gabriel sainz
Talento precoce, Wolfgang Amadè sarà seguito amorevolmente dal padre Leopold in tutti i suoi tour europei. A sei anni Wolfi è già in tournée alla corte viennese. Continui viaggi nel mondo cosmopolita europeo, tali che Wolfgang assimila con grande facilità, respirandola e facendola sua tutta,la cultura, o meglio l’humus europeo tout-court, facendolo proprio. Parigi, Londra, la Germania, i continui tour in Italia per studiare, per farsi conoscere, per imparare da grandi maestri. Decisivo, nel suo rapporto col pianoforte- meglio fortepiano, è la scoperta ad Augsburg del fortepiano Stein. E’ il 1777; prima di allora suonava indifferentemente fortepiano e clavicembalo. Dal 1777 la scrittura per pianoforte ( sonate, concerti per pianoforte, musica da camera con pianoforte, liederistica con pianoforte) cambiano incredibilmente: nella sostanza, nella ricchezza, nella capacità, nell’ampiezza, nella presenza enorme rispetto ad una già amplissima produzione musicale.
Come esecutore Wolfgang è tra i massimi del suo tempo. Già, il suo tempo… celebrato ed osannato in vita fino ad un certo punto, poi….. e poi la cultura facile boema di un Kozeluch, altre questioni, l’affanno della vita, circostanze altre, biografie misteriose, malattia, la povertà, l’indifferenza di un mondo che lo aveva osannato bambino, un’altra stroria, un altro vento che soffia nella vecchia Europa ormai borghese.
Dicevo, uno dei più grandi esecutori del suo tempo: così Wolfgang non ricerca- come altri- facili effetti funambolici, virtuosismi fini a se stessi, ma sensibilità, ‘sensucht’,’ ‘mit empfindung’, e il suo dono innato rende vibranti e tenere, affettuose e gioconde le sue esecuzioni. Così Wolfgang Amadè lascerà nel segno grafico della sua scrittura, la sua scrittura musicale, se stesso così come è, con una perizia e precisione impressionanti della scrittura stessa, nonché la sua nitidezza, la sua facilità a leggersi, quasi come semplice, spontanea, possibile a tutti. Dal 1780 Wolfgang Amadè predilige per le sue esecuzioni pubbliche l’ ‘Anton Walter’ di Vienna, un fortepiano che amerà particolarmente. L’interesse del pubblico lo lascia senza spiegargli un ‘perché’ dal 1786; lui stesso sarà sempre più attratto dall ‘opera lirica e dai progetti operistici.
A cinque anni dalla morte, dimenticato da tutto e da tutti in una fossa comune.
Abituato frequentatore dell’ ‘intellighenzia’ più progressista del suo tempo, Wolfi è un uomo di straordinaria cultura ( è in possesso di una selezionatissima biblioteca, conosce e studia i classici come i suoi contemporanei, la sua contemporaneità coeva letteraria). Wolfgang è anche uomo di grande umanità. Personaggio scomodo e irriverente, coltiva nella sua vita quegli ideali illuministi di libertà ed eguaglianza senza mai cadere comunque nelle derive ideologiche della grandiosa congerie storica di cui fa parte: nel ‘Don Giovanni’ scrive e fa cantare “viva la libertà”, l’aria fin ch’han dal vino, ‘giovinette che fate l’amore’: è il 1787 e la Rivoluzione Francese sarà celebrata nel 1789.
Libertario convinto, fervente anticlericale, coltiva una forte visione sacrale dell’esistenza: è una singolare visione del mondo, non del tutto assimilabile a quelle correnti multiple e ‘illuminate’ che sfoceranno nella Grande Rivoluzione Francese. E’ questo un Mozart massone e rivoluzionario, per un’etica individuale e sociale, in cui la fratellanza umana è il regno e il luogo della vera libertà. Di fatto la Massoneria era un’associazione con fini umanitari e filantropici, di natura esoterica e spiritualistica. Ovviamente Wolgang, quanto anche il padre Leopold, non intenderanno mai parlare liberamente del loro aderire alla Massoneria. Ci pensa la moglie di Wolfi, Costanze Mozart, che il 27 novembre 1799- a otto anni dalla morte del congiunto- informa gli editori Breitkopf & Haertel di un progetto, in gran parte andato perduto, concepito dal Nostro per fondare una Nuova Società Segreta, ‘La Grotta’. Già il suo nome ha una forte carica simbolica: si evoca l’antro scuro, il rifugio, inteso nella ‘maniére’ di J.-J. Rousseau, dal mondo, attraverso il quale l’iniziato deve passare per giungere ad una nuova luce.
In questa lettera Costanze scrive: “ voi sapete che Mozart era massone “ ( Lidia Bramani, ‘Mozart massone rivoluzionario, Milano, Mondadori,2005,p.25.).
“ Il termine ‘grotta’ accoglie gli infiniti volti che la natura assume nel sentire mozartiano: c’è il lato idilliaco ed edificante, ma anche un che di selvaggio, buono, vero, autentico, ancora di rousseauniana ascendenza, utopia di una dimensione insieme tenera e trascendente, ‘legame tra il dio che scorre all’interno e all’esterno dell’uomo, tra le leggi che regolano il cosmo e le leggi che dovrebbero reggere il mondo. “ (ibid.,p.25.).
Natura è dunque intesa come diritto ad essere se stessi, fino in fondo, contro ogni costrizione esterna, diritto già ribadito nel giovanile “Bastien und Bastienne” , Singspiel.
“Allora ispirò il soffio refrigerante della natura: la volta del cielo che tutto racchiude è il mio tetto; e mentre così giaccio, e il mio sguardo scivola nelle sue profondità infinite, il mio animo è aperto, quieto e sereno come lui .”
Dice Alfonso ( Da Ponte) in ‘Così fan tutte’:
- La ‘Grotta’, spazio pericoloso e dell’orrore è, e può quindi diventare, lo spazio ‘materno. E il sentimento della natura in Mozart è quello stesso, nel suo ‘humus’ e nella sua semantica, che si ritrova in tutta quella intellighenzia che da ‘Sturmer’ diventerà protoromantica, direi preromantica. -
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Nel gennaio 1791 Mozart musica due lieder dai titoli inequivocabili ed emblematici:
“Sehnsucht nach dem Fruehlinge” K596 e “ Das Kinderspiel” K 598.
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Editi dal massone Ignaz Alberti, insieme al “Der Fruehling” K597, compaiono in una raccolta per l’infanzia ( W.A.Mozart, “Liedersammlung fuer Kinder und Kinderfreunde am Klavier, Wien, 1791): è ancora una volta rousseauniano il senso de “Das Kinderspiel” come esaltazione del mondo psicologico spontaneo, ingenuo, incontaminato, naturalmente ed autenticamente del fanciullo, del bimbo. L’infanzia è per questo il punto fondamentale, con i suoi modi di esplicarsi, visti e rivissuti affinché possano essere recuperati dall’adulto Wolfgang Amadè, artista nostalgico: è l’infanzia mitica dell’età dell’oro, soffocata da convenzioni e pregiudizi in cui traspare una sorta di simbiosi felice – per questo da recuperare attraverso l’arte – tra uomo e natura: di qui il senso degli aggettivi ‘ ingenuo’ e ‘sentimentale’, attributi di naturalezza, naturalità, tanto cari sia all’ultima stagione illuministica – il mito del ‘Buon Selvaggio’ di J.-J. Rousseau – che alla prima stagione romantica a ridosso dello Sturm und Drang del F. Schiller, “Sulla poesia ingenua e sentimentale” . Di qui una profondissima coerenza culturale ed artistica tra questi e il Nostro, tale che si giustifica storicamente la collocazione tardo illuministica e protoromantica dello stesso, Wolfgang Amadè Mozart, e allo stesso tempo si verifica ciò che per me è stato lo spunto di questo lavoro, riprendendo la memoria e riportandola all’analisi dell’ultimo concerto in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra n.27 K 595, di cui già vi suggerii la lettura e spunti interpretativi.
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Così il nostro Wolfgang Amadè diventa con le sue ultime opere ‘Cherubino’, ombra che insegue il corpo, sospeso tra ‘maschile’ e femminile’, “voi che sapete che cosa è amor”, tra infanzia e vita adulta, smaterializzazione di pensiero e matericità sentimentale, dove la sincerità delle emozioni ,ingenue e sentimentali appunto, sono guardate con infinita tenerezza e così trasmesse per miracolo, e per magia a noi stessi.
Questo per me è e rimane il testamento artistico dell’uomo, genio, artista, musicista, mistero, Wolfgang Amadè Mozart.
Cari amiche e amici: buon viaggio! Cordialmente vostra
Agnese Gatto- 29 dicembre 2011.
Post Scriptum: mossa da amore e passione, praticamente folgorata dalla bellezza delle composizioni, anch’io ho scritto un testo che ha per radice W.A.Mozart, dalla Grande Messa in do minore KV 427,” Kyrie”, muove i suoi passi la 415 Hertz aprés Mozart , poesia e video che ho composto qualche tempo fa, traendo verbi e soggetti da un’arco intero della mia vita in musica. Buona lettura e buon ascolto. Sempre vostra. Agnese Gatto




praticare i luoghi e conoscere i volti, i tanti sguardi che ha una composizione
partendo dal viaggio, unico e indelebile, segno e testamento
storia e mistero, sensibilità e genio in questa figura magistralmente portata ai nostri giorni come “radice” che ha generato chiome verdi
ringrazio Agnese per le pause profonde che crea nel lettore, per la passione che rivela nella scrittura, per la curiosità che pone la sua parola “elastica”
elina
ho la fortuna di leggerli prima di tutti gli altri e quindi ho la possibilità di farmi il viaggio in anteprima.Agnese sa proporre sempre una via di percorrenza che esalta il talento o la dote dell’artista, e insieme a questa, mostra la sua passione infinita e generosa verso un mondo, la musica, che indossa in ogni vertebra della sua sonorità. Con Mozart credo sia stato un viaggio dentro la carne, dove il genio freme e parla e soffia senza reticenza dentro la mente e il cuore brucia. ferni
proprio così… grazie!
ho trovato questo splendido annuncio:http://www.piccoloteatro.org/i/it/spettacoli/2011-2012/un-flauto-magico/un-flauto-magico.html