CARTESENSIBILI

Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-

ARCHIVIO TEMPIQUIETI di V. Ravagli: Terra madre, Dea-Madre e donne di Sardegna- di Antonietta Langiu

le pomme- la nidificatrice

Dopo aver partecipato al convegno di Sasso Marconi del 23 e 24 ottobre 2010 “Madre” – la madre, madre terra, dea madre, lingua madre…” Antonietta Langiu  ci ha fatto avere questo articolo che é stato pubblicato in parte su Le Voci della Luna N. 49 – marzo 2011- Poiché penso che in questo scritto vi siano note da condividere insieme e sulle quali aprire un dialogo, mi è sembrata una buona opportunità riproporlo in cartesensibili con cui collaboro.

Vittoria Ravagli- febbraio 2012

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le pomme- la nidificatrice

La Sardegna, uno dei più grandi musei a cielo aperto del mondo, è una terra di pietre, di nuraghi, di menhir; di fate e di streghe, di leggende e di misteri; di miti e di tradizioni millenarie…La “mia” terra madre.

Una terra che, secondo diversi studiosi, farebbe parte della mitica Atlantide, dove si trovava l’isola dei Beati, “con tutti i metalli del mondo, con i cervi e i fiumi d’argento, le pietre di fuoco e le sorgenti di acqua calda. Era la terra dei sardi-shardana, un  popolo fiero di guerrieri, naviganti, mercanti, costruttori di torri. Sono gli uomini e le donne della raffinata civiltà nuragica.

Ed è in Sardegna che si può ammirare la più bella Dea Madre che sia mai stata ritrovata: quella di Senorbì. Un piccolo idolo del periodo prenuragico che rappresenta la più importante divinità femminile, detta anche Mater Mediterranea.

Tra le migliaia di reperti megalitici, importante e particolare è il Pozzo Sacro di Santa Cristina (Paulilatinu), che fa parte di un’area archeologica risalente all’età del bronzo ed era il fulcro delle attività civili e magico-religiose del vasto villaggio nuragico che si sviluppa a corona intorno al tempio, nel cui pozzo interno sgorga l’acqua sacra e curativa. E’ allineato con la Luna in modo tale che ogni 18 anni e mezzo circa la luce del satellite vada a riflettersi nell’interno del pozzo, quasi a voler rinvigorire quei riti del principio femminile delle acque,  ereditati da una civiltà pre-nuragica matriarcale.

La forma del pozzo riproduce nel dettaglio l’anatomia degli organi sessuali femminili con tutti i particolari; è un chiaro riferimento alla Madre Terra e alla Luna nel rispetto della Triplice Dea, in quanto la terra madre diventa anche moglie e figlia. Ciò spiega la visione delle tre età della donna, l’esaltazione della sua femminilità  e del rispetto religioso e sacrale a lei dovuto.

Molte cose sono cambiate in Sardegna: oggi i pastori raggiungono gli ovili con la jeep e i giovani, e non solo purtroppo, fanno i conti con la disoccupazione, ma nei canti, nei costumi bellissimi, nelle danze esibiti durante le feste sopravvive l’antica fierezza. E se sono gli uomini a organizzare le feste, sono le donne che le realizzano, le vestono, le danno  sangue e sentimento, decoro e armonia; a costruire per esse una trama essenziale.

Donne e madri importanti della Sardegna, simbolo di sapienza e maestre di vita, sono state diverse, ne ricordo alcune: Eleonora d’Arborea con la sua Carta de Logu nel sec. XIV (ne parlo in un capitolo del mio ultimo libro “Lungo il sentiero, in silenzio”), un documento giuridico senza precedenti, con le sue misure a tutela delle donne, dei minori e delle vittime di usura. Grazia Deledda, la sola scrittrice italiana ad avere ricevuto il premio Nobel  nel 1926. Francesca Sanna Sulis, la più grande imprenditrice nella produzione della seta, nel settecento, e promotrice della formazione professionale dei giovani.  Ninetta Bartoli, la prima donna italiana  a diventare sindaco, nell’aprile del 1946.

Dell’incontro con le donne sarde ha parlato Joyce Lussu nel suo primo viaggio in Sardegna nel ‘44. Nel suo “Libro perogno”  parla di una sibilla barbaricina, Elisabetta Lovico,“una donna veramente intera”, come dirà Joyce, che aveva autonomia, autorità e identità.

La donna in Sardegna ha avuto sempre un ruolo determinante. La società agro-pastorale era una società matriarcale. L’uomo passava la maggior parte del suo tempo dietro le greggi e la donna doveva provvedere a tutto. Oggi la società è cambiata, ma la donna sarda ha conservato nel suo Dna un ruolo preminente: sa sempre decidere da sola.

E da sola (il marito era partito per l’America in cerca di fortuna; lei aveva 21 anni e due bambine piccolissime) ha sempre deciso mia nonna Andria-Nedda, la protagonista del mio primo romanzo “Sas Paraulas- Le parole magiche”.

Nedda è una di queste donne matriarche: è stata lei a tramandare le micro storie familiari, è stata lei a insegnare ai nipoti che è necessario conoscere le proprie radici e la propria cultura, la realtà in cui si è immersi; ma anche che è necessario “guardare altrove e pensare altrimenti”. Sono necessarie radici e ali- realtà e possibilità (o utopia per dirla con Joyce Lussu), e in questo sta la sua modernità. Un sapere antropologico che ha saputo  interagire con la scrittura: una sabidoria populare che rappresenta oggi la possibilità di salvezza  della nostra lingua, e la sua modernità.

E forse proprio per questo, il libro “Sas paraulas”, in una seconda edizione, è stato tradotto a fronte in lingua sarda e inserito tra  “I quaderni della memoria della Sardegna”.

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Antonietta  Langiu

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RELATIVAMENTE ALL’AUTRICE:

Antonietta  Langiu vive da vari anni nelle Marche con il cuore in Sardegna, dove è nata. Il suo primo libro di racconti è del 1992. Ha scritto molto. Per Manni ha pubblicato, nel 2005, il romanzo “Lettera alla madre”. Nel 2008, sempre con Manni, “Lungo il sentiero in silenzio -  Dalla Sardegna all’Europa: diario di vita, di viaggi e di incontri”  

Amica e studiosa di Joyce Lussu, é da sempre impegnata in incontri e  scritti per diffonderne la conoscenza.

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Un commento su “ARCHIVIO TEMPIQUIETI di V. Ravagli: Terra madre, Dea-Madre e donne di Sardegna- di Antonietta Langiu

  1. elina
    14 febbraio 2012

    uno scritto che coinvolge, un viaggio nel territorio della memoria-storia-testimonianza
    un terreno fertile da coltivare
    grazie
    elina

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