CARTESENSIBILI

Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-

Da non perdere- Luisa Muraro: Dio è violent

dascha friedlova

.

A partire da una scritta su un muro di Lecce, “Dio è violent…! E mi molesta”, Luisa Muraro conduce un’analisi spietata sull’uso della violenza e sul senso che assume in una società in cui è venuta meno la narrazione salvifica del contratto sociale. In una prassi politica che tollera l’uso privatistico della cosa pubblica, il dilagare della corruzione, la logica del profitto, continuare a pensare che l’uso della violenza sia esclusiva dello Stato di diritto e che a esso ci debba sottomettere è un atto di resa e un indice di cecità intellettuale. Poiché la politica è ancora e sempre la ricerca di un’esistenza libera, i cittadini e in particolare le donne – che sono sottoposte anche a un contratto sessuale di soggezione e di abuso – devono affrontare chi detiene il potere dichiarando di non aver rinunciato all’esercizio della violenza, rivendicando una narrazione alternativa al contratto sociale. Bisogna essere in grado di non abdicare alla propria forza, di dosarla senza perderla, accettare che essa faccia parte dell’agire politico come un sapere necessario. Bisogna essere in grado di andare fino in fondo alla propria forza di resistenza e di opposizione, pienamente responsabili della loro funzione.
Un pamphlet incendiario che ci spiega perché si deve usare la violenza per combattere senza odiare, per fare senza distruggere.

Alcuni passi, come sassi, anzi gran sassi come indica la collana delle Edizioni NOTTETEMPO in cui è pubblicata.

L’estate scorsa, nel centro storico di Lecce, sulla
cinta esterna di un complesso in ristrutturazione, sopra la dorata pietra leccese è apparsa una scritta in nero che, quando la vidi, mi parve scritta da me in sogno. Suppongo che sia ancora là. Dice, in caratteri cubitali ma minuscoli, tolta l’iniziale che è maiuscola: “Dio è violent…!”. La frase non è interrotta ma mutilata, la lettera finale essendo coperta da una macchia bianca che si estende anche sul puntino del punto esclamativo, che
però traspare. Subito sotto, sulla destra, un’altra mano ha aggiunto in lettere maiuscole, ma piú piccole e rossastre: “E mi molesta”. La duplice scritta solleva un gran numero di questioni in groppo fra loro e con il nostro tempo, come un nodo di questioni antiche dell’umanità arrivate al pettine. La prima riguarda la cancellazione della lettera finale: è stata cancellata apposta e perché? La finale di quell’aggettivo ci direbbe di che genere è, -o = maschile, -a = femminile; il genere di un aggettivo, sempre secondo la nostra grammatica, si conforma a quello del nome e fa pensare al corrispondente genere sessuale. Dio, nella nostra lingua, sarebbe un nome di genere maschile ma la teologia femminista ci ha portati a interrogarci sul genere di Dio e sul rapporto che c’è tra Lui o Lei, e la differenza sessuale umana, cioè il nostro essere donne e uomini, differenza che si riverbera variamente in tutti i linguaggi, dalla danza allo sport, dalla moda al canto, e in molte lingue, direi tutte ma non le conosco tutte. Non solo, in molti ricordiamo quel papa che regnò un solo mese, Albino Luciani, il quale disse: “Dio è anche mamma”, attribuendo cosí alla divinità un genere femminile.
Purtroppo, la lettera finale essendo illeggibile, l’intento di chi ha voluto cancellarla, uomo o donna, è doppiamente difficile da indovinare. Altre domande spuntano se prendiamo in considerazione la scritta aggiunta: lo fu prima o dopo la cancellazione? Tendo a pensare che fu prima e che la cancellazione abbia a che fare proprio con la scritta aggiunta, come per contraccolpo. In ogni caso, le due scritte insieme formano una breve, drammatica narrazione. Quella principale da sola, invece, sembra affermare un dogma circa il rapporto fra Dio e la violenza.Non possiamo escludere una cancellazione di natura dotta, fatta cioè per insegnarci che Dio non ha un genere come noi. L’idea di un Dio né maschile né femminile, per quanto filosoficamente inoppugnabile, un Dio persona senza sesso, è piuttosto insulsa; per contro, l’immagine di una teologa femminista o di un dotto prete che nottetempo, secchiello di calce in mano, correggono l’errore sul muro, piace e fa ridere. Non possiamo escludere nemmeno il fatto accidentale: le apparenze lo escludono ma nelle cose umane non si può non lasciare una parte al caso e nelle divine pure, quando s’intromettono nel nostro mondo. La questione maggiore che pone la duplice scritta è, chiaramente, che si predichi la violenza di Dio. Violenza in generale che la scritta minore interpreta in senso sessuale. C’è anche un significato metaforico del molestare ma oggigiorno quello prevalente riguarda i rapporti a sfondo sessuale, con un’implicita allusione ai rapporti dispari, di adulti con bambini o bambine, di capi con dipendenti ecc., una disparità che, trattandosi di Dio, di colpo diventa smisurata. Associare la violenza a Dio non è una novità: siamo abituati ai discorsi sulle Crociate, l’Inquisizione, oppure l’11 settembre, il terrorismo islamista… Sono le risorse di una cultura dei luoghi comuni. Ma predicarla, cioè fare della violenza un predicato della divinità, è insolito e sfiora la bestemmia. La scritta di Lecce non ha niente di triviale e niente di blasfemo. Punta direttamente su Dio senza passare attraverso i suoi fedeli. Ma, pur mettendolo in una luce temibile, non ha accenti di protesta o di riprovazione: prevale la constatazione, inquietante ma distaccata. Io l’ho letta come un messaggio ispirato dalla divinità stessa che da quel muro si rivolge a noi umani. Dio che scrive sui muri, è una novità ma non per chi conosce la Bibbia. Alla scritta di Lecce non ero preparata, ma vederla fu piú una conferma che una sorpresa.Conferma inattesa di pensieri suscitati dalla lettura di La passione secondo G.H. della scrittrice brasiliana di origine ebreo-ucraina Clarice Lispector (1920-1977). A un certo punto del suo itinerario G.H., la protagonista, parla di imparare a usare Dio il quale, per parte sua, non si fa scrupolo di usarci: “Egli ci usa e non impedisce che noi facciamo uso di Lui” e nota che noi siamo parecchio arretrati e “non abbiamo un’idea di come approfittare di Dio”. Facciamolo ricorrendo alla violenza se occorre, cosí come con le cose di questo mondo. “Anche con Dio ci si può aprire la strada mediante la violenza”. Lo fa anche Lui con noi: “Egli stesso, quando ha piú specificamente bisogno di uno di noi, ci sceglie e ci violenta”. (Non so il portoghese ma mi piace citare Lispector nella lingua originale, che è sorella della nostra: Ele mesmo, quando precisa mais especialmente de um de nós, Ele nos escolhe e nos violenta). Che cosa significano queste parole? Credo che non chiedano di essere interpretate ma di essere prese alla lettera. E, da parte nostra, stare a quello che succede di conseguenza alle altre parole e alle cose. Tirar fuori Dio in apertura di uno scritto laico di argomento politico non si usa e vorrei giustificarmi. Non nominare il nome di Dio invano, dice il libro sacro degli ebrei e dei cristiani. Però, praticamente, che cosa vuole dire “invano”? Per molti ormai sarebbe sempre invano. A me nominarlo talvolta serve. Mi serve introdurlo nei ragionamenti che non lo prevedono per scavalcare certe divisioni fissate dal razionalismo borghese. Quello, per intenderci, che organizza l’enciclopedia dei saperi e lo fa in una maniera che certe volte è censura. Potrei portare degli esempi. Sono anch’io nemica dell’invadenza clericale, come può esserlo il piú laico degli intellettuali. Ma Dio non è un prete (né un intellettuale) e non gli somiglia lontanamente. Vero è che si lascia usare dai preti per i loro scopi. Alla stessa stregua, replico, da me per i miei. “Ele deixa”, scrive Clarice Lispector nel testo già citato: ci lascia fare, ci lascia usarlo, approfittiamone. Se ci va, naturalmente, perché è un’opportunità offerta, non un obbligo, con Dio vige la libertà e ci sono persone da Lui o Lei amatissime che nascono, vivono e muoiono senza avere mai fatto il suo nome. Il mio scopo, nel portare questo o quel nome (ne ha tanti, di tanti generi e numeri,
perfino tempi e coniugazioni) dove non era previsto, è di ingrandire le vedute e di far giocare qualcosa del molto che è fuori gioco dal regime storico della vita del pensiero. Qui si tratta di trovare vedute alte e larghe sull’uso della violenza. Si tenga conto che l’operazione di tirare in ballo Dio non ci fa uscire necessariamente dal razionale, anzi certe volte è il contrario: c’è infatti una ultragenerosità razionale di Dio, se cosí posso esprimermi.”

LUISA MURARO

.

Luisa Muraro, Dio è violent- Nottetempo Editore 2012

RIFERIMENTO IN RETE: http://www.edizioninottetempo.it/catalogo/gransassi/dio-e-violent/

About these ads

3 commenti su “Da non perdere- Luisa Muraro: Dio è violent

  1. anna maria farabbi
    1 luglio 2012

    è l’impronta di una maestra, una delle più belle e lucide testimonianze che abbiamo. studierò l’opera e prometto di tornare qui per piantare una parola.
    anna m.f

  2. Fiammetta Giugni
    1 luglio 2012

    Una mia poesia dice:
    le donne che hai conosciuto
    hanno coperto le grazie di vesti
    e le mura di ogni convento
    sono l’illusione di resisterti

    qui è rimasto uno scudo di parole

    perché tu sei la lancia

    Anche il mio Dio è violent!
    Fiammetta

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 340 follower

%d bloggers like this: