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		<title>Kendell Geers: Irrespektiv- MART, Rovereto</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 07:56:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
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Mart, Rovereto
31 ottobre 2009  				- 7 febbraio 2010
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A cura di&#160;Warren Siebrits, Jérôme Sans, Paulo Herkenhoff, Christine Macel, Rudi Laermans e Liveven de Cauter.
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Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto presenta la mostra “Irrespektiv” dell’artista Kendell Geers, nato in Sud Africa e da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7257&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
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<p>Il Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto presenta la mostra “Irrespektiv” dell’artista Kendell Geers, nato in Sud Africa e da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale.</p>
<p>A cura di Warren Siebrits, Jérôme Sans, Paulo Herkenhoff, Christine Macel, Rudi Laermans e Liveven de Cauter, “Irrespektiv” è una coproduzione europea, che associa musei e istituzioni artistiche del Belgio, dell’Inghilterra, della Francia e dell’Italia.<br />
Il titolo, una parodia del termine “retrospettiva”, esprime immediatamente il tono della mostra e la pone all’insegna dell’impegno politico e della provocazione.<br />
Geers è stato attivo in prima linea nella denuncia delle follie dell’apartheid, ed è giunto a modificare la propria data nascita, per farla coincidere con il maggio 1968.<br />
Un rimando al maggio francese che dà il senso della consacrazione all’impegno politico e sociale dell’artista.</p>
<p></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/29/kendell-geers-irrespektiv-mart-rovereto/"><img src="http://img.youtube.com/vi/0569JbJFYYc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p></p>
<p>Con i suoi lavori, Kendell Geers esplora i limiti e i confini geografici, linguistici, politici, sociali, sessuali e psicologici dell’uomo.<br />
L’artista rivendica, infatti, la necessità di prendere posizione rispetto al mondo in cui viviamo. Da questo atteggiamento critico – che evita però ogni visione manichea della realtà – nasce un’arte impegnata, che coinvolge totalmente l’artista a livello personale, e trascina il pubblico all’interno dell’opera, rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica. Le stesse reazioni ed emozioni del visitatore, spaesamento, attrazione o rifiuto, sono parte costitutiva delle opere di Kendell Geers.<br />
Al Mart, il visitatore potrà sperimentare tutto ciò su di sé a partire dall’opera che introdurrà la mostra. L’installazione “POSTPUNKPAGANPOP” (2008), un inedito assoluto per l’Italia, consiste in un labirinto circondato di uno speciale filo spinato, inventato dalle forze di polizia sudafricane con lo scopo di infliggere più danni di un comune filo spinato.</p>
<p><a href="http://www.mart.trento.it/UploadImgs/2559_02_Kendell_Geers___TheGardenOfTheEarthlyDelights.jpg?w=600"><img class="alignnone" src="http://www.mart.trento.it/UploadImgs/2559_02_Kendell_Geers___TheGardenOfTheEarthlyDelights.jpg?w=600" alt="" width="345" height="517"/></a></p>
<p><i><b>Kendell Geers &#8211; Garden of Earthy Delights, 2004. Lucchetti, dimensioni variabili. Collezione Giuliani, Roma</b></i></p>
<p>Non è consentito limitarsi ad “ammirare” l’opera, ma è necessario interagire con l’opera: il visitatore deve scegliere da che parte andare. Il “labirinto” ha due diverse uscite: una porta al resto della mostra, l’altra conduce fuori, verso il contesto rassicurante della collezione permanente del Mart.<br />
In questa come in altre installazioni, l’inferno dell’Apartheid in Sud Africa affiora in modo ossessivo, ma Kendell Geers non si propone di raccontare né spiegare, quanto piuttosto di coinvolgere e di far rivivere al visitatore la propria condizione esistenziale. La critica di Geers al sistema dell’Apartheid è implacabile proprio perché è espressa da chi l’ha vissuta in prima persona: l’artista riversa sul suo lavoro e le sue opere tutta la paranoia, l’ambiguità, la violenza e l’ipocrisia proprie della piccola borghesia bianca sudafricana di quell’epoca. Allo stesso tempo, oltre alla provocazione, è presente in queste opere anche un importante elemento di ironia e distacco, perché l’artista non mira a imporre le proprie opinioni personali, ma invita l’osservatore a riflettere sulle proprie scelte.</p>
<p>Dopo essere stata presentata in Belgio (Kendell Geers vive e lavora a Bruxelles) con due progetti complementari allo S.M.A.K di Gand e al BPS 22 di Charleroi, in Inghilterra al BALTIC Centre for Contemporary Art di Newcastle e al MAC Musée d&#8217;art contemporain di Lione, la mostra si conclude in Italia, al Mart, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento.<br />
In ognuna delle sedi l’artista ha ripensato il progetto, rendendo ogni esposizione diversa e originale rispetto alle altre.</p>
<p><a href="http://www.mart.trento.it/UploadImgs/2558_03_Kendell_Geers___HouseOfSpirits.jpg?w=600"><img class="alignnone" src="http://www.mart.trento.it/UploadImgs/2558_03_Kendell_Geers___HouseOfSpirits.jpg?w=600" alt="" width="345" height="229"/></a></p>
<p><i><b>Kendell Geers &#8211; House of Spirits, 2005. Ferro, acciaio, filo spinato, diametro 420 cm, Courtesy Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin</b></i></p>
<p><b>Riferimenti MART:</b></p>
<p><a href="http://www.mart.trento.it/context_mostre.jsp?area=42&amp;ID_LINK=9&amp;id_context=2414">http://www.mart.trento.it/context_mostre.jsp?area=42&amp;ID_LINK=9&amp;id_context=2414</a></p>
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		<title>Sulle tracce dei cardellini- Lucetta Frisa</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 11:05:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Emanuele Luzzati- Eden

Si tratta di un libro, dalle dimensioni contenute, illustrato da G. Carrozzini ( la copertina) e da Giuseppe Pellegrino. Bianco cangiante l&#8217;involucro esterno, quasi di neve come il fondo delle pagine interne, con scritte in rosso magenta e un&#8217;immagine centrale, un uccellino  anch&#8217;esso rosso dietro una rete metallica nera, inevitabilmente richiamano inquadrature visive [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7221&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Emanuele Luzzati- Eden</em></p>
<p><a href="http://www.icoloridelsacro.org/articms/admin/upImages/31/Luzzati%20-%20Eden%201994_resized.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.icoloridelsacro.org/articms/admin/upImages/31/Luzzati%20-%20Eden%201994_resized.jpg" alt="" width="483" height="309" /></a></p>
<p>Si tratta di un libro, dalle dimensioni contenute, illustrato da G. Carrozzini ( la copertina) e da Giuseppe Pellegrino. Bianco cangiante l&#8217;involucro esterno, quasi di neve come il fondo delle pagine interne, con scritte in rosso magenta e un&#8217;immagine centrale, un uccellino  anch&#8217;esso rosso dietro una rete metallica nera, inevitabilmente richiamano inquadrature visive e ricordi legati alla cattura e alla reclusione, se non altri più nefasti accadimenti.<span id="more-7221"></span></p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img1181.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7229" title="img118" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img1181.jpg?w=210&#038;h=322" alt="" width="210" height="322" /></a></p>
<p>Me lo ha inviato Lucetta Frisa, questo libro, che lei, immagino, ha sottotitolato: una<em> flanerie.</em> Come a dire che ci sono vagabondaggi, o forse anche  escursioni, in cui la temperatura del corpo, il battito del cuore e della passione variano a seconda dei luoghi visitati o abitati.  Percorre la storia, Lucetta, la storia del cardellino, sembra, mentre ciò che resta catturato dalla sua scrittura, nitida,  a sanguigna, ma pacata, è l&#8217;uomo, in epoche diverse per datazione,  che non evidenziano però un reale progresso, ma un&#8217; invidia, una volontà di possesso e un&#8217; assurda volontà di rinascita, attraversando le spoglie del corpo di questo meraviglioso cantore, che gorgheggia in virtù delle sofferenze patite.Viene infatti accecato, il cardellino, per farlo cantare più soavemente. Non sono riuscita a disgiungere la visione di quelle anime, per altro in condizione diversa (davvero?) che per scelta si sono rinchiuse in conventi di clausura e lì, inebriate dalla mancanza di relazione con il mondo, e inondate da mistiche visioni, cantano lodi al creatore. Mi domando come mai sia d&#8217;obbligo la cecità, prodotta da clausura, l&#8217;allontanamento e la reclusione, la mancanza insomma, per poter accedere alla parte più lieve e migliore di noi. Ma è davvero così?</p>
<p>Non risulta anch&#8217;essa, in qualche modo, falsa? Falsata e falsante perchè prodotta in una situazione di cattività di cui uno patisce e l&#8217;altro gioisce?</p>
<p>E il libro, nei suoi pellegrinaggi nelle diverse teche della storia, nelle diverse dislocazioni geografiche  che raggiunge in un volo, dichiara anche questo, secondo me.</p>
<p>Non mancano le citazioni: poeti, romanzieri, cantanti e pittori che, nel loro percorso, hanno incontrato canarini, cardellini, pettirossi, lasciandosi contaminare dai loro colori, dalle più-me che liberavano nella voce fattasi volo interiore.</p>
<p>Scrive memorie comuni, di noi tutti, Lucetta, dunque tra-scrive ciò che attraversa ognuno di noi, compresa la barbarie del sequestro, della violazione del diritto alla libertà, della sacralità della vita e della scelta, di ciò che ha snaturato le condizioni vitali e la percezione stessa della vita.</p>
<p>Porto l&#8217;ultima pagina, la chiusa che Lucetta Frisa utilizza prima di poter chiudere il suo libro,  per non chiudere  in noi, in realtà,  la possibilità a ripensarci, a rivedere quelle che sono le mortifere condizioni in cui ci relazioniamo con un eden che non si trova altrove nel passato, né vedremo mai nel futuro, se non cambiamo direzione, se non rompiamo quelle gabbie che ci portiamo dentro.</p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img119.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7230" title="img119" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img119.jpg?w=329&#038;h=578" alt="" width="329" height="578" /></a></p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img120.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-7232" title="img120" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img120.jpg?w=328&#038;h=245" alt="" width="328" height="245" /></a></p>
<p>Forse, per chi cattura e resta poi catturato (già lo sostenne Dante nelle righe della sua commedia umana), si tratta di ricostruire un proprio eden in-cantato in cui si pesa sul corpo dell&#8217;altro, libero dalle nostre gabbie e dalle catene psicologiche, psicotiche o addirittura patologiche, e liberando altresì ciò che in noi non ha più suono.</p>
<p>Leggere il libro merita, per questo non ne ho portato nemmeno un frammento, non ne ho staccato nemmeno una piccola piuma, sarebbe stato come decomporre il corpo di una voce che va libera-mente, dalla foresta al giardino, dal cornicione dei palazzi di città fino all&#8217;orecchio dei passanti che, catturati, ne ascoltassero le note.</p>
<p><strong><em>fernanda ferraresso- 28 dicembre 2009</em></strong></p>
<p><a href="http://www.icoloridelsacro.org/articms/admin/upImages/31/takano%20momo.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.icoloridelsacro.org/articms/admin/upImages/31/takano%20momo.jpg" alt="" width="357" height="408" /></a></p>
<p><em>Momo Takano- i colori del sacro</em></p>
<p><em> Riferimenti al libro e alla casa editrice:</em></p>
<p><a href="http://www.edizionijoker.com/Pagine%20libri/LAR%20-%20Sulle%20tracce%20dei%20Cardellini%20-%20Frisa.html">http://www.edizionijoker.com/Pagine%20libri/LAR%20-%20Sulle%20tracce%20dei%20Cardellini%20-%20Frisa.html</a></p>
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		<title>L’invadenza del relitto- Inedito 2009- Marina Pizzi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 10:30:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Tatlin- da &#8220;Un calendaro ispirato dalle incisioni di Gaetano Bevilacqua&#8221;

&#8220;  &#8230;
in sacco alla barbarie del tempo ottuso
gli abitanti passano e non risiedono
&#8230;
murato vivo dalla festa di morire
lungo il lago delle gioie a spasso
piange il pesciolino del bambino
&#8230;
l’ultimo istante è lo straccio del viso
fissato sull’aceto di non rinvenire.
&#8230;
sotto il pane della noia
l’anemia del guado.
nella scansia dell’eclissi [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7189&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Tatlin- da &#8220;Un calendaro ispirato dalle incisioni di Gaetano Bevilacqua&#8221;</em></p>
<p><a href="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_02.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_02.jpg" alt="" width="354" height="486" /></a></p>
<p>&#8220;  &#8230;</p>
<p>in sacco alla barbarie del tempo ottuso</p>
<p>gli abitanti passano e non risiedono</p>
<p>&#8230;</p>
<p>murato vivo dalla festa di morire</p>
<p>lungo il lago delle gioie a spasso</p>
<p>piange il pesciolino del bambino<span id="more-7189"></span></p>
<p>&#8230;</p>
<p>l’ultimo istante è lo straccio del viso</p>
<p>fissato sull’aceto di non rinvenire.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>sotto il pane della noia</p>
<p>l’anemia del guado.</p>
<p>nella scansia dell’eclissi ho perduta</p>
<p>l’edilizia di lusso del mio sangue</p>
<p>&#8230;</p>
<p>le prospettive paniche del sogno</p>
<p>spartiscono le corse con il coma.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>ho pianto lacrime di esodo</p>
<p>fissa alla sedia che detiene</p>
<p>e serra la disperazione.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>qui senza paesi da celebrare</p>
<p>si accelera l’impronta del desiderio</p>
<p>di morire.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>la taglia del malanno fu detta culla</p>
<p>una manciata di esuli qualsiasi</p>
<p>da sotto      il chiostro delle mani       vuote</p>
<p>&#8230;</p>
<p>comunanza d’asma questa sillabare</p>
<p>l’aria. dirupi d’ispezione        questo anatroccolo</p>
<p>col bacio sulla fronte,        salvo.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>con un anello nucleare ho il dito</p>
<p>vergine. sono un agnello che crepa</p>
<p>senza lamento. in tana avevo un varco</p>
<p>di comete. fuoco di musica vederti</p>
<p>tetto di me che non sono suolo.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>dovunque andrò porterò l’enigma</p>
<p>del mare chiuso che non sa esprimersi</p>
<p>&#8230;</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>qui si comprime il fato della stanza</p>
<p>disamata manciata di giocattoli</p>
<p>&#8230;</p>
<p>in pace sulla raffica del vento</p>
<p>sono canuto-caduto e non mi rialzo</p>
<p>più. ridi di me nudità dell’aria.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>ora la vena è immobile e la scienza</p>
<p>un arato di ruggine. quale gelo</p>
<p>chiami nel sonno? quale gerundio</p>
<p>vuoi che non sa darti? eppure muore</p>
<p>l’almanacco e si fa sfinge il fuoco</p>
<p>&#8230;</p>
<p>nessuna scuola equivale al vero</p>
<p>del frate giovane nudo sotto il saio</p>
<p>a dondolo di elemosina a via Chiabrera.</p>
<p>con te non ebbi che gerle di stellacce</p>
<p>intorno al mare che si fa di stagno</p>
<p>&#8230;</p>
<p>qui in fondo si sta come medesime</p>
<p>ripetenze al fango. il grido d’ascia</p>
<p>è la simbiosi del davanzale che tonfa</p>
<p>tonfa l’avventura stabilita. in bilico</p>
<p>ti vedo attore afono per la gogna del golfo</p>
<p>mistico. quale faccenda succederà</p>
<p>al futuro della frana? quale intoppo</p>
<p>per una scatola di cerini umidi?</p>
<p>&#8230;</p>
<p>le gole smilze dei poeti</p>
<p>tacciano per sempre</p>
<p>&#8230;</p>
<p>la meridiana</p>
<p>tragica sul muro ha perno d’osso</p>
<p>che non sa d’umano.</p>
<p>&#8230;</p>
<p>mio padre morì con i calzini da tennis</p>
<p>aveva freddo ai piedi</p>
<p>glieli infilai che pareva un Cristo</p>
<p>che deglutiva paura Filippo morì dopo l’alba</p>
<p>chissà come avvenne</p>
<p>io non c’ero, ero a disperarmi</p>
<p>nella normalità dell’attendere.</p>
<p>ora che restano le ceneri murate</p>
<p>gli anni sono passati sopra i miei</p>
<p>capelli bianchi</p>
<p>&#8230;</p>
<p>con le geometrie dell’acqua</p>
<p>vado a piangere convulse elemosine</p>
<p>di resistenza.</p>
<p>.</p>
<p><em>Tatlin- da &#8220;Un calendaro ispirato dalle incisioni di Gaetano Bevilacqua&#8221;</em></p>
<p><a href="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_01.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_01.jpg" alt="" width="355" height="253" /></a></p>
<p>Ho attraversato le vie e i vicoli, le gallerie e gli androni, salito scale e disceso pareti da terrazzi a perpendicolo sull&#8217;acqua, la  scure di una sera immobilizzata tra le trincee e i relitti, quando la notte non sembra decidersi, quando nulla pro-ferisce altro che sarcofagi svuotati, a causa di una legalizzazione che vorrebbe manovrare anche le cose celesti o infere, quando l&#8217;altrove non si decide a venire,  a (s) <strong>finire</strong> in un buio totalizzante ogni cosa. Qui si vede sempre tutto. Ed è un paese in cui sono collocati pezzi di artiglieria pesante, che spara in continuo proiettili di gomme atomiche, composti arseniosi, cianuri, gas in-combusti e veleni corrosivi,virus e teche intere di batteri, che colonizzano solo la morte.</p>
<p>E, camminando, mi sono crollate addosso le architetture e gli archi di trionfo di una scrittura che credeva d&#8217;essere <em>magistrale</em> interprete di ogni cosa e invece costruiva in-sonorizzate progressioni di censure. Leggendola, mi sono riemerse le lucide sentenze di Artaud: &#8211; Sono arrivato al punto di non sentire più le idee come idee, come rapporti di cose spirituali aventi il magnetismo, il prestigio, l’illuminazione dell’assoluta spiritualità, ma come semplici assemblaggi di oggetti. Non le sento, non le vedo, non ho più il potere di essere scosso da loro […]. Ho perso il sentimento dello spirito, di quello che è propriamente pensabile, o il pensabile in me turbina come un sistema assolutamente staccato, poi ritorna alla sua ombra. E presto la sensibilità si spegne. E nuota come se si trattasse di brandelli di piccoli pensieri […]. Ma al centro di questa miseria senza nome, c’è spazio per un orgoglio, che è anche come un aspetto della coscienza. È come se si concepisse la conoscenza attraverso il vuoto, una specie di grido abbassato che al posto di salire scende. -</p>
<p>Personalmente, quando attraverso le vie della città, la mia che credevo bloccata nelle pietre acconciate delle chiese e dei palazzi antichi, nelle storie comuni della casa del podestà o della curia vescovile, nei transetti delle basiliche, nei quinconci dell&#8217;università o delle tante scuole prestigiose, che un tempo non erano ingombre d&#8217;auto e persone, non ostentavano pienezza, ma mostravano vuoti  in  cui si formavano, in chi si trovava ad attraversarli, quelle predisposizioni d&#8217;animo che muovevano alla possibilità di vedere dei dettagli, o anche solo dei tagli visivi in cui incuneare la memoria, il corpo  tutto, attraverso lo spirito, non solo la mente, lasciatosi operare, da quelle loro abili chirurgie plastiche, per  farsi portare in altri luoghi, slarghi ora difficilmente raggiungibili. Un tempo, là, c&#8217;erano gli odori molli, i profumi delle cere che uscivano dagli androni delle case, dagli antichi palazzi abitati, non adibiti ad uffici o banche  o botteghe di artificiose bigiotterie con cui nascondere se stessi. Erano odo-ri(i) abitati, vissuti, in tutto l&#8217;arco della giornata e per tutta la durata delle diverse stagioni, soprattutto le stagioni dell&#8217;essere, includendovi anche la morte. Era quella, la tavolozza che permetteva di raggiungere un interno senza nemmeno entrarvi, permetteva di percepire l&#8217;altro e di sentirlo vicino, senza escludere, senza chiudere se stessi. Oggi, ovunque si vada, c&#8217;è una sola barriera olfattiva, una continua barriera visiva fatta di oggetti che non si fanno mai soggetti, per lo meno soggetti da seguire se non per un attimo, la lunghezza di uno sguardo che perde l&#8217;onda e si declina in traffico, che  cerca di attraversare la barriera e, a causa dei tanti segnali di occultamento, si ritrova in un altro posto, o addirittura non si trova più. Quando cammino allora, e questo accade da molti anni ormai, adotto un&#8217;andatura che mi consenta di accogliere, come in una serie continua di onde, ciò che è là, fuori, in quel mondo che tocco con gli occhi rivolti verso l&#8217;alto, non ad altezza d&#8217;uomo. Il resto arriva a livello di movimento, frantumato. Attraverso ciò che sta in  basso come terreno non visto. Ascolto le differenze  come se in me, dalla pianta dei piedi, entrassero oscure maree, gli edifici, non più congelati in forme geometriche che tagliano lo sguardo, si affermassero  in cielo con la stessa sostanza di quello, facendosi conc(l)avi di agi(ta)te visioni. Le facciate, in cui i diversi domini, o demoni di questo o quel potere vorrebbero dichiarare con arrogata potenza la loro autorità, si sgretolano  in  immagini che dondolano,vacillano, spesso si schiantano nel grido dei pochi uccelli che insistono ad abitarli, come unici veri sensori di una ossessiva presenza del vuoto che solo loro riescono a misurare.</p>
<p>Anche in questi testi, inviati da Marina Pizzi, dove sembra sospeso ogni atto critico e qualunque classificazione, proprio come accade nell&#8217;andare per strada facendosi cogliere da tutto quanto ci viene contro o incontro, senza gridare a nessuno scandalo, senza nemmeno gioire o ingioiellare lo  (s)c(hi)anto  che, ad ogni passo, potrebbe ucciderci, c&#8217;è un&#8217;ospite, sempre <em>collegata al passo. </em>La morte è il segno presente dovunque , è il litopone usurato che comunque segna la mezzeria e i bordi di una  strada  inter-detta, ma che non si percepisce se non andando, quasi battendoci casual-mente addosso o imparando a toccarlo, quell&#8217;osso, imparando una tattile tecnica diversa da quella dei ciechi. Qui non c&#8217;è l&#8217;abitudine al percorso, il percorso si articola, si frastaglia, si frammenta attraverso la sua continuità difficoltosa, pericolosa perchè non consueta. L&#8217;abitudine alla parola è la cosa più pericolosa, non un transetto di basilica. E&#8217; un baratro, ogni parola, anche se sembra sostenerci. Non c&#8217;è alcun suono forte, il corpo si consuma in una abrasione continuata , senza produzione di co-scienza e conoscenza.Tutto è <em>vano</em>, da percorrere lungo una stanza senza fine, senza soste se non perchè, in quel buio di un corpo che è dentro e fuori, ci sono allucinazioni, nazioni, con-notazioni di parole che si fanno altri corpi da indossare, non da inossare, anche se, quel loro liquido fisiologico si deposita , a-mal-(g)amandosi alle corde vocali, fattesi spesse, fino alla completa insonorizzazione.</p>
<p>.</p>
<p><em>Tatlin- da &#8220;Un calendaro ispirato dalle incisioni di Gaetano Bevilacqua&#8221;</em></p>
<p><a href="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_03.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_03.jpg" alt="" width="366" height="500" /></a></p>
<p><strong><em>Da L&#8217;invadenza del relitto &#8211; Raccolta inedita ( 2009)- </em></strong>Marina Pizzi</p>
<p>1.</p>
<p>in villa sulla resina sono mortale</p>
<p>più della lumaca nuda.</p>
<p>chiamami intruglio io vorrò le staffe</p>
<p>da principessa.</p>
<p>lo scrivo con il livore di chi è ultimo</p>
<p>mansueto comignolo di cenere.</p>
<p>in ogni diatriba che mi commetta</p>
<p>sogno la brama di vedermi cipria</p>
<p>verso una donna di sospesa beltà.</p>
<p>qui la terra s’intromette darsena</p>
<p>messere e scaturigine chissà</p>
<p>di quale giro di lago.</p>
<p>2.</p>
<p>in una vampa di luce stava quella</p>
<p>malia della lucertola. con la stola</p>
<p>del buio stava quella maligna enfasi</p>
<p>del lutto. tu credi che le donne</p>
<p>siano paghe di nettàre la forza</p>
<p>della ruggine. qui è senza pace</p>
<p>la prontezza dell’alba la balbuzie</p>
<p>del bulbo che non nasce. lauto</p>
<p>ossequio credere sorgente e foce.</p>
<p>le vene del carattere si sgretolano</p>
<p>sotto l’acqua della cascata.</p>
<p>4.</p>
<p>non crollo né vano profitto</p>
<p>dall’atto di contare i giorni.</p>
<p>intacca con me questa pietà</p>
<p>fissa alla tanica del fuoco.</p>
<p>gran pece di marina l’erma fonte</p>
<p>spaccata dalle rondini che gridano</p>
<p>dono su dono una manciata vuota.</p>
<p>apri con me il sogno per entrare in pace</p>
<p>nel governo che fonda le non lapidi</p>
<p>giochi giovinetti e prime cialde.</p>
<p>dal remo che sconfisse le veneri</p>
<p>torna da me in un moto regale</p>
<p>concesso solo al prìncipe dei numeri.</p>
<p>felina giostra dammi per un attimo</p>
<p>nel modo che condona il guaio d’io</p>
<p>5.</p>
<p>amor sillabico averti accanto</p>
<p>patriota del bilico porto del buio.</p>
<p>impronta verbale starti a guardare</p>
<p>in mano alla stampella dell’occaso</p>
<p>nodo del sale le scorrerie d’averti.</p>
<p>in sacco alla barbarie del tempo ottuso</p>
<p>resta la lena di capire il coma</p>
<p>la ronda scema di guardarti il letto.</p>
<p>la dieta dei morenti è tutta fredda</p>
<p>ma mangiare è offesa al tempo che non resta.</p>
<p>6.</p>
<p>nessuna agenda amerà l’occaso</p>
<p>il caso dotto e la morte certa</p>
<p>nel verso che allontana chi sta bene.</p>
<p>la resina che tarla le lumache</p>
<p>chiama la zattera della luce piena</p>
<p>il finalmente slancio dal trampolino.</p>
<p>nelle ville ci si siede sfiniti</p>
<p>ma gli abitanti passano e non risiedono</p>
<p>nel dono del sasso libertario.</p>
<p>il fato si comincia dalle foglie</p>
<p>dalle volontà di spremere la luna</p>
<p>ad una fattezza umana.</p>
<p>qui di bell’agio morirà la fronte</p>
<p>in un occaso smilzo di salsedine</p>
<p>sedato dalle giostre di chi muore.</p>
<p>7.</p>
<p>murato vivo dalla festa di morire</p>
<p>la calce genuflette gli stracci</p>
<p>delle cime. qui al crollo della rotta</p>
<p>vuota parla la cimasa per inghiottire</p>
<p>le teche delle rondini che ridono.</p>
<p>lungo il lago delle gioie a spasso</p>
<p>piange il pesciolino del bambino.</p>
<p>la cenere blasfema dell’albero</p>
<p>secolare sa scemare ogni bramosia</p>
<p>dall’inguine della vergine.</p>
<p>tu guerrafondaio alludi alla dis-grazia</p>
<p>delle fiamme sugli aquiloni.</p>
<p>al peggio delle resine che tradiscono</p>
<p>le farfalle c’è il rifugio del diavolo</p>
<p>con le scarpette da danza. da adesso</p>
<p>l’ultimo istante è lo straccio del viso</p>
<p>fissato sull’aceto di non rinvenire.</p>
<p>8.</p>
<p>sotto il pane della noia</p>
<p>l’anemia del guado.</p>
<p>nella scansia dell’eclissi ho perduta</p>
<p>l’edilizia di lusso del mio sangue.</p>
<p>la musica che gironzola la notte</p>
<p>ha la pietà del sicario a mani vuote.</p>
<p>il greto del canneto si pronunzia</p>
<p>con i ranocchi.</p>
<p>di te la perla perderà la vista</p>
<p>con la scansione angelica del sì.</p>
<p>le prospettive paniche del sogno</p>
<p>spartiscono le corse con il coma.</p>
<p>di te mi briga festeggiare amore</p>
<p>con l’eco e la conchiglia a far gli sposi.</p>
<p>a me traendo il discolo remoto</p>
<p>gioco la cosa nel gerundio darsena.</p>
<p>9.</p>
<p>l’istinto di vociare per chiamarci</p>
<p>ancora. e invece il mobilio è rimasto</p>
<p>come le strisce pedonali rosse.</p>
<p>così l’eco che comanda e agisce</p>
<p>coltiva la nostalgia della cialda</p>
<p>che eri. la pianta grassa della libertà</p>
<p>punge e non consola. da adesso</p>
<p>ho formato un disappunto forte</p>
<p>di travi per le impiccagioni. calca</p>
<p>l’acido un ventre trepido di dado</p>
<p>tratto. il tonfo incede questo mio</p>
<p>istante. assolto o condannato sto</p>
<p>a permettermi di restare stazioncina</p>
<p>di paese e se piango non si allarga.</p>
<p>qui le cime sono bordelli senza</p>
<p>stanza di piacere. la pena nella cera</p>
<p>del fuoco non ha la gentilezza</p>
<p>delle candele.</p>
<p>11.</p>
<p>amore di soffitta inventare</p>
<p>il verso. scoglio contro l’accetta.</p>
<p>l’altalena del mare ha preso</p>
<p>dio. nessun soccorso dal remo.</p>
<p>tu dimmi perché la persiana</p>
<p>chiude il suo distacco proprio</p>
<p>contro l’ala dello scricciolo ferito.</p>
<p>sia vendemmia l’acrobata</p>
<p>per portare il cielo in un abaco</p>
<p>di giostre. ma lo sterminio di adesso</p>
<p>sta a guardare la gara del sudario.</p>
<p>.</p>
<p><em>Tatlin- da &#8220;Un calendaro ispirato dalle incisioni di Gaetano Bevilacqua&#8221;</em></p>
<p><strong><a href="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_05.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.tatlin.net/illustrations/calendar/calendar_05.jpg" alt="" width="365" height="502" /></a><br />
</strong></p>
<p><strong>Riferimenti relativi all&#8217;autrice</strong>.</p>
<p>Marina Pizzi è nata a Roma, dove vive, il 5-5-55.</p>
<p>Ha pubblicato i libri di versi: &#8220;Il giornale dell&#8217;esule&#8221; (Crocetti 1986), &#8220;Gli angioli patrioti&#8221; (ivi 1988), &#8220;Acquerugiole&#8221; (ivi 1990), &#8220;Darsene il respiro&#8221; (Fondazione Corrente 1993), &#8220;La devozione di stare&#8221; (Anterem 1994), &#8220;Le arsure&#8221; (LietoColle 2004), &#8220;L&#8217;acciuga della sera i fuochi della tara&#8221; (Luca Pensa 2006), “Dallo stesso altrove” (La camera verde, 2008),  “L’inchino del predone (Blu di Prussia, 2009);</p>
<p>* [raccolte inedite in carta, complete e incomplete, rintracciabili sul Web: "La passione della fine", "Intimità delle lontananze", "Dissesti per il tramonto", "Una camera di conforto", "Sconforti di consorte", "Brindisi e cipressi", "Sorprese del pane nero", "L’acciuga della sera i fuochi della tara", "La giostra della lingua il suolo d'algebra", "Staffetta irenica", "Il solicello del basto", "Sotto le ghiande delle querce", "Pecca di espianto", "Arsenici", "Rughe d'inserviente", "Un gerundio di venia", "Ricette del sottopiatto", "Dallo stesso altrove", "Miserere asfalto (afasie dell'attitudine)", "Declini", "Esecuzioni", "Davanzali di pietà”, “Plettro di compieta”, “L’eremo del foglio”, “L’inchino del predone”, “Il sonno della ruggine”, “L’invadenza del relitto”; il poemetto "L'alba del penitenziario. Il penitenziario dell'alba"];</p>
<p>*le plaquettes &#8220;L&#8217;impresario reo&#8221; (Tam Tam 1985) e &#8220;Un cartone per la notte&#8221; (edizione fuori commercio a cura di Fabrizio Mugnaini, 1998); &#8220;Le giostre del delta&#8221; (foglio fuori commercio a cura di Elio Grasso nella collezione “Sagittario” 2004). Suoi versi sono presenti in riviste, antologie e in alcuni siti web di poesia e letteratura. Ha vinto due premi di poesia. *****</p>
<p>[Si sono interessati al suo lavoro, tra gli altri, Asmar Moosavinia, Pier Vincenzo Mengaldo, Luca Canali, Gian Paolo Guerini, Valter Binaghi, Giuliano Gramigna, Antonio Spagnuolo, Emilio Piccolo, Paolo Aita, Biagio Cepollaro, Marco Giovenale, Massimo Sannelli, Francesco Marotta, Nicola Crocetti, Giovanni Monasteri, Fabrizio Centofanti, Franz Krauspenhaar, Danilo Romei, Nevio Gàmbula, Gabriella Musetti, Manuela Palchetti, Gianmario Lucini, Giovanni Nuscis, Luigi Pingitore, Giacomo Cerrai, Elio Grasso, Luciano Pagano, Stefano Donno, Angelo Petrelli, Ivano Malcotti, Raffaele Piazza, Francesco Sasso, Mirella Floris, Paolo Fichera, Thomas Maria Croce, Giancarlo Baroni, Dino Azzalin, Francesco Carbognin, Alessio Zanelli, Simone Giorgino, Claudio Di Scalzo, Maria Di Lorenzo, Antonella Pizzo, Marina Pizzo, Camilla Miglio, Michele Marinelli, Emilia De Simoni, Linh Dinh, Laura Modigliani, Bianca Madeccia, Eugenio Rebecchi, Anila Resuli, Luca Rossato, Roberto Bertoni, Maeba Sciutti, Luigi Metropoli, Francesca Matteoni, Salvo Capestro].</p>
<p>* Nel 2004 e nel 2005 la rivista di poesia on line “Vico Acitillo 124 – Poetry Wave” l’ha nominata poeta dell’anno. Marina Pizzi fa parte del comitato di redazione della rivista &#8220;Poesia&#8221;. E&#8217; tra i redattori del litblog collettivo &#8220;La poesia e lo spirito&#8221;, collabora con il portale di cultura “Tellusfolio”.</p>
<p>Sue poesie sono state tradotte in Persiano, in Inglese, in Tedesco.</p>
<p>Sul Web cura i seguenti blog(s) di poesia:</p>
<p><a href="http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/">http://marinapizzisconfortidico.splinder.com/</a>=Sconforti di consorte</p>
<p><a href="http://marinapizzibrindisiecipr.splinder.com/">http://marinapizzibrindisiecipr.splinder.com/</a>=Brindisi e cipressi</p>
<p><a href="http://marinapizzisorpresedelpa.splinder.com/">http://marinapizzisorpresedelpa.splinder.com/</a>=Sorprese del pane nero</p>
<p>.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/27/l%e2%80%99invadenza-del-relitto-inedito-2009-marina-pizzi/"><img src="http://img.youtube.com/vi/hx25bkg7iR0/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><em>Simon Schade- transparency of human being</em></p>
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		<title>Senza coda- Francesco Zamboni</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Dec 2009 09:00:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Durante tutto l&#8217;anno, sia che si tratti di compere in farmacia, al banco degli alimentari al supermarket, di attese all&#8217;ufficio postale, in banca, o addirittura allo sportello della registrazione delle visite all&#8217;ospedale, all&#8217;aeroporto, alla stazione dei treni, all&#8217;ingresso in autostrada,&#8230;, bisogna fare la coda.
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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Durante tutto l&#8217;anno, sia che si tratti di compere in farmacia, al banco degli alimentari al supermarket, di attese all&#8217;ufficio postale, in banca, o addirittura allo sportello della registrazione delle visite all&#8217;ospedale, all&#8217;aeroporto, alla stazione dei treni, all&#8217;ingresso in autostrada,&#8230;, bisogna fare la coda.</p>
<p>Tutto ha la sua coda, anche  il <em>frack</em> o la rondine, anche l&#8217; occhio ne ha una. Forse anche i giorni si sono messi in coda e aspettano di passare.  Anche noi, per nascere, siamo in lista d&#8217;attesa, in coda insomma. Eppure c&#8217;è qualcosa che la coda non l&#8217;ha ma&#8230;ha lasciato lo strascico, lungo quanto un&#8217;abitudine&#8230;Si tratta della <strong>cometa senza coda.</strong> Una storia dedicata ai più piccoli,  che hanno mezzi per oltrepassare tutte le code e le barriere che i grandi, invece di eliminare, costruiscono.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/25/senza-coda/"><img src="http://img.youtube.com/vi/C56Z2mirwt8/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Trasmissioni dal faro N.4 &#8211; Rubrica A.M.Farabbi: GIUNI RUSSO da UN’ESTATE AL MARE AL CARMELO, Bompiani (libro+cd+dvd)</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 08:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
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La terra attorno al faro è stretta, breve, intensa, drammatica. Non è fertile. E’ un petto esposto alle maestà del mare, del cielo e dei naviganti. Esiste, perché nella sua saldezza possano crescere in profondità  le radici del faro. Che sono poi le radici di un individuo umile che con il costante lavoro precisa la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7140&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/24/trasmissioni-dal-faro-n-4-rubrica-a-m-farabbi-giuni-russo-da-un%e2%80%99estate-al-mare-al-carmelo-bompiani-librocddvd/"><img src="http://img.youtube.com/vi/gH8oHrkwt6A/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>La terra attorno al faro è stretta, breve, intensa, drammatica. Non è fertile. E’ un petto esposto alle maestà del mare, del cielo e dei naviganti. Esiste, perché nella sua saldezza possano crescere in profondità  le radici del faro. Che sono poi le radici di un individuo umile che con il costante lavoro precisa la luce tra le maestà. Quella luce  che sciabola il buio, perdendosi poi tra i pesci, negli occhi dei naviganti, sulla pelle dell’acqua e dei silenzi.<span id="more-7140"></span></p>
<p>Vedo gli alberi di natale da qui, vedo i pastori che cercano la famosa stalla, vedo persino le vene di mia madre ovunque sia, vedo le schiene piegate di gente che zappa, schiene piagate e altre distese sugli ori della sabbia. Natali e capodanno si rovesciano con i grani delle clessidre. Quegli stessi grani anni che, a volte, ci entrano improvvisamente in gola, soffocandoci, mentre respiriamo attraversando le tempeste di sabbia.</p>
<p>In una di queste, ora, accendo il mio silenzio: il camino mi aiuta, fuori la neve con il sale graffia a raffica le pareti: apro la voce di giuni russo: il faro esplode cantando e rigenera la mia lanterna interiore.</p>
<p>Un mio amore mi ha portato un dono qualche settimana fa: mi ha permesso l’incontro con un’opera grande, non solo sonora: Giuni Russo, appunto. Mi ha spalancato le orecchie mettendo un cd, poi seminando qualche parola tra le vie e i vicoli della sua straordinaria personalità. Infine mi ha scioccata regalandomi l’ultima pubblicazione firmata da</p>
<p>BIANCA PITZORNO, con la collaborazione di Maria Antonietta Sisini, con una nota di Franco Battiato, GIUNI RUSSO da UN’ESTATE AL MARE AL CARMELO, Bompiani (libro+cd+dvd)</p>
<p>Conoscevo quella canzone estiva che mi aveva assediato le tempie durante le vacanze di tanti anni fa. Non mi suscitò particolare simpatia, malgrado l’esorbitante successo. Mai avrei immaginato la grandezza di un’artista intera, la sua incessante, fiera, volontà di ricerca musicale, testuale e spirituale, la sua eleganza  e nobiltà nel risorgere dentro e dopo i fulmini micidiali dell’industria discografica. Inferni  e congiure che, non casualmente, mirano come sempre ad assassinare l’arte limpida, matura, libera.</p>
<p>Il passaggio della stella cometa ci fosfora questo cofanetto preziosissimo. Prima di tutto, invito ad ascoltare il cd. E’ lì l’incontro con il grande canto. Lì l’epifania. Sono sei tracce di demo originali, così come concepite da Giuni.</p>
<p>Queste canzoni derivano da testi suoi e di Maria Antonietta Sisini, conseguenza di un lungo lavoro di scavo interiore, studio musicale e concentrazione su testi mistici, tra cui Giovanni della Croce, Teresa d’Avila, l’Ecclesiastico, Musiche e canti del Teatro di Pechino.  Mi permetto di portare in lettura il confronto tra il testo originale dell’Ecclesiastico 24, 13-21 e quello poi lavorato da Giuni e Maria Antonietta e reso definito con il titolo La sposa. inclusa nel cd del cofanetto. Questo per porgere un esempio e significare già la qualità testuale delle canzoni/poesie, innervate poi dalla sapienza del canto di Giuni. Per un confronto immediato dei due testi si veda:</p>
<h3><strong><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/ecclesiastico-2413-21-la-sposa-giuni-russo.doc">Ecclesiastico 24,13-21-LA SPOSA Giuni Russo</a></strong></h3>
<p>.</p>
<p>Ho studiato i suoi testi, cercandoli anche nel sito a lei dedicato <a href="http://www.giunirusso.it/">www.giunirusso.it</a>; <a href="http://www.giunirusso.com/">www.giunirusso.com</a>;  (tra l’altro, nel 2006 viene costituita da Maria Antonietta Sisini l’associazione culturale GIUNIRUSSOARTE, che ha il fine di promuovere e tutelare le opere e le immagini dell’Artista). Ciò che mi ha interessato, particolarmente dal punto di vista testuale, è stata la capacità di compiere creazioni e innesti su scritture antiche, quasi a vivificarne il corpo, modulandone magistralmente la sacralità. Proprio sulla stessa via di ricerca, voglio ricordare due artisti fondamentali per la musica italiana, che negli anni, ottanta e novanta, soprattutto, mettevano a tornio intensità spirituali tra occidente e oriente: Franco Battiato prima di tutto, suo grande amico e costante collaboratore ( a lui si deve la premessa al libro, il docufilm del cofanetto e l’affiancamento per questo progetto editoriale) e il benedettino Juri Camisasca che per lei scrisse la bellissima Il Carmelo di Echt, dedicato ad Edith Stein.</p>
<p>Il dvd, prodotto da Maria Antonietta Sisini per la regia da materiali di archivio di Franco Battiato, svela un’artista calda, intensa, fluida e regale sul palcoscenico, composta, mediterranea (come il titolo di una sua canzone), assolutamente estranea allo sfolgorìo vacuo di tanta bigiotteria della canzone leggera italiana. Giuni Russo racconta di sé stessa la propria sicilianità nella sua casa natale incendiata dall’alba, mentre il padre pescatore ritornava dal mare, i fili della sua gioia nel cercare contaminazioni, approfondimenti, estensioni della propria espressività canora, contro la dirigenza di certe sue case discografiche, in particolare la CGD allora diretta dalla nota Caterina Caselli, che insistevano per un personaggio canoro estivo, leggiadro, frivolo, così come le canzoni che le venivano imposte.</p>
<p>Il film attraversa anche l’ultimo periodo della cantante, ospite frequente delle Carmelitane Scalze di Milano. Qui è sepolta, riconosciuta tra le consorelle nel carmen e nella raggiunta letizia cristiana, malgrado l’estenuante sofferenza della malattia e il dolore per le ingiustizie professionali subite.</p>
<p>A Bianca Pitzorno, si deve il libro dentro cui si dipanano i cinquantatre anni di Giuni le sue opere i suoi amori. Non ho messo virgole: è tutta terra unica. I suoi amori si dispongono sul palmo della mano con limpidità: il mare la luce il suono il canto il cuore. Queste pagine danno un contributo importante, scoperchiando realtà del mondo di un nascente consumismo onnivoro e assassino che già dagli anni settanta emergeva, specialmente dentro i meccanismi del mercato musicale. Imperi discografici tiranni da una parte, e rare individualità certosine, come Giuni, che cesellano la ricerca proprio per il piacere di rompere confini, impastare terre e viverle dentro cantando: rinascendo con incomparabile raffinatezza romanze di Donizetti, Bellini,Verdi (A casa di Ida Rubinstein), l’incredibile imitazione dei gabbiani, la tradizione popolare della canzone italiana  (Napoli che canta). Sempre vibrando una voce con un’enorme estensione in acuto della tessitura, capace di repentini cambi di sonorità nel volume e nello stile.</p>
<p>Sono gli ultimi giorni dell’anno. Da questa terra stretta, inquieta, con la chioma illuminata, offro il fiore che amore mi ha portato. Ridistribuisco ricchezza com’è giusto.</p>
<p>Vi auguro rondini, salute interiore, pane da condividere e gioia di credere. Le onde ci congiungono.</p>
<p><strong><em>anna maria farabbi- 23 dicembre 2009</em><br />
</strong></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/24/trasmissioni-dal-faro-n-4-rubrica-a-m-farabbi-giuni-russo-da-un%e2%80%99estate-al-mare-al-carmelo-bompiani-librocddvd/"><img src="http://img.youtube.com/vi/oDBCjgmW4Fc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
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		<title>Il Ponte del Sale: casa di Poesia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 09:30:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella casa de Il Ponte del Sale l&#8217;ospitalità è un rito e Natale non dura solo un giorno ma è vivo  respiro di ogni poesia, poiché  è questo che la casa ospita. Regalare poesia diventa un gesto vitale. Rinnovando a tutti gli  AUGURI per un FELICE  NATALE, auguriamo anche, naturalmente, BUONA POESIA.

Davanti al fuoco lasciamo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=6807&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nella casa de Il Ponte del Sale l&#8217;ospitalità è un rito e Natale non dura solo un giorno ma è vivo  respiro di ogni poesia, poiché  è questo che la casa ospita. Regalare poesia diventa un gesto vitale. Rinnovando a tutti gli  AUGURI per un FELICE  NATALE, auguriamo anche, naturalmente, BUONA POESIA.</p>
<p><a href="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img1151.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-6806" title="img115" src="http://cartesensibili.files.wordpress.com/2009/12/img1151.jpg?w=434&#038;h=641" alt="" width="434" height="641" /></a></p>
<p>Davanti al fuoco lasciamo tracce, segni di scritture che sono in cammino verso questa casa. Dai testi, che saranno editi da Il Ponte del Sale nel 2010, vi lasciamo alcune anticipazioni.</p>
<p><strong>Da MALIBORGHI- Luciano Caniato</strong></p>
<p><em>Silvarum silvae</em></p>
<p><em>Retablo</em></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Stazione prima dell’Orco-Po,</p>
<p>del verde congegnato in cieli</p>
<p>e drappi di fondali. Gregge</p>
<p>di nubi in ali, fremere di avi.<span id="more-6807"></span></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Rhodigium</em>: guerra di me</p>
<p>col mondo e magico profondo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Platani, gelo di foglie caduche</p>
<p>e l’infinito tedio del disarmante</p>
<p>inverno, eterno sul gran plico.</p>
<p>Lei risplendente Flora, aurora</p>
<p>in ricamato corpo abbandonava</p>
<p>il porto. Io senza lei morivo.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p>Dove Adigetto in vera pelle</p>
<p>di rane e stelle le indaffarate</p>
<p>rive con silenti ponti univa,</p>
<p>ora corso, gente e signoresse</p>
<p>macchine. Aria di fango an-</p>
<p>dato, di perse nasse e prato.</p>
<p>(&#8230;)</p>
<p><em>Autofocus</em></p>
<p>1</p>
<p>Belluno è un porto dove nes-</p>
<p>suna donna attende. Striature</p>
<p>no, proprio, solo pannelli</p>
<p>di silenzio infissi dall’abisso</p>
<p>al cielo con more di casuali</p>
<p>nubi sui comignoli. Scrigni</p>
<p>del cerchio in cui si schiuse</p>
<p>l’infanzia di mia madre pres-</p>
<p>soché scomparsi con qualche</p>
<p>residua ombra in Valbelluna</p>
<p>e l’acqua sua che inbruna la</p>
<p>corrente a un tramortito Piave.</p>
<p>2</p>
<p>Suona pure il plettro, Padova</p>
<p>sorniona, chiedi la carità</p>
<p>di qualche sguardo: giardini, mura,</p>
<p>fiume, panchine del diletto.</p>
<p>.</p>
<p>Io sarò in ritardo, tirerò</p>
<p>diritto, non guarderò nuvole</p>
<p>di Giotto, negozi dell’oblio,</p>
<p>strade dove il mio folle stare</p>
<p>.</p>
<p>senza dare ombra accumulò</p>
<p>penombra e rese buio. Suona</p>
<p>pure timpani ed orchestra con</p>
<p>.</p>
<p>le tue mani destre. Non cadrò</p>
<p>come mosca dentro la bottiglia.</p>
<p>Sarò saggio. Terrò dritta chiglia.</p>
<p>.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/22/il-ponte-del-sale-casa-di-poesia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/icOoor9hwZc/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>.</p>
<p><strong>Da MISTRAL &#8211; Ida Vallerugo</strong></p>
<p><strong><em>THEO</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ma se Theo a rît il mont a rît.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ma soul no vidût lui a rît</em></p>
<p><em>e sâlt a stà su la puârta a interdìsimi il siò paradîs</em></p>
<p><em>l’aria da prin atour e un pôc da esiliât.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Oh Theo! Cui spètitu Theo?</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Un salût matutìn dal mont i speti.”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> Il mont al è se tu i tu rît, Theo.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>“Na sotu muârta tu</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> se no vidùda i tu mi vuârdi rìdi?”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Al mont, o four, n’al èse compagn</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>se no vidût su di me i tu rît? Calmiti Theo</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>mai su di te i alciarài la lampada.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em> THEO</em></strong></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Ma se Theo ride il mondo ride.</p>
<p>Ma solo non visto lui ride</p>
<p>e saldo sta sulla porta a interdirmi il suo paradiso</p>
<p>l’aria da primo attore e un po’ da esiliato.</p>
<p>Oh Theo!  Chi aspetti Theo?</p>
<p>“Un saluto mattutino dal mondo aspetto.”</p>
<p>Il mondo c’è se tu sorridi, Theo.</p>
<p>“Non sei morta tu</p>
<p>se non vista mi guardi ridere?”</p>
<p>Al mondo, o fuori, non è uguale</p>
<p>se non visto su di me ridi? Calmati Theo</p>
<p>mai su di te io alzerò la lampada.</p>
<p>*</p>
<p><strong>DENANT IL MONT</strong></p>
<p>Inmò ’na volta mûsa a mûsa mont</p>
<p>e i volevi puartâti un frut di serra</p>
<p>ma encja tu i tu sò a mans vuèiti.</p>
<p>Ma forç i na ai i regâi iuscj par te mont</p>
<p>e forç nuia da me i tu si speti. E cuan mai spètitu</p>
<p>l’inutil tu? E cuan mai l’inutil par chest</p>
<p>si dane? Jò i ti ami mont ma di te i na mi curi.</p>
<p>E i si abraçarìn nò, e no fra i cavos</p>
<p>da la citât afondada o ta la memoria</p>
<p>di un lunc mistic unvièr</p>
<p>e no cun perauli muârti i si discorarìn</p>
<p>che cuan che un amant a discòr, l’âltri dut</p>
<p>a capìs e a ama e chel e no âltri a voul sintî.</p>
<p>E i na mi vuârdi ta la piel di muda</p>
<p>sul scjalìn dal tèmpli bandonât.</p>
<p>Nè in chê blancj gjari sot la luna.</p>
<p><strong>DAVANTI AL MONDO</strong></p>
<p>Ancora una volta faccia a faccia mondo</p>
<p>e volevo portarti un frutto di serra</p>
<p>ma anche tu sei a mani vuote.</p>
<p>Ma forse non ho i regali giusti per te mondo</p>
<p>e forse niente da me ti aspetti. E quando mai attendi</p>
<p>l’inutile tu? E quando mai l’inutile per questo</p>
<p>si dispera? Io ti amo mondo, ma di te non mi curo.</p>
<p>E ci abbracceremo noi, e non fra i cavi</p>
<p>della città affondata o nella memoria</p>
<p>di un lungo mistico inverno</p>
<p>e non con parole morte ci parleremo</p>
<p>che quando un amante parla, l’altro tutto</p>
<p>capisce e ama e quello e non altro vuole sentire.</p>
<p>E non mi guardo nella pelle di muta</p>
<p>sul gradino del tempio abbandonato.</p>
<p>Né in quelle bianche ghiaie sotto la luna.</p>
<p>.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/22/il-ponte-del-sale-casa-di-poesia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/w_ksUSLpqoU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>.</p>
<p><strong>Da BORDERTIME &#8211; Alberto Cappi</strong></p>
<p><em>Bordertime</em>: tempo di confine e confine del tempo. Nella nostra civiltà-limite sarà anche la città del tempo. Dalla coltre traforata del confine s’inabissano o risalgono i miti, le figure immaginarie che ora prendono parola e possono viverci accanto, quotidianamente agire con noi, dimorare, coabitare. Assieme: tra fumiganti cieli, terrorismo, paure, guerre, speranza, incerte tracce, nomi destinali, sacrificio. La poesia vuole esserne favola, musica, voce, racconto.</p>
<p>*</p>
<p>La paura traccia graffiti</p>
<p>sul muro del tempo. Passa</p>
<p>un taxi tra le umide radici</p>
<p>del ponte. –Ehi, mi porterai</p>
<p>al confine dove giocano gli</p>
<p>oracoli?-</p>
<p>Sera è bombardata di stelle.</p>
<p>Pioggia: acqua fine del canto.</p>
<p>*</p>
<p>La città è pietra focaia. Sole acciarino.</p>
<p>Nella tuta brucia l’infanzia d’un angelo.</p>
<p>Gli spari attraversano il suono di onda</p>
<p>in onda fino allo scalo d’erbe e sabbia.</p>
<p>Immagini attendono la sirena del grido.</p>
<p>Mi avvolge la vela bianca del cielo.</p>
<p>Avrò piume come stelle e segrete chiavi</p>
<p>e segni.</p>
<p>*</p>
<p>Dalla mano sinistra escono polveri</p>
<p>di farfalle, la destra è arnia e nido.</p>
<p>Dove sei rinata primavera? L’orizzonte</p>
<p>è gonfio di tramonti e una linea</p>
<p>singhiozza sullo schermo. Le torri di</p>
<p>ghiaccio scendono alle vie e strani</p>
<p>accenti martellano le lingue. Nei</p>
<p>negozi si vendono parole, ardenti</p>
<p>semi del pensiero.</p>
<p>.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/22/il-ponte-del-sale-casa-di-poesia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/8jP8CC2rKj4/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>.</p>
<p><strong>Da ULONA -  Edoardo Zuccato</strong></p>
<p><strong>Ulona</strong></p>
<p>Da nàss e da murì mi sun mai stracch,</p>
<p>l’é ’l mè misté e sun faj inscì; in tera</p>
<p>vegni al mond e vó a finì in dul mar, opür</p>
<p>nassi in dul mar e möri in daa tera</p>
<p>segond ’ma la ma gìa, e l’é mai finî.</p>
<p>N’ho vist da sacch e tocch, ho vist di esser</p>
<p>da tütt i qualità, ch’hin vignüü chì</p>
<p>da mi cuj pé e la bóca a cercà l’acqua</p>
<p>daa vita, temé i piant cuj sò radis</p>
<p>e pö ’l müsón di bèsti brütt da sangh</p>
<p>e d’erba, i pé cun sü ’n cròcch valt ’na spana</p>
<p>di òmann primitiv, i röj di câr</p>
<p>e i cuturni di suldâ, la bucàscia</p>
<p>di stablimént cun ’doss ul mâ daa lüdria,</p>
<p>chichinscì han lavâ via tücc ul vonc</p>
<p>e mai che mi gh’ho dî da no a nissön.</p>
<p>Se i gent in strâ i pararànn piscinìtt</p>
<p>pensé che mi sun sempar giùin e vedi</p>
<p>ul mond da sota e passi in da par tütt,</p>
<p>in dul mè lett e quel di gent, ul fìdigh</p>
<p>e i büsècch da chi ca pâr ’n’umbrìa dul gnent.</p>
<p>La mè storia l’é la storia dul mond</p>
<p>e cumincià la cumencia dul scür</p>
<p><strong>Ulona</strong></p>
<p>Di nascere e morire non sono mai stanco, / è il mio mestiere e sono fatta così; in terra / nasco e vado a finire nel mare, oppure / nasco in mare e muoio nella terra / secondo come mi aggrada, e non è mai finita. / Ne ho viste di tutti colori, ho visto esseri / di ogni tipo, che sono venuti qui / da me con i piedi e la bocca a cercare l’acqua / della vita, come le piante con le loro radici / e poi il muso degli animali imbrattato di sangue / e d’erba, i piedi con una spanna di sporco / degli uomini primitivi, le ruote dei carri / e gli stivali dei soldati, la bocca enorme / degli stabilimenti con una fame insaziabile, / qui hanno lavato via tutti la sporcizia / e mai che io abbia detto di no a qualcuno. / Se per strada le persone vi parranno piccole / pensate che io sono sempre giovane e vedo / il mondo dal basso e passo dappertutto, / nel mio letto e in quello della gente, il fegato / e le viscere di chi sembra l’ombra del niente. / La mia storia è la storia del mondo / e per cominciare comincia dal buio //</p>
<p>*</p>
<p><strong>Ul bram</strong></p>
<p>a sveglia, i stej</p>
<p>ch’hin faj an’ lur da ur, qui por vegitt,</p>
<p>o sa da no a nèbia, in dua ma trüsi den’</p>
<p>’me fiss farìna d’acqua</p>
<p>e dopu pizi i flurescent</p>
<p>ca sbianca quela bianca da furmént</p>
<p>ammó püssé parché ga vör pascenza</p>
<p>e da bun’ua par fà i robb semplici,</p>
<p>ul pan in dul prestén, a lüna, ul vent</p>
<p>che ’dess gh’é vignüü sü e ’l fa barbelà i cartej</p>
<p>e chi ch’ha da tiàss in lecc ammó e hin in gir,</p>
<p>i slàndar, i strüsón, i crabignér</p>
<p>e j omm dul rüd</p>
<p><strong>Il bram</strong></p>
<p>la sveglia, le stelle /che sono fatte anche loro di ore, povere vecchiette, / o altrimenti la nebbia, dove mi rigiro / come fosse farina d’acqua / e dopo accendo i neon / che sbiancano quella bianca di frumento / ancora di più perché ci vuole pazienza / e l’alba per fare le cose semplici, / il pane nel forno, la luna, il vento / che adesso s’è alzato e fa tremare i cartelli / e chi deve ancora andare a letto ed è in giro, / le donnacce, i perditempo, i carabinieri / e i netturbini //</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/22/il-ponte-del-sale-casa-di-poesia/"><img src="http://img.youtube.com/vi/XGSK7zzbGgI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<h3><strong><span style="color:#ff0000;">Per ascoltare tutte le voci che vengono a fare casa presso Il Ponte del Sale, o se volete regalare questa opportunità a qualche amico, o parente, ricordo che basta associarsi. Troverete al link indicato tutte le indicazioni e le notizie relative alla casa editrice e ai testi. Scriveteci,saremo lieti di conoscervi!</span><br />
</strong></h3>
<h3><strong><a href="../2009/12/09/perche-e-come-diventare-socio-de-il-ponte-del-sale/">http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/09/perche-e-come-diventare-socio-de-il-ponte-del-sale/</a></strong></h3>
<p><strong><br />
</strong></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/6807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/6807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/6807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/6807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/6807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/6807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/6807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/6807/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/6807/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/6807/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=6807&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Natale 2009- E ancora si fa festa</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/20/natale-2009-e-ancora-si-fa-festa/</link>
		<comments>http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/20/natale-2009-e-ancora-si-fa-festa/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 Dec 2009 12:16:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Henri Rousseau-Per festeggiare il bambino
 
si festeggia il bambino
ci si guarda in prospettiva.
C&#8217;è un Natale ad ogni porta
come a dire che si nasce      tutti      insieme      dentro la stessa casa
e almeno una volta l&#8217;anno lo si fa alla stessa ora
tutti  alla stessa soglia della notte
perchè per tutti la vita è oscura
e ripida [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7081&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Henri Rousseau-Per festeggiare il bambino</em></p>
<p><a href="http://www.mart.trento.it/UploadImgs/2434_Rousseau_01___Per_festeggiare_il_bambino.jpg?w=600"><strong> </strong><img class="alignnone" src="http://www.mart.trento.it/UploadImgs/2434_Rousseau_01___Per_festeggiare_il_bambino.jpg?w=600" alt="" width="357" height="459" /></a></p>
<p>si festeggia il bambino</p>
<p>ci si guarda in prospettiva.</p>
<p>C&#8217;è un Natale ad ogni porta</p>
<p>come a dire che si nasce      tutti      insieme      dentro la stessa casa</p>
<p>e almeno una volta l&#8217;anno lo si fa alla stessa ora<span id="more-7081"></span></p>
<p>tutti  alla stessa soglia della notte</p>
<p>perchè per tutti la vita è oscura</p>
<p>e ripida viene un&#8217;altra giornata</p>
<p>con carichi e imprevisti</p>
<p>che ci fanno invecchiare fino al prossimo segnale</p>
<p>la cometa comune</p>
<p>che ci brilla dentro un desiderio</p>
<p>che ci apre il sipario di un nuovo cammino.</p>
<p><span style="color:#ff9900;">CARTESENSIBILI e IL PONTE del SALE AUGURANO A TUTTI UN BUON NATALE e, dentro l&#8217;augurio, mettiamo la speranza, tutta quella che serve, tutta quella che abbiamo cercato e ancora cerchiamo, ovunque ci sia qualcuno in cammino verso l&#8217;altro.</span></p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/20/natale-2009-e-ancora-si-fa-festa/"><img src="http://img.youtube.com/vi/553sT1dn2CI/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p><span style="color:#ff9900;"><br />
</span></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/7081/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/7081/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/7081/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/7081/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/7081/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/7081/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/7081/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/7081/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/7081/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/7081/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7081&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">fernirosso</media:title>
		</media:content>

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		<media:content url="http://img.youtube.com/vi/553sT1dn2CI/2.jpg" medium="image" />
	</item>
		<item>
		<title>VIOLA AMARELLI- Trittico Debord</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/19/viola-amarelli-trittico-debord/</link>
		<comments>http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/19/viola-amarelli-trittico-debord/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Dec 2009 09:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[# Viola Amarelli]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[arti visive]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Modica- Apparizione


Giuseppe Modica- Intravedere Roma


Giuseppe Modica- La memoria riflessa


 Giuseppe Modica- Fiat lux
.
Riferimenti:
http://www.nazioneindiana.com/2008/06/23/trittico-debord-di-viola-amarelli/
http://sergiofalcone.blogspot.com/2008/06/viola-amarelli-trittico-debord.html
       <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7027&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Giuseppe Modica- Apparizione</em></p>
<p><a href="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/apparizione-san-giovanni-in-laterano-olio-su-tela-cm-185x228-2007-500x402.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/apparizione-san-giovanni-in-laterano-olio-su-tela-cm-185x228-2007-500x402.jpg" alt="" width="402" height="322" /></a></p>
<p><img title="lontano" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/lontano.png" alt="lontano" /></p>
<p><em><span id="more-7027"></span>Giuseppe Modica- Intravedere Roma</em></p>
<p><a href="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/intravedere-roma-olio-su-tavola-cm-50x100-2006.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/intravedere-roma-olio-su-tavola-cm-50x100-2006.jpg" alt="" width="409" height="202" /></a></p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/dove.png"><img class="alignnone" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/dove.png" alt="" width="365" height="388" /></a></p>
<p><em>Giuseppe Modica- La memoria riflessa</em></p>
<p><a href="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/atelier-la-memorai-riflessa-olio-su-tavola-cm180x140-1995.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/atelier-la-memorai-riflessa-olio-su-tavola-cm180x140-1995.jpg" alt="" width="386" height="500" /></a></p>
<p><img title="poi" src="http://www.nazioneindiana.com/wp-content/2008/06/poi.png" alt="poi" /></p>
<p><a href="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/fiat-lux-olio-su-tela-cm-240x120-2005.jpg"><img class="aligncenter" src="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/fiat-lux-olio-su-tela-cm-240x120-2005.jpg" alt="" width="250" height="500" /></a><em> Giuseppe Modica- Fiat lux</em></p>
<p>.</p>
<p>Riferimenti:</p>
<p><a href="http://www.nazioneindiana.com/2008/06/23/trittico-debord-di-viola-amarelli/">http://www.nazioneindiana.com/2008/06/23/trittico-debord-di-viola-amarelli/</a></p>
<p><a href="http://sergiofalcone.blogspot.com/2008/06/viola-amarelli-trittico-debord.html">http://sergiofalcone.blogspot.com/2008/06/viola-amarelli-trittico-debord.html</a></p>
  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/cartesensibili.wordpress.com/7027/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/cartesensibili.wordpress.com/7027/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/cartesensibili.wordpress.com/7027/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/cartesensibili.wordpress.com/7027/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/cartesensibili.wordpress.com/7027/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/cartesensibili.wordpress.com/7027/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/cartesensibili.wordpress.com/7027/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/cartesensibili.wordpress.com/7027/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/cartesensibili.wordpress.com/7027/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/cartesensibili.wordpress.com/7027/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7027&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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			<media:title type="html">lontano</media:title>
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			<media:title type="html">poi</media:title>
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	</item>
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		<title>Canzoniere di sonno e di stupore &#8211; presentazione di Marco Munaro</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Dec 2009 19:35:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[# Gianfranco Maretti]]></category>
		<category><![CDATA[# Marco Munaro]]></category>
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		<category><![CDATA[Vladimir Pajevic]]></category>

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		<description><![CDATA[Valdimir Pajevic- La porta dei sogni nascosti


A MANTOVA, presso il Circolo Unificato dell’Esercito di Mantova, Corso Vittorio Emanuele 35, il giorno 19 dicembre 2009, alle ore 16.00,  si terrà la presentazione dell&#8217;ultima acrobazia di Gianfranco Maretti Tregiardini. Spazio di suoni, voci,  luci, colori, canzoni, frecce,  trecce, aromi e  umori,  il libro è il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7028&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><em>Valdimir Pajevic- La porta dei sogni nascosti</em></p>
<p><em><a href="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/pajevic-la-porta-dei-segni-nascosti-1992-2007.jpg"><img class="alignnone" src="http://www.lagalleriachevorrei.it/galleria/wp-content/uploads/2009/04/pajevic-la-porta-dei-segni-nascosti-1992-2007.jpg" alt="" width="409" height="328" /></a><br />
</em></p>
<p><span style="color:#ff9900;">A<strong> MANTOVA</strong>,</span> presso il<span style="color:#c0c0c0;"><strong> <span style="color:#ff9900;">Circolo Unificato dell’Esercito di Mantova, Corso Vittorio Emanuele 35</span></strong><span style="color:#ff9900;">, </span><strong><span style="color:#ff0000;"><span style="color:#ff9900;">il giorno 19 dicembre 2009, alle ore 16.00</span>,</span> </strong></span> si terrà la presentazione dell&#8217;ultima acrobazia di Gianfranco Maretti Tregiardini. Spazio di suoni, voci,  luci, colori, canzoni, frecce<strong>, </strong> trecce, aromi e  umori,  il libro è il luogo di liquidi passaggi,  segreti e greti della storia, delle tante partiture di uno <em>spar(t)ito, </em>mondo che s&#8217;innesta in ciascuno e ci sfila dal corpo un&#8217;emozione, anima noi che, abituati a viverne a bizzeffe, quasi non vediamo, non ascoltiamo, non sentiamo che un sommario, o la superfice di quel mondo.  Il poeta invece è lì, pronto, a raccogliere nella retìna della sua osservazione ogni movimento, a raccogliere nella conchiglia della chiocciola ogni alito di vento, e-mette la parola tra i segni di quel mondo che,  naturale,  si fa noi, senza che noi ce ne si renda conto.<span id="more-7028"></span></p>
<p>A presentare questa recentissima  raccolta di Gianfranco Maretti, edita per i tipi de Il Ponte del sale, è Marco Munaro. Egli  apre  in quelle terre, che sembrano stanze, ma anche canoni e fogli di carta musica, porticine segrete, usa chiavi sonore e timbri che, di quel giardino, fanno prossimità e parentela.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/17/canzoniere-di-sonno-e-di-stupore-presentazione-di-marco-munaro/"><img src="http://img.youtube.com/vi/LCfhqh0u20c/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<h2><span style="color:#c0c0c0;"><strong><em>Canzoniere di sonno e di stupore </em></strong></span></h2>
<p>Molteplici sono i modi di avvicinare questo fascio di fogli-foglie, inseguendo ad esempio le immagini del vento, dello sciame, delle parole-insetto, la neosemantica e la mantica di una prodigiosa lettura dei segni della natura.</p>
<p>Ma partiamo dalla voce che ci parla. Chi scrive e parla, come si raffigura nel libro? E&#8217; un giardiniere, uno scrittore, uno che gioca (con le parole, con la cultura, con gli esseri e con se stesso). <em>A essere un altro</em>, ad esempio, <em>ogni mattino</em>. Ancora:  un povero, un sapiente, un acrobata e, infine, un bambino, un amante. E&#8217; chiaro che svolgendo ciascuno di questi termini, provando a definire ciascuna di queste diverse apparizioni e parvenze dell&#8217;io-sé, secondo l&#8217;interpretazione di G.Maretti Tregiardini, avremo definito la poetica dell&#8217;A.</p>
<p>Ma spostiamoci e inoltriamoci nei luoghi INNOCENTI di questa poesia: alberi, giardini certo, erbe magiche, colori, profumi, api, colti nella luce e nel buio (nell&#8217;ombra) di stagioni che si alternano e diventano una sola (meglio se Estate, Agosto). Libro dell&#8217;uva, del còrniolo e dell&#8217;ulivo, libro cereale e dell&#8217;erba silene in cui rinasce il mito e riprendono a parlarci le fiabe. Sarebbe possibile leggere questo Maretti secondo una particolare morfologia della fiaba e del mito, della nominazione e della sacralità della natura. La chiave è ancora una volta in Vergilio, nella sua Fabula d&#8217;Orfeo. Ma dove sono gli altri, gli uomini, la storia? Essi sono, come Virgilio, come Isidoro di Siviglia, Rossini, Paolo Uccello, Gentile da Fabriano – essi sono ombre. Ombra Euridice, ombra Orfeo. Ombra<em> la maestà spaventevole del loro re</em> (ADE), ombra <em>la testa recisa dal collo</em>. La storia cruenta dell&#8217;uomo, il suo essere per la morte e nella morte è ombra. (C&#8217;è anche tutto un filone sapienziale qui, che andrebbe indagato). La storia così come essa ci parla, trasfigurata, nel mito, ridotta a ombra.</p>
<p>Ma ora scendiamo nel laboratorio della scrittura, dove le parole vengono forgiate e liberate: indizi, auguri, inviti. Musica di uno strumento cavo. Lo strumento di Maretti, lo sappiamo, è l&#8217;endiadi (una cosa per mezzo di due, o tre). Il buio e la luce, per Tregiardini, non sono antitesi ma endiadi. Così il sonno (fratello della morte) e lo stupore, che è anche sopore, quiete, senza cessare di essere incanto e abbrivo, brivido. Stupor in  greco “narke” (da cui narcotico), che è da Narciso (umbro, “narcum”, fiume; accadico Narum). Ecco tornare a parlarci il mito di Narciso innamorato della propria immagine riflessa nel fiume. La sua consunzione, il suo stupor richiamano quelli, altrettanto tragici, di Eco, la ninfa innamorata di Narciso e morta anch&#8217;essa, rifiutata, di stupor, sopor</p>
<p>Immagine di sé come altro (Narciso).</p>
<p>Immagine dell&#8217;altro nella propria voce (Eco). <em>Eco per tutta la corrente.</em></p>
<p>Immagine e suono. Sonno e stupore. Una cosa per mezzo di due.</p>
<p>E la cosa è Eros.</p>
<p>Sì un canzoniere d&#8217;amore. Il sé e l&#8217;altro, la corrispondenza impossibile.</p>
<p>Ma – ci rassicura Maretti – è vicino l&#8217;Esauditore.</p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>Marco Munaro</strong></em>- <em>18  dicembre 2009</em></p>
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	</item>
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		<title>Dino Coltro- Sloti de tera</title>
		<link>http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/16/dino-coltro-sloti-de-tera/</link>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 17:56:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>fernirosso</dc:creator>
				<category><![CDATA[DEDICA]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Coltro]]></category>
		<category><![CDATA[In memoria]]></category>
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		<description><![CDATA[Sta bassa la parola, rasenta la terra sul filo dell&#8217;acqua, conta il riso e l&#8217;amaro del tempo che passa, canta le storie di tutti quelli che l&#8217;hanno vissuta, ma sono grani, semi che vanno oltre. Anche Dino Coltro è scomparso quest&#8217;anno. E sono molti  gli autori, i poeti che ci hanno lasciato. Coltro era una [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=cartesensibili.wordpress.com&blog=5943077&post=7021&subd=cartesensibili&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Sta bassa la parola, rasenta la terra sul filo dell&#8217;acqua, conta il riso e l&#8217;amaro del tempo che passa, canta le storie di tutti quelli che l&#8217;hanno vissuta, ma sono grani, semi che vanno oltre. Anche Dino Coltro è scomparso quest&#8217;anno. E sono molti  gli autori, i poeti che ci hanno lasciato. Coltro era una specie di monumento vivente della storia della civiltà, della cultura contadina veneta. I suoi libri,  le raccolte di poesie, i lunari o i proverbi, i tanti testi teatrali, sono tutti un  vivo tramandare la vita dei campi<span id="more-7021"></span>, gli anni Cinquanta, periodo che   ha segnato intere generazioni con i suoi profondi segni. Mi ha portato alla mente anche Pasolini e Camon e Bressan, e Franzin e Giacomini, Crico, Rebellato e ancora molti altri che, da un capo all&#8217;altro di un campo, che ha misura del passo di chi lo attraversa, si chiamano e si passano le sementi, segnano il cammino.</p>
<p><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/16/dino-coltro-sloti-de-tera/"><img src="http://img.youtube.com/vi/3DyoEpldnUU/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<p>Bibliografia:</p>
<p>Dino Coltro è nato il 2 novembre 1929 a Strà di Coriano, frazione di Albaredo d’Adige (Vr), ma la sua giovinezza e la sua formazione resta legata al Pilastro, frazione di Bonavigo (Vr), una tipica corte della Bassa Veronese dove abitò dalla prima infanzia fino agli anni Cinquanta. Avviato al lavoro salariale, riuscì con l’impegno dell’autodidatta a diventare maestro. Con l’insegnamento iniziò anche la sua attività sociale nelle Acli, promuovendo numerose cooperative agricole e partecipando alla vita del movimento come dirigente provinciale, regionale e nazionale. Appartiene a questo periodo anche l’esperienza della Cooperativa della Cultura di Rivalunga, un’iniziativa socio-pedagogica che anticipò tendenze e metodi del rinnovamento della scuola.<br />
Dal 1970 al 1990 è stato direttore didattico a San Giovanni Lupatoto (Vr), dove tuttora risiede. Dopo l’esperienza nel Movimento Politico dei Lavoratori (MPL), che proponeva un impegno politico dei cattolici fuori dalla DC, abbandonò ogni altra attività per dedicarsi interamente alla ricerca e alla trascrizione della tradizione orale veronese e veneta, pubblicando con vari editori (Bertani, Arsenale, Newton, Compton, Sansoni, Marsilio e Mondadori) opere di poesia, narrativa, ricerca e teatro. Tra i molti riconoscimenti per la sua opera, ricordiamo il Premio Percoto Risit d’Aur, il Premio Sirmione-Catullo, la Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica al merito educativo e culturale e la “laurea honoris causa” in Scienze della Formazione, conferitagli nel 2005 dall’Università di Verona per aver pubblicato opere significative e per essere stato rispettoso e illuminato educatore.</p>
<p>Opere di Dino Coltro.</p>
<ul>
<li><em>I lèori del socialismo</em> (1973)</li>
<li><em>Sloti de tera</em> (1977)</li>
<li><em>Leggende e racconti popolari del Veneto</em> (1982)</li>
<li><em>Paese perduto</em> (1982)</li>
<li><em>Un proverbio al giorno</em> (1985)</li>
<li><em>Fole lilole</em> (1987)</li>
<li><em>Cante e cantàri</em> (1988)</li>
<li><em>Stagioni contadine</em> (1988)</li>
<li><em>L’Adige</em> (1989)</li>
<li><em>Piero Bailon che con on giro de baile girava on campo</em> (1989)</li>
<li><em>La nostra polenta quotidiana</em> (1990)</li>
<li><em>Il temporario</em> (1993)</li>
<li><em>Santi e contadini</em> (1994)</li>
<li><em>Parole perdute</em> (1995)</li>
<li><em>Il parlar adesante</em> (1996)</li>
<li><em>Memoria del tempo contadino</em> (1997)</li>
<li><em>L’altra cultura</em> (1998)</li>
<li><em>L’altra lingua</em> (2001)</li>
<li><em>La cucina tradizionale veneta</em> (2002)</li>
<li><em>Dio non paga al sabato</em> (2004)</li>
<li><em>Rivalunga</em> (2004)</li>
<li><em>Quatro ciacole con Barbarani</em> (2006)</li>
<li><em>Gnomi, anguane e basilischi</em> (2006)</li>
<li><em>La terra e l’uomo</em> (2006)</li>
</ul>
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