Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-
Klimt- Momenti musicali’ le ‘Schubertiadi
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Nei Momenti Musicali, deliziose miniature sparse negli ultimi cinque anni di vita di Schubert, converge una pluralità di elementi che sembrano affiorare dal passato sotto forma di immagini e ricordi sonori. Spesso vi possiamo riconoscere bellissime melodie liederistiche. Frammenti, ritmi e gesti melodici non sono solo accostati in una sorta di collage, ma completamente reinventati. La forma è libera e procede per associazioni di idee, così come affiorano alla coscienza, senza il minimo tentativo di costruire una logica formale, una sintassi. Le tonalità vengono toccate di volta in volta in base al loro colore, allo scopo di creare mutamenti di atmosfera, determinando modulazioni mirabilmente ardite.
L’anno 1828, l’ultimo della breve vita di Schubert, è stato estremamente produttivo: il Quintetto per archi in do maggiore, le ultime tre Sonate per pianoforte, la serie di Lieder “Schwanengesang”, la “Grande” Sinfonia in do maggiore e la Messa in mi bemolle maggiore. Se si pensa che le tre Sonate per pianoforte sono state scritte nel settembre 1828, due mesi prima della morte, non si può che rimanere meravigliati dall’ inarrestabile creatività. In questo periodo Schubert era andato ad abitare a casa del fratello Ferdinand, le cui amorevoli cure davano conforto alla precaria situazione economica e fisica del Compositore.
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La voce umana, protagonista del Lied, è anche costante riferimento nella musica strumentale di Schubert, a differenza che in Beethoven, dove al contrario le voci umane sono riferite agli strumenti dell’orchestra. In una lettera alla futura moglie Clara Wieck, datata 11 dicembre 1839, il giovane Schumann scrive: “….Clara, oggi ero in uno stato di benedizione. Alla prova è stata eseguita una sinfonia di Franz Schubert. Se solo tu ci fossi stata. Non è possibile descrivertela; tutti gli strumenti sono voci umane. Ha delle qualità smisurate: la strumentazione, – tenendo conto anche di Beethoven – la sua lunghezza, questa divina lunghezza, come un romanzo in quattro volumi, più lunga della Nona Sinfonia. Ero completamente felice e non ho desiderato altro che tu diventassi mia moglie e che anche io potessi scrivere simili Sinfonie……”
.I Momenti musicali ci conducono nella sfera più interiore e poetica di Schubert, quasi un quaderno di appunti della sua anima creativa. Brevi idee con brevi sviluppi, tanto più efficaci per la loro estrema semplicità. Composti in un arco di cinque anni, essi rappresentano momenti diversi di ispirazione. Il primo, in do minore, ha un carattere di fantasiosa improvvisazione. Più meditativi il secondo – nel quale gli accordi iniziali introducono un clima di sospensione e di incertezza, seguito da un evocativo canto in do diesis minore che poi verrà ripreso con irruenza drammatica – ed il sesto, nella stessa tonalità, le cui irrisolte “appoggiature” creano un clima di interrogativi senza risposta. Il quarto, in do diesis minore, è un moto perpetuo che ricorda un preludio barocco, contrastato da un episodio centrale più melodico, che sarà rievocato in pianissimo , e per due sole battute nella ‘Coda’, creando una sospensione nell’inesorabilità del moto perpetuo. Il terzo, una caratteristica danza russa, e la esuberante cavalcata del quinto nel ritmo incessante di accordi ripetuti, aprono parentesi più estroverse in questa serie di composizioni tutte alla luce di una più pacata introspezione.
Il ‘’parlare intimo con voce umana’’ tipico della scrittura liederistica contrasta volutamente con l’alter ego della scrittura perpianoforte: sono le ‘pagine d’album’,quasi appunti di viaggio pieni di stemperate e fuggitive situazioni improvvisative dei “Momenti Musicali” ,in struttura bipartita,A e B che si ripetono quasi senza soluzione di continuità,sezioni ognuna ripresa uguale a se stessa,se non con impercettibili variazioni di scrittura.
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.In S. non solo i paesaggi sonori del lied ma anche le forme e i simboli della musica strumentale come quella pianistica sono ossessivamente attraversati dalle ombre della notte.Cosicché la notte romantica,osmotica al sogno,erompe in tutta la sua varietà con le sue multiformi espressioni,ora stemperandosi in suggestioni pittoriche alla Friederich,ora addensandosi in lancinanti folgorazioni poetiche alla Novalis.Il sogno è rapimento e svelamento ; notte significa anche nostalgia.
Tutto ciò si evince conoscendo o avendo potuto osservare la biografia del compositore e dell’uomo,e si evince anche dall’analisi e dall’osservazione della sua produzione,soprattutto quella per pochi intimi amici,la liederistica,la produzione strumentale.
Qui le rifrazioni iridescenti delle modulazioni sono la cifra di un’atmosfera sublime –ad esempio il continuo gioco cromatico tra Maggiore\minore che prende significante e significato dalla luce-che parla di un compositore introiettato nel suo mondo artistico-musicale interiore,assolutamente alieno e lontano da mondanità e da presenzialismi di se stesso:S.evita di autopromuoversi in vita,gli basta la vicinanza e l’elogio di una stretta cerchia di amici,ai quali e solo ai quali lascerà la sua eredità.
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E questo sarà uno dei grandi problemi da noi ereditati, poiché a tutt’oggi ancora la critica musicale soffre di questa diaspora e misconoscimento dell’opera.
Anche il teatro musicale sarà uno dei sogni rincorsi e disattesi-poiché non gli daranno successo- di S.; ma al solito:sarà un teatro peculiarissimo,non in sintonia con le esigenze del suo tempo;è teatro come sogno,come luogo del proprio immaginario e della propria immaginazione,astrazione fantastica di un proprio sentire musicale totale, onnicomprensivo.
Qui infatti per S. non è importante chiedersi che cosa sia causa e che cosa sia effetto,elementi fondamentale dell’azione scenica,ma smemorarsi nel tempo ed errare,come fa il suo “wanderer”,nello spazio infinito,in un continuo perdersi e ritrovarsi.Così S.non attraversa più il tempo,ma lo riorganizza per gradi e stati d’animo interiori.Come?Dilatando le sue forme musicali,peraltro classiche,come quella della sonata per pf.,in senso orizzontale,dove la pregnanza simbolica dell’elemento ritmico diventa prodigiosa esaltazione del girare a vuoto,anche su se stessi.
E ancora qui vediamo la solitudine esistenziale del compositore,il quale è scevro dall’attenersi a qualsiasi dogma:a quel tempo queste durate non esistevano proprio,bisognerà attendere G. Mahler per tutto questo!
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E ancora. Quello che per S.,come dicevo prima,è desiderio di scrivere per il teatro musicale (non a caso Gluck e Salieri,di cui sarà allievo,costituiscono la base del suo apprendistato musicale ) ,è desiderio comune all’epoca.
Ma il desiderio mancato,tradotto in lavoro assoluto e frustrazione per l’insuccesso,si trasferirà nella scrittura pianistica: armonia,scelta della tonalità,uso di durate vastissime,qui nel primo tempo sono rappresentazione psicologica e metafisica.
La “scenografia” intesa in quel senso teatrale che dicevo è data qui dall’armonia che non segue effettivamente regole canoniche strette :infatti per la maggior parte dei casi i legami e le concatenazioni avvengono o per enarmonia- o esclusivamente secondo i rapporti accademici tonica-dominante, o per il colore specifico e narrativo di una specifica tonalità.
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..Qui troviamo omaggi a Johann Sebastian Bach, alle immagini fuggitive e iconografiche di un Turner, di un certo Friederich, alla musica ungherese, nella sua struggente dolcezza e malinconia, a situazioni di scenografie di passaggio: boschive, corni- terze e quinte concatenate- di un colore che è quello del mattino nel verde attraversato fugacemente in un postiglione, attimi sensa senso, momenti fini a se stessi, lirico sussurrare all’orecchio del cuore le melodie del canto del cigno nella loro irraggiungibile bellezza intima , intimissima, semplice, d’amore sussurrato.
Il teatro della rappresentazione narrativo-musicale schubertiana è inteso come narrazione interiore; sembra si parli di un tempo senza inizio e senza fine,che vive nell’attimo perché eterno.
“Moments Musicaux” , dove la cifra comune è il lirismo ‘fine a se stesso’,un parlare per melodie ripetendo le melodie,un sentire musicale ‘tout- court’ liederistico perché intimo.
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Si ha sempre e comunque il vedere lo stesso oggetto,in questo caso melodico o ancora ritmico-armonico,da più punti di vista,secondo l’effetto di uno spettro ottico,e tutto ciò è assolutamente moderno,modernissimo,quello che poi a fine Ottocento sarà lo specifico del linguaggio artistico delle avanguardie,e di fatto tutto ciò,in questo contesto,vanifica il senso di sviluppo-inteso come diacronia del racconto.Il principe del Lied, Franz Schubert,si ritrova qui.
Una serie di delusioni spinsero Schubert in gravi crisi depressive: perse il concorso per diventare Kappellmeister di Corte, appartenuto ad Antonio Salieri, perse il concorso da vicedirettore del Teatro di Porta Carinzia, la sua opera “Il conte di Gleichen” venne censurata e non riuscì a rappresentarla.
Nel 1827 pubblicò 24 Lieder con il titolo “Il viaggio d’inverno“ e nel 1828, scrisse ma non riuscì a pubblicare “Improvvisi” e “Momenti musicali al pianoforte“, “Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani“, “Messa in mi bemolle” e “Sinfonia in do maggiore” che rimasero nei cassetti del musicista, e vide la luce decine di anni dopo la sua morte.
Franz Schubert morì a soli 31 anni, di febbre tifoide, il 19 novembre del 1828 e riposa nel cimitero viennese di Wharing a pochi metri di distanza da Beethoven che in vita tanto ammirò ma che non incontrò mai.
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Agnese Gatto, giugno 2012
un intero mondo fatto di colori, sensazioni, sentimenti tracciato e condotto con abile mano e con amore
grazie sempre Agnese per il modo del tutto particolare e suggestivo con cui conduci all’emozione e all’ascolto
…il sentire delle tue mani…si lascia accarezzare dalla luce dei versi…che liberano emozioni…note colorate…come farfalle vellutate si posano sulla vetta del cuore e illuminano come un faro… ricordi di cristallo… sogni di corallo…sul pentagramma della vita e delle vite…che scorrono…lungo i binari dell’estasi…e dell’incanto…Grazie sempre e di piu’ Agnese e Ferni per questo dono prezioso….