto di sé della lingua del dialetto della terra della madre dell’altare dei profumi dell’icona dentro cui prega.<br />
Direi a quella creatura che la poesia è così: mettere a fuoco il proprio corpo, la propria identità, l’anima della relazione con il tu, spogliarla da ogni  sublimazione, diventare lo gnomone della meridiana a costo di essere folgorato dalla canicola della solitudine.<br />
Diventare onesto di fronte alla meraviglia e all’orrido e tanto sapiente da scrivere senza eccesso.<br />
Ecco ciò che conta di questi tempi, come ora sarà per sempre: esporsi dopo aver lavorato fino allo spasimo,  coltissimi dopo aver divorato intere biblioteche, idioti con le mani dentro l’argilla di sorella morte sorella amore sorella parola sorella silenzio sorella nulla mentre ci divarica e, talvolta,  ci permette il miracolo di creare.<br />
<strong>Anna Maria Farabbi -  gennaio 2012</strong></p>
<p>.</p>
<p>Milena Nicolini<br />
Tre porte ad un padre. Rosso pietra, 2011</p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/img020.jpg?w=203&amp;h=300"><img class="alignnone" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/img020.jpg?w=203&#038;h=300&#038;h=299" alt="" width="203" height="299" /></a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/19547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/19547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/19547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/19547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/cartesensibili.wordpress.com/19547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/cartesensibili.wordpress.com/19547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/cartesensibili.wordpress.com/19547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/cartesensibili.wordpress.com/19547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/19547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/19547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/19547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/19547/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/19547/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/19547/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19547&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Federico Federici &#8211; Schemi dell’ombra</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/22/federico-federici-schemi-dellombra/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 10:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[e book]]></category>
		<category><![CDATA[Federico Federici]]></category>
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		<category><![CDATA[Lughia]]></category>
		<category><![CDATA[Schemi dell’ombra- e book]]></category>
		<category><![CDATA[sculture di sabbia e rocce]]></category>

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		<description><![CDATA[lughia . 16 settembre 2007 Le cose nei loro nomi invisibili sono il mondo muto, una cosa sola in esso, il mondo all’oscuro di tutto, compreso solo al fuoco che divora di continuo per non farselo sfuggire inerte, di nuovo &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/22/federico-federici-schemi-dellombra/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19536&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em>lughia</em></p>
<p><a href="http://www.lughia.com/1/images/670_0_964454_228213.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.lughia.com/1/images/670_0_964454_228213.jpg" alt="" width="531" height="397" /></a><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><em>16 settembre 2007</em></p>
<p>Le cose nei loro nomi invisibili sono il mondo<br />
muto, una cosa sola in esso, il mondo all’oscuro<br />
di tutto, compreso solo al fuoco che divora di continuo<br />
per non farselo sfuggire inerte, di nuovo<br />
oblio continuo delle cose, il mondo,<br />
una dopo l’altra, la distanza che disabita<br />
le dita, questo è scritto:<br />
uno spazio chiuso, una scatola o<br />
un vuoto che non ha pareti, dove imprime<span id="more-19536"></span><br />
in un attimo il soffio la voce, sino a sconfinare;<br />
il pensiero primo è l’eco, che ritorna<br />
tutto, anche il cielo, anche da una superficie<br />
d’acqua ferma. Tremano le cose, e la voce<br />
che le fa tremare – il nome le ferma,<br />
il nome dato toglie le cose al mondo –<br />
non le fa riflettere. Rimangono negli occhi.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><a href="http://www.lughia.com/1/images/670_0_964472_228213.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.lughia.com/1/images/670_0_964472_228213.jpg" alt="" width="531" height="377" /></a></p>
<p><em>23 settembre 2007</em></p>
<p>È strana la luce in cui sostano le cose ancora<br />
prima di scoprirsi muovendo a lato, staccandosi<br />
da un estremo all’altro, discorrendo, ricoprendosi<br />
di crepe, contravvenendo, cadendo risonanti in cavità<br />
di buio, che gli occhi non hanno mai visto, facendo<br />
tremare lo spazio, sommessamente, come sapessero<br />
in fondo la tenebra occulta che le riempie, in ogni taglio<br />
infiltrata ad orlo di luce, dove poco più chiarita<br />
affiora agli occhi, preme lo sguardo, senza liberarsi.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.lughia.com/1/images/670_0_845760_228213.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lughia.com/1/images/670_0_845760_228213.jpg" alt="" width="531" height="399" /></a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><em>Frankfurt, 3 gennaio 2008</em></p>
<p>Arrivi sempre meno velocemente alla morte: non è<br />
forse come dicono gli altri che si cade tutti in un non<br />
essere improvvisamente. Ci si abitua anzi poco a non<br />
esser vivi quasi, per riflesso, giunti a un certo tempo,<br />
rimandandosi a domani col pensiero, sino a che rallenta<br />
tanto che scompare indietro, resta, l’identica cosa in cui<br />
ci sapevamo vivi, come non trovandoci allo specchio, come<br />
fosse stata tutta un’altra cosa che non sapevamo immaginare<br />
addormentarsi piano dietro ogni movimento.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.lughia.com/1/images/670_0_845786_228213.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lughia.com/1/images/670_0_845786_228213.jpg" alt="" width="531" height="381" /></a></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><em>Frankfurt, 4 gennaio 2008</em></p>
<p>Conoscere queste cose è imparare a pronunciare il nome<br />
che le fa tremare, avvicinare la bocca all’opera del mondo,<br />
disfarne a caso con un soffio i nodi, metterla in relazione.<br />
Per quanto dura – è dura – la pelle sopra le ossa trasfigura<br />
una eternità diversa, che si è attaccata sotto, al fondo, a lungo,<br />
nel risvolto della superficie. La terminazione a tutto.<br />
Lì non c’è parola, che tenga a separarsi dal suo seme d’aria,<br />
cadono le distinzioni. Lì non c’è più nulla in cui rifletta se stessa,<br />
cresca: solo questa piega di carne dove tutto è preso, perso – si<br />
perde – in una vastità di luce, appena trema.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://www.lughia.com/1/images/670_0_845846_228213.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lughia.com/1/images/670_0_845846_228213.jpg" alt="" width="531" height="399" /></a></p>
<p style="text-align:center;">.</p>
<p>Federico Federici<br />
Schemi dell’ombra (e book)</p>
<p><em>Tra ciò che si vive e ciò che si pensa, il rapporto è come tra il sasso in mano e la cima</em><br />
<em>della montagna: di somiglianza lontana</em></p>
<p><a href="http://leserpent.wordpress.com">http://leserpent.wordpress.com</a><br />
collana di Poesia: le betulle nane<br />
PaginaZero- Via Villalta 41- 33100 Udine<br />
<a href="http://rivistapaginazero.wordpress.com">http://rivistapaginazero.wordpress.com</a><br />
redazione@rivistapaginazero.</p>
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	</item>
		<item>
		<title>LE PAROLE AGRE, Narda Fattori &#8211; Lettura ed esercizi di in-taglio di F. Ferraresso.</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/21/le-parole-agre-narda-fattori-lettura-ed-esercizi-di-in-taglio-di-f-ferraresso/</link>
		<comments>http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/21/le-parole-agre-narda-fattori-lettura-ed-esercizi-di-in-taglio-di-f-ferraresso/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 10:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[# Fernanda Ferraresso]]></category>
		<category><![CDATA[CARTESENSIBILI]]></category>
		<category><![CDATA[Editrice L’Arcolaio]]></category>
		<category><![CDATA[intrecci]]></category>
		<category><![CDATA[letture]]></category>
		<category><![CDATA[Narda Fattori]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Storia e società]]></category>
		<category><![CDATA[editrice L’Arcolaio - Forlì]]></category>
		<category><![CDATA[Escher]]></category>
		<category><![CDATA[Le parole agre]]></category>
		<category><![CDATA[lettura]]></category>

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		<description><![CDATA[Escher Da El sol- Franco Scataglini Nomi, fuligginose scriture ineloquenti, non ha più continenti l&#8217;anima de le cose. Per mano su la brecia chi prenderà el bambini, la voce del divino paterno ceh s&#8217;intrecia a le verdi tonsure de l&#8217;erba, &#8230; <a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2012/01/21/le-parole-agre-narda-fattori-lettura-ed-esercizi-di-in-taglio-di-f-ferraresso/">Leggi l'articolo completo <span class="meta-nav">&#8594;</span></a><img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&amp;blog=5943077&amp;post=19587&amp;subd=cartesensibili&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:center;"><em>Escher</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/escher_castrovalva.jpg"><img class="alignnone  wp-image-19602" title="escher_castrovalva" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/escher_castrovalva.jpg?w=361&#038;h=464" alt="" width="361" height="464" /></a></p>
<p>Da El sol- Franco Scataglini</p>
<p><em>Nomi, fuligginose<br />
scriture ineloquenti,<br />
non ha più continenti<br />
l&#8217;anima de le cose.</em> <em><br />
</em></p>
<p><em>Per mano su la brecia</em><em><br />
chi prenderà el bambini,<br />
la voce del divino<br />
paterno ceh s&#8217;intrecia<span id="more-19587"></span></em></p>
<p><em>a le verdi tonsure<br />
de l&#8217;erba, ai dritti ferri<br />
de le reti, sui sterri,<br />
mezo a radici impure</em></p>
<p><em>(el brillio de la foia<br />
</em><em>che rivela la piova,<br />
</em><em>la lumaga che sdova<br />
</em><em>lenta, de controvia)?</em> <span style="color:#ffffff;">.</span><br />
<em></em></p>
<p><em>Sul mare del frumento,<br />
</em><em>dulceza e nostalgia<br />
</em><em>de nave senza scia,<br />
</em><em>chi rivedrà più el vento?</em></p>
<p>*</p>
<p>LE PAROLE AGRE &#8211; Narda Fattori</p>
<p>&#8221; Sono tempi agri di silenzi inetti<br />
i padri si scavano le mani per i figli<br />
e i figli si fanno d’ I- Pod e messaggini<br />
e si sfracellano su macchinine giocattolo<br />
costose però e tanto<br />
siamo intelligenze bordeline<br />
in libera uscita e ci mancano pretesti<br />
per  gli incontri<br />
per rimediare all’arsura della gola<br />
con acqua fresca senza additivi<br />
ci manca un canto comune un coro<br />
un Ade dove rimanere a ascoltare<br />
il flautato canto di Orfeo<br />
che tuttavia fece pietra di Euridice<br />
cosa ci manca allora che hanno<br />
i monti le nuvole i fiori gli uccelli?<br />
Ci resta una stanchezza di parole<br />
aride nel solco che più non si concimò<br />
e nulla resterà diversamente da ieri<br />
ancora i potenti ancora i prepotenti<br />
ancora le acquate e il livore del sole<br />
nelle nuvole grigie dentro le invernate.&#8221;</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p style="text-align:center;"><em>Escher</em></p>
<p style="text-align:center;"><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/escher-pettorano.jpg"><img class="alignnone  wp-image-19603" title="Escher Pettorano" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2012/01/escher-pettorano.jpg?w=247&#038;h=425" alt="" width="247" height="425" /></a></p>
<p style="text-align:center;">.</p>
<p>Tristezza, un pozzo lustro. Disgusto, un muro senza rimpianto. E la parola taglia il cielo in scene di luce che  rade al suolo ciò che trova, lungo un basso ingobbito orizzonte, dove la sostanza della politica scrive la miseria sociale di quanti sentono la terra mancare sotto i piedi e i padri azzittiti. Quanto duole la parola che pronuncia Narda nel restare dentro un gozzovigliare, nell&#8217;ombelico di una lunghissima storia di vite umane, di idee come correnti, oggi trasformatesi in una impotente potenza fallimentare, in cui la poesia apre il suo arma-d&#8217;io e carica a salve ogni pallottola a ben più lunga gittata. Denuncia anche la poesia la sua incapacità, la sua insolvenza ad essere i-dea, persa in un improprio vociare, blaterare funesto, quasi canto funerario in cui l&#8217;indistinto belare e blablare non tesse che rumore senza lasciare il male del mare, quell&#8217;acuta fragranza nello sconvolgersi e rompersi delle onde, nel lettore prono sulla curva della riva come su una valva,  chiglia con cui la parola si mette in acqua, sul bordo della bocca  e nella lingua avanza tra modi, moti ondosi  che sondano, non dissodano soltanto, il fondale. Chi legge elegge  il dis-agio del dire, tra rocce e spuntoni che tagliano e inabissano i natanti che non sanno tenere la rotta, che non sanno temere il mare. Scandaglia, Fattori,  lo scandalo dell&#8217;esistere oggi,  senza resistere, senza essere noi re di questa umanità migrante da un vuoto ad un interstizio della lussuria , non del lusso che la parola esalta, inalberandosi sulla vetta di altissime profondità umane, precipitando in sa(ra)cchi d&#8217;angoscia, piccole buie bugie con cui vorrebbero voltarci la faccia al retro della nostra fossa, già sotto l&#8217;orma del piede, senza parola che coniughi al futuro qualsiasi azione tra le nostre braccia. Es-ondare, questo di Fattori, sotto il pelo dell&#8217;acqua pesante, l&#8217;enormità dell&#8217;errore e dell&#8217;erranza, e l’accidia, nostra, inabili o disabilitati ad aprirci l&#8217;occhio, grigio e spento come il cielo plumbeo, come tutto il ferro delle guerre e delle prepotenze di cui anche la parola si fa redattrice collaborante, in quel suo pesante silenzio atomico, misura di quel belare senza nemmeno istinto, indistinto frusciare d&#8217;aria tra un fuori e un dentro. E valicando le sue orme non ho potuto non chiedermi se questa semina minasse il sè oppure portasse un carico di domande feconde, perché queste, entrambi, sono le azioni che ho sentito forti ascoltando la sua voce tra le battute dei testi. Quale è la misura di una parola?  E quanto è esteso il disegno che configura? Quanto e dove arriva il segno con cui traccia l&#8217;involucro del suo corpo e con quello accoglie il mondo? La leggenda narra di Elissa, principessa di origine fenicia, figlia del re di Tiro. Alla morte del padre, Pigmalione il fratello di Elissa, sale al trono e fa uccidere a tradimento lo zio, marito di Elissa, per prendere tutte le sue ricchezze. Dopo la morte del marito, insieme alla sorella e a pochi fedeli, Elissa fugge per mare finché approda in Libia. E’ per questo che Elissa viene ricordata con il nome di Didone, cioé l’errante. La Libia era la terra di Jarba, re dei Getuli. Jarba non vuole dare ai fuggiaschi né asilo né terre ove stabilirsi, a meno che Didone non acconsenta a sposarlo. La donna rifiuta e allora il re le concede tanta terra quanta ne può contenere una pelle di bue. Didone accetta la sfida e, con uno stratagemma: fa tagliare la pelle in striscie sottili che, legate insieme, formano un nastro per recintare, anziché coprire, la terra richiesta. Piace ai matematici pensare che la lunga striscia di pelle abbia delineato una semicirconferenza chiusa dalla riva del mare. Didone avrebbe così risolto un problema isoperimetrico: determinare la figura piana di area massima, avendo a disposizione un perimetro fissato. E&#8217; un po&#8217; quello che accade alle parole che delimitano oggetti, luoghi, territori che noi abitiamo da anni, da secoli, da millenni e, sembra, sempre con gli stessi risultati e gli stessi nefasti effetti collaterali dovuti ai re-cinti di vana-gloria. Abitare le parole, adibirle a nostro vestimento, spesso mascheramento, non ci permette di allontanarci dalla prigione in cui siamo condannati o dall&#8217;erranza in cui siamo costretti, stringendoci intorno una corda che non logora se stessa per sforzo, ma l&#8217;ideatore del tessuto e del gioco. In-ventare e in-venare le parole dovrebbe essere un gioco magnifico a cui ciascuno è chiamato a prendere parte, così da stendere sotto i nostri piedi un terreno che sconfina con il mare ed entrambi nel cielo si fanno viandanti celesti, pur restando fermi, immobili nella statuarietà di ogni parola usata, luogo che accoglie e conserva l’atto della scrittura o del con-versare.</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>&#8221; Io gioco con le parole e con le parole<br />
canto e rido e faccio convito<br />
ballo la loro musica sempre variata<br />
a volte ben accordata su ampio fiato<br />
o dura e aspra come colpi di maglio<br />
che batte il tempo sulla roccia e la scaglia<br />
per regalarla al mare che la fa duna.</p>
<p>Io mi riempio la bocca di parole pensate<br />
che dal ventre sono risalite alle anse<br />
di un cervello sconvolto di sinapsi<br />
che passano o trapassano messaggi<br />
che si confondono e se si inerpicano cadono</p>
<p>povero pensiero e povere parole<br />
che culla scomoda e malconcia la mia testa<br />
e contraddittoria e bla bla e ble ble<br />
un impasto azzimo a nutrimento</p>
<p>una fuga di giorni senza calendari<br />
settimane e giorni e ore sottobraccio<br />
al niente e molta superbia a raccontarlo.&#8221;</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
Solitamente quando si pensa alla parola che scrive si pensa al viaggio che si compie, attraversando recinti di profondissime valli,  necropoli e mausolei, vette altissime e irte, casa delle spine, non rose, dei venti,  non batuffoli o morbide paste frolle. Narda Fattori in qualche modo agisce come Didone e  invece di stenderle, come una pelle intera e in terra,  con le parole agisce le situazioni che solitamente descrivono il nostro essere, praticamente ri(s)volta l&#8217;azione, ci cuce un&#8217;asola o anche un&#8217;isola, un territorio in fronte al mare e curva l&#8217;orizzonte, come fosse un tessuto paesano, una canapa lavorata a diritto e guardata di rovescio. Il viaggio è questo posizionare la lente non oltre la misura del corpo che produce la parola, che la esplode in sé e poi la lavora arrotolandola e arrotandola nella bocca e infine lanciandola lontano (PA! &#8230;. RRRRRRO &#8230; LA&#8217;&#8230;si vede l&#8217;azione?) ma rimanendo ferma, in asse, nel proprio fuoco salta, rimbalza costruendosi proprie balze, da parola a parola, come fossero montagne sollevate tra giorni senza calendario e ore da prendere sottobraccio. Le svuota, dai pesi metafisici e le mette nella bocca del caos quotidiano, misura loro la variazione di entropia e la dilatazione del senso tutto umano di ospitare o rigettare quell&#8217;acqua scura di tutte le ansie, che come una nidiata di  anaconda,  costruiscono le curve di un fiume non facilmente navigabile, perché nelle sue anse afferra e trattiene i corpi delle cose, li punge con aculei appuntiti d&#8217;ira  e insuperbiti di ignoranza, covata come le serpi in seno all&#8217;ottusità degli sguardi. C&#8217;è inquietudine nella fuga dei giorni, in quel fare rumore con parole non dette e spiattellate in bla bla bla e ble ble in cui gli organi della bocca non si fanno testimoni e (de)scrittori di memoria individuale e collettiva. La bocca, cioè l&#8217;organo con cui la phonè articola i suoi suoni, battendoli tra i magli del palato, tagliandoli con il falcetto della lingua e poi seminandoli di fiato li catapulta oltre l&#8217;avo-rio dei denti, continuamente in bilico tra  nuove parole e parole antiche da cui si sono( s)ben-date, per muovere i propri passi.</p>
<p><em>“Me resta la parola/Sopra la mia batana/se tufa giu&#8217; &#8216;n cocale,/me grida, guturale,/s&#8217;inarca e s&#8217;alontana./Risponderia repente/ma chiusa &#8216;nte la gola/sicome un balbuziente/ me resta la parola.“ Scataglini lo scrive in  &#8220;E per un frutto piace tutto l&#8217;orto&#8221;</em>.</p>
<p>Sembra rispondergli da una finestra aperta sul suo orto Narda:</p>
<p>&#8220;Nel tragitto erto e irto ansante<br />
verso una maturità  beffarda<br />
di slancio mi capofitto dalla guglia<br />
del lampione come foglia novembrina<br />
arrossata stropicciata franta</p>
<p>non più farfalla solo crepuscolo di foglia.</p>
<p>Nel giardino curo una mitologia di rose<br />
che mi punge e stillo una goccia rossa<br />
sul prato verde – lo scontro con lo spino<br />
è porta che non chiude ai venti<br />
finestra con le inferriate del tempo<br />
fabbro che nelle ossa scrisse a scalpello<br />
la mia origine e la mia sorte<br />
proprio lì dentro l’osso<br />
l’odore delle perdite i vuoti delle assenze<br />
tutte le stupefazioni.</p>
<p>Verrà giorno di riconoscimenti &#8211; uno statuto<br />
di eternità simile a una paralisi<br />
di tutti i nervi motori e di ogni sinapsi -</p>
<p>impotente incapace inesperta implacabile<br />
inabile a varcare i fossi.&#8221;</p>
<p>E ancora :</p>
<p>&#8220;A raccontarla la favola del dolore<br />
a raccontarla intera<br />
senza un lieto fine senza una fine</p>
<p>spostati – le dico- fatti più in là-<br />
ma sta come una mignatta<br />
a bermi il sangue si fa grossa<br />
sul mio animo sempre più lasso.</p>
<p>Ma la fatica a dirla com’è grossa<br />
e lì sul foglio a schiacciarla tutta<br />
e con la pelle nuova ferita ma dolce<br />
la sua presa quasi  un’anestesia</p>
<p>ma no ti schiaccio non ti cedo<br />
ecco vedi lo scrivo in rosso<br />
non mi piego non ti voglio<br />
se proprio vuoi stammi accanto<br />
stammi in un silenzio quieto<br />
senza danni.</p>
<p>Sarai mia cura e medicina<br />
parola sporca- mio lemma amaro</p>
<p>mia passione<br />
infine salvezza mia.&#8221;</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>E&#8217; da questo dia-logare che la voce di Narda Fattori, la sua scrittura, mi è sembrata una comunità che (non) parla, ma con la paro-la afferra e ferra il segno dell&#8217;inquietudine, ne affila le unghie per farne strumenti di una acuminata sezione del mondo. Vi(s)ta è vita e mette in guardia chi guarda ciò che si tocca, è carne nostra, polpa che parla. Per questo, ancora una volta la sua parola ha agganciato in me l&#8217;altra, voce come la sua sicura, non scura, che non si perde nel grigio della nebbia e dei fumi delle nostre città. Scataglini scrive:</p>
<p><em>“Per me vita e scritura/ene compagni, el sai,/tuta scancelatura/dopo dulor de sbai./Se cerca &#8216;n sono lindo/drento de sé e se trova/el biatola&#8217; d&#8217;un dindo/spersose &#8216;nte la piova.”</em></p>
<p>E ancora scrive:<br />
<em></em></p>
<p><em>“C&#8217;e&#8217; chi lascia un poema/e chi non lascia niente/&#8230; Pero&#8217; te m&#8217;hai inganato,/vechio, e pe&#8217; non mori&#8217;/muto com&#8217;eri stato,/m&#8217;hai lasciato un giardi&#8217;.”</em></p>
<p>E Narda ancora, come prima, sembra rispondergli dall&#8217;altro lato del giardino:</p>
<p>&#8221; S’è fatta notte inquieta nel paese<br />
trasecolo in questa radura di silenzio</p>
<p>ho i capelli ben annodati sulle spalle<br />
le mani profumano appena lavate<br />
anche i piedi non sono gonfi e stanchi<br />
ogni traccia del viaggio è scomparsa</p>
<p>ma dove sono? Quale silenzio è questo?</p>
<p>Qualcuno mi dica dove sono giunta<br />
C’è nessuno? Parlatemi datemi un alito<br />
di vento per scompigliare questo perfetto<br />
silenzio ingannatore o usurpatore</p>
<p>mi ha rubato mali e malori risate e utopie<br />
mi ha rubato l’andare il noto e l’ignoto<br />
voglio una trave sulle spalle voglio<br />
le ustioni i graffi  i piedi scalzi<br />
una tunica di canapa lacera</p>
<p>perché non mi risponde nessuno!</p>
<p>Me ne andrò dunque sola all’oscuro<br />
ma non avrò paura non mi stupirò<br />
se nessun luogo è in attesa.&#8221;<br />
<span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span>Certo è cambiato il modo di stare davanti alla pagina, oggi un video sembra inondarti di luce piena, sembra illuminare tutte le parole eppure, appena dietro il video, da qualunque parte si guardi quel vetro, sembra che l&#8217;unica cosa che è rimasta sia un vuoto, un vuoto che non è d&#8217;autore e non è detto che sia frutto del silenzio da cui nasce una parola germinante, ma (fra)s(t)uono che contro il muro di disattenzione e indifferenza si rompe.</p>
<p>In chiusura ultime battute di Narda Fattori che scrive:</p>
<p>&#8220;Il silenzio qui<br />
mi tiene compagnia come un foulard<br />
o un vecchio cane cieco e fedele<br />
in una cuccia di stanchezza</p>
<p>quante volte dovrò morire perché si faccia<br />
polvere della mia carne respiro lungo?</p>
<p>E di tutti gli amati  farne oltre quell’uscio<br />
un banchetto festoso<br />
o una litania di assenti<br />
orme sul cuore eternamente pianti ?</p>
<p>Non è mio stile e costumanza ma</p>
<p>qualcuno mi sa indicare la via del ritorno<br />
nel sereno di un cielo settembrino prima<br />
di tutte le grandi migrazioni a sfrecciarlo<br />
in un addio allegro di ciarle e di richiami?</p>
<p>Partirò – l’ha deciso la sorte &#8211; partirò<br />
con la rondine che ha perso  la rotta<br />
il compagno il nido e la grondaia<br />
e non  ha ai rimpianti  né volge lo sguardo<br />
sulla terra che fu dono sempre<br />
immeritata meraviglia .&#8221;</p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span><br />
<span style="color:#ffffff;">.</span><br />
<em><strong> gennaio 2012</strong> &#8211; <strong>fernanda ferraresso</strong></em></p>
<p><span style="color:#ffffff;">.</span></p>
<p>LE PAROLE AGRE , Narda Fattori &#8211; Editrice L’Arcolaio &#8211; Forlì</p>
<p><a href="http://img3.libreriauniversitaria.it/BIT/855/9788895928555g.jpg"><img class="alignnone" src="http://img3.libreriauniversitaria.it/BIT/855/9788895928555g.jpg" alt="" width="200" height="285" /></a></p>
<p>Relativamente all&#8217;autrice: <strong></strong></p>
<p><strong>Narda Fattori </strong>è nata e risiede a Gatteo ( FC), ha scritto numerose opere di didattica per le maggiori case editrici del settore,  ha pubblicato cinque volumi di poesie:<em> <strong>Se Amor Parla</strong></em>, Editrice Autore Libri (FI), 1995; <strong><em>E curo nel giardino la gramigna</em></strong>, Ibiskos Editrice, 1996, a seguito di un primo premio con pubblicazione; <em><strong>L’una e i falò</strong></em>, editrice “Il Vicolo” di Cesena (FO) 1998; <em><strong>Terra di nessuno</strong></em>, edizioni “il Corriere della Garfagnana”, 2000.( 1° premio “Olinto Dini” di Castelnuovo G. Lucca); <strong>Verso Occidente</strong>, 2004 , Fara Editore, Rimini; <em><strong>Cronache disadorne</strong></em>, 2007 , ed. Joker. Ha scritto il racconto lungo <em><strong>A Natale specialmente</strong></em>, per Il Vicolo editore, 2007. Nel 2009 ha pubblicato l’opera in versi <strong>Il verso del moto</strong>, Moby Dick editore. Tutti i libri pubblicati hanno ricevuto premi nazionali collocandosi spesso al primo posto. E’ inoltre presente con una silloge di 10 poesie in ciascuno dei volumi antologici  <em><strong>Voce Donna 1997</strong></em>, <strong><em>Voce Donna 1998 </em></strong>e <em><strong>Voce Donna 1999</strong></em> editi da “Il Vicolo” di Cesena per iniziativa del municipio della città. , nell’antologia “<strong>Santarcangelo della poesia”</strong> , Luisè Editore ( RN); nell’antologia<strong> “Il novecento</strong> <strong>etico- religioso”</strong> a cura di Vittoriano Esposito, Bastogi Editore, e con una silloge dal titolo “<em>A che punto è la notte?</em>” nell’antologia Farapoesia. Poesie singole sono ospitate in numerose riviste. Scrive prefazioni e postfazioni , recensioni, e fa parte di alcune giurie di premi prestigiosi. E’ stata recensita da qualificati critici. Recensioni dei suoi libri sono apparse su riviste di rilievo di poesia, nei blog, sui quotidiani.</p>
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