Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-
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Credendo di andare, sono rimasta
a terra con i piedi per aria e i capelli all’ingiù
come un’ombra sospesa sul muro che mi sbianca
Gli occhi
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Giorni fa ho ricevuto da Federica la notizia del suo e-book, pubblicato da LaRecherche, dal titolo “Nell’erba il punto”. Non ho potuto fare a meno di sfogliarlo e guardarlo nell’insieme immaginando l’autrice nel tempo/tempio della scrittura.
Fin da ragazza la mia immersione nei libri prevedeva molta immaginazione, volevo intuire “dove e quando” il libro fosse stato concepito, l’origine insomma di quella creatura/figlia.
Cercare il bandolo della matassa significava avvicinarmi e gioire di quella grazia, dono che i miei occhi potevano gustare attraverso altri occhi.
Così ora mi sono disposta, ancora una volta e non più ragazza, al viaggio e alla ricerca di una precisa visione.
Ora che ne scrivo, la creatura, questo filo annodato di parola/colore/ombra, ha cominciato a manifestare ciò che ha dato il soffio di vita, il suo incanto vive nell’osservazione della natura, il Monferrato, la campagna, il silenzio dei boschi, i “vuoti d’azzurro”.
maria brunnerr
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La scrittura si dispiega come tela pregiata e reca qua e là sofisticati ricami e richiami, finestre di luce e colore, aperture lievi, “deboli”.
“Vento furibondo sui colli
S’aprono le crepe di luce
e nubi si spezzano il collo
nei vuoti d’azzurro”
L’autrice lascia scorrere le immagini sul suo corpo, ciò che ella guarda, in lontananza o “a memoria”, le appartiene e la abita senza abbandoni. L’occhio che osserva, che guarda, è uno specchio dentro, è un’oscillazione del pendolare “da fermi”
“Credendo di andare, sono rimasta
a terra con i piedi per aria e i capelli all’ingiù
come un’ombra sospesa sul muro che mi sbianca
Gli occhi”
Cammina “nell’erba il punto” che sia il profumo dei fiori migliori o il battito delle “grandi cose nelle ampolle piccole” e nei ricordi il sale resta di meraviglia scolpito.
“Si verificano grandi cose nelle ampolle piccole
e nelle bolle di vuoto accorse
sprofondano grevi le gioie
come fiori nei loro momenti migliori
il profumo sale in alto spremuto e intatto
nei ricordi, rimane solido come stele preziosa”
Ancora la in-tra-vedo nel tempo del riposo, seduta al tavolo dei pensieri, il respiro poetico diventa autentico e tocca “l’ennesima visione”, un suono “come per incanto” provenire dal solco della sua terra. Colgo e coglierà il lettore la sfumatura umile e pensierosa di chi ritrova colme le mani di invisibili frutti dorati, lievi “steli” posti ad asciugare come lacrime al sole e al vento che rarefa il dolore.
“Gabbiani invisibili volteggiano
davanti alla mia finestra”
Il dolore, che vive ogni filo d’erba, diventa “doglia in boccio” come un travasare ciò che permea la mente, assimilando la propria essenza ad una sostanza universale.
Le parole potranno anche perdersi come i sogni essere deglutiti come “pillole dolci” ciò che conta è “abitare un luogo” in presenza di sguardo fino a riempirlo tutto e a scomparire per riempire tanta assenza.
A tratti, seguendo il filo della narrazione, immagino l’autrice distesa al lume di una luce calma e colgo confusione tra lo stato di veglia e sogno in cui lei versa. Ciò che vedo con chiarezza è il suo sostare in un angolo semplice, quasi un luogo privilegiato, una stanza di nitida e antica visione.
“Mi resisto nello sforzo immane
credo ormai ai sentieri dispersi
o alle minime segrete
distratta mi stendo sulle rade ombre
che forse non so più dire se vivo o sogno
rimangono solo i vetri chiusi e le stelle
sotto i piedi e il capo”
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maria brunnerr
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In un altro foglio leggo “Potrei scomparire nei buchi di sonno” a dire la voce appena rientrata dal vuoto della notte che lascia una visione pacificata, quasi di silenzio ottenuto, ponendo da parte il dire impetuoso.
“Silenzio addomesticato”, ricercato come sete e “bevuto” come acqua fresca, invocazione del silenzio.
Tra le stanze di queste pagine ho occasione di incontrare una dedica a Virginia Woolf dove la voce “vede” il senso di tutto il viaggio, il significato del labirinto risiedere nello “scivolare in un raggio”.
Si dissolve come acqua la stoffa di parola ed è spettacolo vivo di presenze ogni riga di incontro e scambio, come se i libri diventassero corpi apparsi “in dono” e seduti potessimo perdonarci ogni mancato insegnamento della vita.
Mi sto interrogando circa il tempo di Federica che non è il nostro tempo, lei dice “ho vissuto in tempi remoti” e ciò riporta ad un’epoca romantica fatta di giardini di erbe dove è bello sostare in ascolto di suoni e passeri parlanti.
Le parole si rincorrono fitte e dense come “sortilegi” fissi negli occhi, sono segni di presenze accolte nel tempo dello studio, della ricerca, dell’incanto, dell’amore.
Un amore reso attraverso i particolari dell’abito (gli orli, le balze, i bottoni) “portati” quasi a dire indossati nei tagli, per averli addosso ancora.
Un senso smisurato di bellezza in questo sentimento che poggia sulle spalle e appartiene nonostante la freccia avversa, resta quasi intatto se lo si sbircia contenuti in un mare d’erba e farfalle.
Nel lasciarmi investire dal sottile lume della scrittura ho sicuramente non raccolto la fitta anima che compone le pagine, spero soltanto di fare cosa gradita a chi ha compiuto il racconto.
Il lettore potrà a suo modo accogliere i chiaro-scuri delle ombre quotidiane, il dolore partecipare e respirare libertà e tempo nelle immagini della natura ridenti e fuggitive. Potrà ancora farsi contagiare dalla sensualità e pulizia dello sguardo offerto affinché sia grano la veste seminata e scambiata.
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Elina Miticocchio- giugno 2012
RIFERIMENTI IN RETE:
http://www.larecherche.it/public/librolibero/Nell_erba_il_punto_di_Federica_Galetto.pdf
Vorrei ringraziare Carte Sensibili e la padrona di casa Ferni, per l’ospitalità in questo spazio e ovviamente Elina Miticocchio per lo sguardo attento e amabile che ha voluto volgere alla mia Poesia. Elina sa cogliere bene i miei pieni e i miei vuoti, le parole sos(pese), le mie os(sessioni) spazio-temporali osservando dal mio punto di fermo, dalla parte che vede me scrivere, dalla parte della creazione di una idea e di un verso fino allo svolgersi della matassa che rivela il ricamo. Ancora grazie
Federica Galetto
incantata dalla poesia di Federica, della quale ho comprato Stanze del Nord.Una poesia che riesce a penetrare la quotidianità offrendocene aspetti dimenticati, o forse, da sempre ignorati. Uno sguardo attento, e una pulizia di linguaggio che scivola tra le mani e ti fa arrivare alla fine della pagina con una sensazione di giàvisto eppure mai letto.
Grazie Federica…anche in questo libro, la parola torna alla parola, la natura alla natura , il respiro della poesia al respiro della poesia e della vita, ricamata, a lembi leggeri tra le nuvole, nel soffio leggero di un lirismo e neo-romanticismo struggente…Alla fine ne viene fuori un arabesco contaminato e lussurioso ma gentile ed aulico, un collage di emozioni che invita a entrare dentro e ad andare oltre. GRAZIE.
Un tappeto d’erba su cui addormentarsi e sognare altre scritture la bellissima nota di Elina. Ospitale e regale come sempre l’attenzione sul suo blog e la disponibilità di Fernanda.
Un abbraccio
Donato Di Poce
la nota vuole aprire l’ascolto e condurre altri lettori a varcare la “porta del libro”
mi sembra sia facile farlo data la “prendibilità” del testo, il cui riferimento abbiamo indicato
ringrazio chi si è fermato e chi vorrà ancora soffermarsi sui colori, tanti e diversi, della scrittura di Federica
il punto lo fa l’erba, la voce dell’erba, su cui si posa l’ascolto di una parola che non si fa domestica e in essa serpeggia come una voglia antica.Grazie ad entrambi per questi passaggi.f.f.
Ringrazio coloro che sono intervenuti con i loro commenti e per le belle parole rivolte al mio lavoro. Elina, nella sua articolata nota di lettura, racconta bene quanto importante sia la Natura nella mia Poesia. In ogni filo d’erba è presente un movimento legato ad un accadimento, un contrasto, una perdita o un’acquisizione. Tutto passa attraverso i boschi, i prati, gli alberi parlanti, il vento e tutti gli elementi naturali che ci permettono di vivere e respirare. Attraverso essi ogni minima variazione assume una connotazione precisa, un ordine che ,anche se il caos interno regna, riesce nel compito gravoso del superamento dei limiti imposti dalle umane possibilità. La Natura è una guida e un traguardo per diventare migliori e superarsi, osservarsi, dialogare con il nostro Io più profondo.
Ad Elina i complimenti per essere riuscita ad entrare magicamente nella scrittura di Federica con sapienza e amore. ” Nell’erba il punto” appare come un concentrato di bellezza, il lessico, curato e singolare nelle scelte e nei rimandi ai significati, colpisce per l’eleganza che lo caratterizza. La struttura testuale reinterpreta la tradizione alla luce di un’assoluta autonomia. Dire per essere e comunicare, oltre i limiti, eppure senza retorica, questo sembra suggerire la lettura poetica. L’invenzione è centrata in quel ‘punto’ che non scompare, ma s’impone e guadagna il suo spazio nel foglio/erba della poesia come nell’interiorità, traguardo della vita. Marzia Alunni
scrivere mi ha reso molto felice, ho provato gioia nell’entrare in un mondo “vicinissimo” e traboccante di sentimenti, resi in visioni di bellezza ed equilibrio
ho provato la sensazione di quelle letture che facevo da ragazza, quando divoravo le parole ed esse mi regalavano preziose cose che, in fondo, mi hanno guidato fino a qui
la sento nelle mie corde la scrittura di Federica, nel suo femminile dipanarsi di chiaroscuri forti e delicati, tra il sogno e il risveglio dell’anima, eppure sottilmente inquieta, sensibile, delicata…
brava Elina per la tua lettura attenta e per la condivisione di bellezza e poesia…