Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-
Nicola Lazzari
“ Se Cèzanne fosse mio padre…”
“Un bambino in bronzo scuro mi ha invitata a guardare al di là della porta attraverso la serratura. Ho solo poggiato l’occhio e ho scoperto un bellissimo caleidoscopio. Prima ho visto un solo colore, era bello, intenso, vivo. Come il caleidoscopio ruotava un infinità di mandala colorati si apriva davanti a me inebriandomi. Sconvolgendomi. Finchè non si è richiuso il cerchio”. L’uno si è trasformato in molti, per poi richiudersi in un unico infinito.”
Si conclude con queste parole il racconto fantastico di Rosaria Fabrizio. La curatrice della mostra ha scelto di presentare il lavoro dell’artista attraverso una storia in cui trovare il senso del viaggio e la scoperta del mondo intrecciato da Nicola Lazzari. Presso il centro culturale le Muse di Andria è predisposta, nella molteplicità e varietà che lo caratterizza, il suo lavoro che spazia tra bronzi, acquerelli e bacheche.
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Il percorso, che amo ora ripercorrere in una breve nota, conduce alla conoscenza dei diversi aspetti (anime) che muovono il “primo racconto”, quello che l’autore ha impresso e delineato nelle opere. Colpisce un elemento che caratterizza ciò che è presentato: il piccolo formato, in alcuni casi quasi miniaturistico, dei bronzi e di molti acquerelli. Quanto nitore e incanto a pervadere le esili figure. Ecco un pellicano dal becco lungo e le zampe sottili chiacchierare con un airone, opera in bronzo, materiale duro e nero, eppure quanta delicatezza e movimento forgiati nella materia. Figure di animali – scimmie, rane, uccelli – metafore e “porte”, piccole aperture, corridoi verso l’incontro più arduo, quello con il mondo interiore.
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L’impianto trasognato, onirico, conduce alla scoperta di un universo caleidoscopico dove il visitatore cerca un suo percorrere per trovarsi o forse perdersi, per compiere quel “piccolo salto nel buio” necessario per vivere. Guardando alcune opere, forse i lavori che definirei più introspettivi, non ho potuto non sentire l’emozione della “consegna”, e l’inquietudine dell’artista stesso. Le dicotomie della vita, le contraddizioni, il tempo passato e presente, il buio e la luce, il continuum e l’intero. Vivono i dipinti “parlanti”, dialogano fittamente e muovono l’occhio a scendere nel proprio e universale vissuto. Che dire poi delle bacheche, quattro sculture di legno e carta da cui sbucano, appollaiati su rami e foglie, uccelli di carta: il gruccione, il fringuello, il cardellino e l’upupa. E’ uno straripare di luce e colore il volo e fuoriesce dalle pareti di ogni teca, quasi a dire la possibilità nel volo di guardare e ripetere ogni piccolo viaggio.
E’ un poeta il nostro artista e ama leggere la poesia. La stessa poesia viene da lui accennata e “segnata” in frammenti di vita vissuta, come il ritratto di Andrea, con la sua impronta marchiata nell’anima e una meridiana che segna la stessa ora, nonostante sia passato del tempo. Ho guardato in modo particolare un’opera dal titolo “Tra le nuvole” e qui l’occhio si è emozionato poiché la visione è sconfinata oltre il perimetro di carta.
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“Sezioni” io le chiamo o anche “scene” a costituire l’opera, caratterizzata nelle nuances dei verdi e degli azzurri, e nell’azzurro di un cielo – terra si compie il balzo, il tuffo inconscio nel vuoto per incontrare un sé altro.
E’ lieve ed invitante questa riflessione, non mette paura, se immaginiamo di essere stati gettati da un luogo per addivenire ad un altro, perfettamente confinante. Sono introspezioni condotte per mano e sul filo della lettera – lettura.
Ho chiesto al nostro autore come nascano i titoli delle opere e mi ha risposto che le parole si formano in testa e poi il paesaggio muove la scena. Ciò che caratterizza l’intera esposizione è la compostezza con cui vengono svelati presenza e assenza, memorie, con estrema coerenza di stile e narrazione. Un registro non facile direi, una visione armoniosa negli equilibri “formali”, una percezione che cerca purezza, guardando ogni cosa negli occhi, vita o materia da modellare, con lirismo ed emozione.
Elina Miticocchio
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NICOLA LAZZARI
Se Cèzanne fosse mio padre…
A cura di Rosaria Fabrizio
15 Aprile – 30 Maggio 2012
LE MUSE CENTRO DI PROMOZIONE CULTURALE
Via Giolitti, 10 ANDRIA
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Un viaggio dentro mirabili cassetti e squarci di paesaggi interiorizzati ridisegnano una fiera delle meraviglie rappresa nelle miniature dei bronzetti.
ammetto di essere felicemente di parte – avendo avuto la possibilità di partecipare all’inaugurazione della suddetta mostra – in questa bella ed esauriente esposizione di Elina! occhio attento, il suo, nel percepire oltre che vedere e al contempo scrittura abile e deciso acume nel trasmettere al lettore anche le sue emozioni, lasciando comunque spazio allo stesso. i miei complimenti allora, ad Elina, all’evento e a questo spazio sempre accogliente.
opere silenziose, da cogliere nel profondo, apparentemente facili e armoniose
metafore e fili vissuti, pensati, frammenti di visione e poesia
grazie a voi per la lettura
elina
Complimenti, cara Elina, per la finissima eleganza e la partecipazione all’opera di Nicola Lazzari con cui hai scritto il tuo intervento.
Grazie anche per avermi fatto conoscere un artista a me ignoto; concordo con l’idea che esista una strettissima concomitanza tra queste opere e la poesia (la poesia non si esprime soltanto attraverso il linguaggio). I bronzetti, poi, mi hanno fatto pensare all’Alessandria d’epoca ellenistica e ad una temperie spirituale e culturale che da lì si irradiava ed ancora s’irradia su tutto il Mediterraneo, quello straordinario mare comune. Trovo significativo che un’opera come quella da te presentata ci parli e ci interpelli dalla Puglia.
Il racconto di una passeggiata all’interno di un pensiero. Ecco Elina come mi piace pensare a questa tua nota su Lazzari e le sue opere. Davvero leggera ed elegante. Grazie Elina cara.
Grazie per avermi proposto questa lettura grafica e visiva , indubbiamente merita , un caro saluto , Emilio .
un viaggio che si moltiplica in linee, segmenti d’incontro partendo dalla memoria e facendosi ricordo, racconto, passo per nuovo cammino
un percorso da scoprire con occhi puliti tuffandosi con leggerezza e guardando fino a scorgersi cambiati…forse
un saluto a tutti, il mio grazie
elina
Causa deformazione accademica mi son goduta l’euritmia dell’acquerello più dei bronzi. Non conoscevo questo autore, mi ha colpito il silenzio che sbuca dalle sue opere. Grazie.
gli acquerelli delicati, evanescenti, tanto da chiedersi se siano reali i luoghi o solo immaginati, il silenzio reso nella luce che ri-colora e ri-colloca le cose.
Panorami dal sapore mediterraneo, non del tutto finiti come la veduta di una casa riparata all’ombra di una palma, un percorso finito, ma ancora da completare…
e mi chiedo allora quante linee facciano l’infinito e se questo sia davvero solo uno…
ciao Meth, grazie
elina