CARTESENSIBILI

Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-

Viaggi dentro la musica- Agnese Gatto: L’Incanto del Discorso: l’ingenuo e il sentimentale in W.A. Mozart.

bligo  .    

Qualche premessa è d’obbligo, per questo lascio sin d’ora una brevissima traccia per la mappa del viaggio e qualche segno di memoria.

1- Guida per un viaggio nell’ultimo Concerto per pianoforte e orchestra, KV 595, e nell’ultima opera strumentale  di W.A.Mozart.

“L’ingenuità è l’espressione dell’originaria sincerità naturale dell’umanità contro l’arte del fingere, diventata una seconda natura.”
[Immanuel Kant, Critica del Giudizio, 1790.].

L’ingenuo è la rappresentazione della nostra infanzia perduta che rimane per noi ciò che c’è di più caro e perciò ci riempe di una certa tristezza ed è insieme quella della suprema perfezione dell’ideale che perciò ci eccita in una sublime emozione.”
[Friederich Schiller, Sulla poesia ingenua e sentimentale, 1795-96].

“ Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me
[Immanuel Kant, Critica della Ragion Pratica,1788].

2- Dalle ‘Lettere’ di Wolfgang Amadè Mozart:

«Vedi, sono capace di scrivere in tutti i modi che voglio, elegante o selvaggio, corretto o contorto. Ieri ero di pessimo umore e il mio linguaggio era corretto e serio; oggi sono allegro e il mio stile è contorto e giocoso». A Bäsle.

«Qui, con quanto sentimento defeco sul tuo naso, così che ti coli sul mento». Alla cugina Maria Anna, chiamata affettuosamente Bäsle.

«Ieri ascoltammo il re scoreggione / Era dolce come torrone / E benché non fosse granché in voce / Rumoreggiava in modo atroce». Alla madre

«Sono dispiaciuto di sentire che Herr Abate Salate ha avuto un colpo apoplettico, ma spero che con l’aiuto del Signore Truffatore le conseguenze non siano un insano pantano» (1777 – Qui si nota chiaramente la diffidenza che Mozart provasse per la religione, e la comica irriverenza con la quale era solito apostrofarla).

«Ora le comunico una notizia che forse saprà già: quell’ateo e arcibirbone di Voltaire, è morto come un cane. Che ricompensa!» lettera al padre Leopold (1778).

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Si chiama Concerto per pianoforte e orchestra KV 595, in si bemolle Maggiore, il ventisettesimo: l’ultimo concerto che Wolfgang scrive per il pianoforte con l’orchestra, nel 1791: a gennaio , il 5, ne termina la stesura, tardivamente, rispetto alla commissione, forse di un pianista dilettante, ma, in fondo, scritta per sé : siamo a Vienna, l’editore è Artaria. E Wolfgang  morirà nell’arco di quell’anno solare.

Presagi di morte, in quel frenetico ridere e malinconico sguardo ombroso  retrospettivo di un’angoscia del vivere, ante litteram.

Di lì a poco la morte, dicevo: Wolfgang muore il 5 dicembre 1791.

Precisamente, dal 5 gennaio al 5 dicembre, primo ed ultimo mese del 1791,  undici mesi, 11, già un numero sinistro nel presagio solitario di nascita e morte. Eh sì, Wolfgang Amadeus rimane un mistero della vita, quella vita tracciata in un’ ampia ellisse artistica in una vita breve, fulminante, inquieta e superproduttiva.

Uno sguardo retrospettivo veloce: Wolfi è al suo trentacinquesimo anno di vita.

Troppo poco, troppo. Non si sa…non ci è dato sapere: Lui, il Vero Prodigio della Storia della Musica di tutti i tempi. Lui, l’Incanto del Discorso.

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Wolfgang Amadé: così voleva fosse chiamato.

Scrive il suo ultimo appuntamento col concertismo pianistico in un tourbillon di produzione minore:

Minuetti, Danze, Allemande composte su commissione per i balli del teatro viennese

-dal KV 599 al KV 601- : scrive, interrompe la scrittura, riprende, con quella voracità e quella incredibile capacità di produrre.

Il Concerto si presenta – già da subito- scritto per se stesso, di qui la tardiva prima esecuzione; presenta tutti i tratti di un sentire e di uno scrivere autobiografico, cristalli di vita disposti nella bellezza di un Canto grandissimo, vivace, malinconico, ombroso, appannato, infantile, ingenuo, sardonico, sagace.

In silenzio Wolfi scrive la sua opera, forse  commissionata, forse no: le commissioni sono per ben altre cose, da fare, per poter mangiare ed andare avanti.

Non si è soliti pensare al ‘vissuto’ di un artista  nel momento contemporaneo al suo produrre l’opera d’arte. Certo, non è questo un assoluto, ma , probabilmente, nemmeno l’artefice dell’opera stessa si rende conto fino in fondo dove le sue mani lo condurranno. E già qui vi è racchiuso tutto: dalla scelta della tonalità, dalla scansione dei tempi, dalla struttura del discorso, dal canto del discorso, dai soggetti, come personaggi attoriali, del discorso stesso, dalla tecnica, dalle connotazioni, dalla scelta dello strumento e di coloro strumenti che al solista faranno compagnia.

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Sì, in questo concerto c’è tutto questo. Come se la mente misteriosa della vita , recalcitrando, ed in silenzio, conduca l’inconsapevole  creatore a creare in un dare  un corpo altro da sé, ma con le sue sembianze.

Una pagina di Diario, ampia e detta nei minimi particolari, contiene le cifre di una vita, e la folgorazione di quella nostalgia acerba di un voler recuperare la stagione felice e lontana dell’infanzia.

Qui, tout-court, lo stilema artistico più emblematico dell’ultimo Mozart. Qui, come nelle ultime opere per piano solo, il concerto per clarinetto e orchestra,il quintetto per archi e clarinetto, le ultime opere teatrali, tra le quali Don Giovanni, Il Flauto Magico, il Requiem.

Il KV 595, si bemolle maggiore, n. 27, per pianoforte e orchestra, del 1791 al suo nascere, nella struttura non presenta  innovazioni significative particolari rispetto ai precedenti concerti, pur tuttavia riesce a raggiungere un  ‘personale piano di emozioni’ intensissimo attraverso un ‘nuovo’ linguaggio pacato e decantato( ne è il riflesso l’intimissimo accordo tra Solista e Tutti, lontano dalle ‘battaglie’ degli anni d’oro viennesi).

L’organico stesso, privo degli strumenti di gala- trombe e timpani- riprende quello da Camera dei primi concerti viennesi: intimismo, sì, nel dire, tra pochi, cose semplici, trasparenti, con un canto lirico delle emozioni più pure e più semplici, un ritorno alla stagione dell’infanzia.

Ci sono gli archi, flauto, oboi, corni e fagotti: il timbro, soprattutto anche per l’uso della tonalità, è principalmente quello del contrappunto al cantare ora vivace ora malinconico come un occhio velato, dei legni: non un ottone: i tempi del ‘trionfo’ e della ‘pomposità’, seppur giocosa sono altri.

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 E qui c’è , infatti, dell’altro.

Questa tonalità- dicevo- il si bemolle.. basta guardare le ultime sonate per pianoforte: presenza di uno, due bemolli, e il Do maggiore, o tonalità minori, la, re, con al massimo un accidente in chiave..

Si bemolle ne ha due, il colore luminoso del suo prisma tonale è quello del racconto retrospettivo di sensazioni gioiose, sì, dell’infanzia, ma perdute, e colorate di ‘giallo’ per re-impossessarsene. E gli strumenti a fiato cantano con semplicità- effettivamente senza difficoltà tecniche , per come sono tagliati- nelle tonalità con i bemolli.

Luce, candore, semplice dire affatto retorico, frasi lunghe, fraseologie amplissime, discorso di piccole cose: Myricae. Certo..

Il si bemolle , così, diventa il ‘topos’ adatto all’esprimere l’affettività intima del discorso, seppur in-canto- interiore: contemplazione, onirico sogno nostalgico perché ancestralmente ‘mitico’ dell’infanzia, non di uno, ma di tutta l’umanità: non è tripudio, affermazione di materia positiva ed altisonante: è un dire come dice la penna notturna graffiata col pennino in una pergamena illuminata dalla luce di una fiamma di candela.

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C’è qualcosa in questo concerto che avvicina il recupero dell’infanzia con la scelta di un piccolo  bagaglio tematico, detto, magari, a piccoli frammenti, piccoli fuochi fatui, piccole luci di scoppiettanti fuochi d’artificio colorati, gioia dei bambini: la scelta del proporre temi popolari. Di qui il richiamo alla musica popolare austriaca, fresca corrente che percorre e anima ogni pagina dell’opera, sia pur trasfigurata in dimensioni metafisiche, a conferire l’inconfondibile carattere del KV 595.

Ad esempio:

l’ “Allegro” iniziale è completamente intessuto di frammenti melodici di canzoni popolari, fra i quali si insinuano, scatola nella scatola, altri episodi spezzati:

il motivo della ‘fanfara’, la citazione dell’ ‘Aria’ di Osmin, una scheggia della sinfonia Jupiter KV 551;

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il testo del “ Larghetto”, pagina distesa e di un discorso dal fascino seduttivo e amplio, ricorda le ‘Romanze’ dei famosi concerti, anch’esso organizzato nella forma del ‘Lied’ , Ohne Worte, si direbbe..

e il ‘Finale’ gioca su un tema popolare ripresentandolo un’infinità di volte dopo averlo scomposto, rovesciato, rielaborato, ri-distribuito fra ‘solista’ e i legni dell’orchestra, ovvero i fiati, in un gioco a mo’ di mosca cieca o acchiapparella, brioso, eluso nel tempo che porta alla morte, ridente e frenetico, ma con quell’esuberanza del fanciullo insieme ai suoi coetanei .

Mila, del KV 595, scrive:

L’ultimo concerto per pianoforte di Mozart apre l’ultimo anno della sua vita: un commovente presagio nella sua triste e dolente rassegnazione.”

Cadieu scrive:

concerto in cui, con una semplicità di linguaggio finora mai raggiunta , usando modulazioni tonali e alterando continuamente maggiore e minore, Mozart supera la tristezza come se questa fosse ormai indescrivibile e l’accetta con dolcezza e melanconia, fino a raggiungere una specie di pace.”

Robbins Laudon:

Abilità tecnica enorme ma agevole, una specie di passività lontana e leggera, a carattere sempre più astratto del pensiero musicale.”

Parouty:

Prma degli ultimi capolavori il musicista ci offre un miracolo di ambiguità, tra il sorriso e le lacrime, con una ritrovata serenità che può essere considerata rassegnazione.”

Rattalino:

Con una riaffermazione dell’utopia illuministica Mozart si congeda dunque dal concerto per pianoforte: non dal mondo, a cui darà ancora l’allegoria profetica de ‘Il Flauto Magico’.”

SUL CONCETTO DI INGENUO E SENTIMENTALE NELL’OPERA MOZARTIANA.

L’ingenuità è l’espressione dell’originaria sincerità naturale dell’umanità contro l’arte del fingere, diventata una seconda natura.”

[Immanuel Kant, Critica del Giudizio, 1790, paragrafo 54, sez I, Libro II, ‘Deduzione dei giudizii’].

L’ingenuo è la rappresentazione della nostra infanzia perduta che rimane per noi ciò che c’è di più caro e perciò ci riempe di una certa tristezza  ed è insieme quella della suprema perfezione dell’ideale che perciò ci eccita in una sublime emozione.”

[Friederich Schiller,Sulla poesia ingenua e sentimentale, 1795-96].

Tutta l’opera mozartiana ha questa sublime gioia della nostalgia, perduta e ritrovata nella tristezza di un occhio malinconico ed appannato, che sa.

Non è un pianto, è una lente offuscata, appannata, lontana nella presenza del non essere per questa Terra, per questa vita.

Sublime emozione, quella, incontenibile perché grandissima, dentro l’esile corpo di un bimbo, dentro sé.

Nostalgica, poiché cozza con la Terra- Das Welt, neutra- stessa.

Sublime emozione, così si può tradurre, istintivamente, con gli affetti ‘detti’ alla ‘maniére’ mozartiana, con quel candore, quel gesto sovrumano di sovrumani silenzi musicali:

la vita dei suoni ha il sapore del paradiso, parla nell’aria che respiriamo istintivamente, ingenua, spontanea, e sentimentale, affettuosa: Affektenlehren, per l’appunto.

Quei moti che si sentono dentro di sé nel silenzio del sé.

Certamente.

Ingenuo, nell’opera mozartiana, è il voler ‘recuperare’ quell’attimo indelebile di gioia, come cosa più cara, l’infanzia, la madre, gli affetti, i giochi dei bambini.

La tristezza è il luogo mondano della caducità delle cose e della ineludibilità della Morte. Pre- sentita, presentimento silente della vita di ognuno, e di ogni meccanica ad orologeria biologica di ogni singolo istante della vita stessa .

Così, cercare di collocare la figura di Wolfgang Amadè Mozart in un precipuo contesto storico di riferimento è cosa alquanto ardua.

Notevoli impasse, categorie storico-estetiche che si scontrano, cozzano, forse, tra loro: illuminismo, proto- romanticismo, addirittura ‘romanticismo’ ante litteram.Addirittura..

Categorie estetiche, certamente, se una traccia romantica si possa, e si può, riscontrare anche nell’opera bachiana e nella giusta prassi esecutiva della sua opera.

In giusta causa, contro un revisionismo di bordata massimalistico e depauperatore della cifra autentica dell’opera stessa dei grandi artisti, come dei grandi compositori.

Maglie troppo strette e sterili.

Tornare alla fonte: trattati, letteratura, il mondo intorno a loro, e il cielo sopra di sé, come diceva Immanuel Kant nella Critica della Ragion Pratica, 1788:

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto piú spesso e piú a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza

E’ la conclusione della Critica della Ragion Pratica e deve essere intesa in quel contesto -
in breve, la morale interna è presentata come la specificità dell’essere umano (“l’io indivisibile”) in contrapposizione alla finitezza umana, che, invece, è restituita dallo spettacolo dell’universo -
rispetto all’universo l’uomo è una creatura animale finita, ma dentro di sè, nella connessione necessaria con la legge morale, auto-evidente proprio come le stelle, egli supera la mortalità animale, sperimenta un’esistenza indipendente dal mondo sensibile che, scrive Kant,
non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito“.

Quello che si vive nella frequentazione dell’opera – immensa- della breve vita di Wolfgang è che senza dubbio ci sono componenti semantiche nella sua musica che vanno- in modo meta- temporale e metafisico- oltre il corpo, oltre il suo tempo, oltre la fisicità, oltre la materia- oltre la propria circostanza temporale d’appartenenza: campi semantici mobili, un humus indecifrabile e pullulante di semeiotica artistica e vita misteriosa , spontaneamente geniale.

La musica dell’ultimo Mozart, oltre alla sopra citate opere aggiungo il quintetto per clarinetto e archi KV 581,in maniera suggestiva quanto essenziale ci fa assistere e ci porta come spettatori  in  uno scenario artistico incommensurabile di Bellezza.

Sicuramente  ‘romantico’ e ‘romanticismo’ vanno utilizzati non in senso stretto storico di categoria e di ‘misurazione’ cronologica storica o storiografica- nell’analisi che di quella storia, dal nostro punto di vista, si dà storiograficamente , ma , piuttosto, come componente metastorica, evidentemente ‘emotiva’ , cioè delle emozioni, certo artistica ed estetica , in un contesto specifico che – anche se in un  breve arco di Tempo- non possa far parlare di Romantico e di Romanticismo.

Le maglie strette della catalogazione..

Ma ci sono  svariate e , direi , infinite possibilità di dare corpo a questa tesi soltanto conoscendo l’opera, e soprattutto l’ultima produzione , di Wolfgang Amadè Mozart, e di lui rintracciare nelle testimonianze vive delle ‘Lettere’  questo spirito ‘Protoromantico’ liquido, in campi semantici mobili fin du siécle: tra Sette e Ottocento.

Così: la sensazione della ‘Fine dei tempi’, ovvero della sua morte,un certo modo di scrivere non avvezzo ai gusti del tempo- Mozart, non dimentichiamo muore povero e solo, misconosciuto, dopo il grande successo dell’enfant prodige, a lui si preferisce la moda boema di certi- oggi quasi sconosciuti ai più Antonín Tomáš Koželuh ,noto anche sotto il cognome di Koscheluch (Velvary,  1738 – Praga, 1814),  compositore, maestro di cappella e insegnante di musica ceco,  e di suo cugino,  più celebre, Leopold Kozeluch.-, dicevo, l’atmosfera melanconica, bagnata e trasognata  di molte sue pagine, tra cui il ‘Larghetto’ del KV 481, molti ‘secondi tempi’ di svariati concerti, e sonate, non solo per pianoforte tra le quali senza dubbio spiccano le ultime dalla KV  310, la minore, scritta da Parigi, dove si trovava in tour con il padre, per la morte della madre, avvenuta a Salisburgo, alla KV 576, l’ultima sonata, in Re maggiore d’impianto, col magnifico e trasognatissimo, ed intimissimo,quasi immobile e rarefatto, ombroso e mutevolmente mobile alla solarità, a volte sofferta,  Secondo Tempo, in La maggiore, o l’Adagio in si minore KV 540, è presente in tutta l’opera mozartiana, soprattutto nell’ultima produzione: questa.

L’essenzialità raggiunta con pochi mezzi, pochissimi , da grandissimo uomo di teatro, si estrinseca soprattutto in un melodismo raffinatissimo quanto intimamente languido Di qui la prova della validità della tesi di cui sopra.

Si nutre, all’interno di questa tesi,una giusta ipotesi interpretativa: cosicché gli aggettivi ‘ingenuo’ e ‘sentimentale’ rendono giusta causa a tale interpretazione.

E , allora, ‘ingenuo’ è sinonimo di non artefatto, di candido, di semplice,diventando la voce del canto doloroso della vita che viene stemperato dalla suggestione della rievocazione della sua ‘crudeltà’ attraverso il veicolo visivo e affettivo degli occhi innocenti di un bambino.

E non è affatto un caso- si sa quanto significato abbia la scelta del colore di una specifica tonalità-che Wolfgang in certe sonate per pianoforte – ad esempio la KV 333, in si bemolle Maggiore o la KV 570, ancora in Si bemolle Maggiore – quando voglia parlare di una certa semantica dell’affetto- questa, appunto, del gioco innocente dell’infanzia e delle ‘piccole cose’- parli con questa tonalità.

E i bimbi quando parlano dilatano le parole, spiegano la frase, hanno tutto il tempo che vogliono, non contraggono: di qui l’uso di grandi frasi, un’agogica sinuosa e leale, ampia, per dire con calma e in modo ‘piano’ le cose dell’infanzia di un bambino che non sapeva di essere bambino… geniale! Un artificio di una raffinatezza inusitata, incredibile..

Il melodismo così viene disegnato in un’ampiezza della costruzione, su più misure, poiché il parlare ‘semplice’ ha semplicemente bisogno di ‘spazio’, certo non retorico, ma grande quanto grande  è la percezione che dello spazio ha un bambino.

Ancora: geniale, ed emozionante, fortemente emozionante, in una parola Sublime..

Nel KV 595 è anche parlare interrotto non per impossibilità a dire od affanno, o rassegnazione:parlare anche con piccole melodie che giocano tra loro e tra loro trovano la filastrocca dell’infanzia, la canzoncina che si cantava insieme nei giorni di festa, le Fanfarette, in tanti piccoli mondi di porcellana circoscritti e compiuti in sé ma dialoganti in modo ironico ed umoristico – come il ‘Tutti’ col ‘Solo’- ancora con un’incredibile povertà di mezzi e con grande ‘semplicità’.

Si bemolle, poi: dà una luce tutta particolare a questo mondo di favola, tonalità morbida, luminosa ma non squillante, che parla di gioia, sì, di serenità trasognata e ri-conquistata in questo viaggio verso il cuore bambino, gioia anche lontana, per questo,persa, certo melanconica da recuperare:

un mondo ‘aureo’ lontano, quando ci si sente addosso la morte, vista attraverso l’opacità di una lente, diaframma e punto limite tra il ‘vero’- la vita e il suo accadere  transeunte- e la memoria – la spensierata fanciullezza-, quasi come se fosse l’impedimento della luce argentina delle lacrime silenziose- ma non del pianto- a far definire un riappropria mento della gioia  dell’infanzia.

‘Sentimentale’ diventa così il ‘modus’ attraverso il quale dal punto di vista emozionale ed emotivo si è colpiti con incredibile suggestione, e coinvolgimento emotivo, presa emotiva, immensa, in uno sgorgare semplice e genuino del melodismo intimo dell’ultimo Mozart.

Sicché i temi sono talmente semplici- gradi congiunti, uso di intervalli come terze e seste estremamente ‘cantabili’ e naturali, spontaneamente dotati di semplicità che  il canto semplice ed affettuoso del cuore ne diventa il linguaggio più autentico.

Disarmante l’effetto di tale congerie d’ingredienti: spiegano un canto infinito, metafisico, sublime, che non ha la pretesa di nulla, se non di un gioco del ‘bello’ col ‘piacevole’.

Mozart è così il compositore, il Maestro e l’artista ingenuo,che, nella membra, attraverso il lessico del suono e attraverso la semantica della melodia, cerca ‘sentimentalmente’ questa natura.

E così la Natura è per questo ‘vera’ e non ‘verosimile’, ‘anelito a’, ‘recupero di’, con addosso il senso della fine, della morte.

Per questo la ‘réchèrche’ succede sentimentalmente, con questa melanconia che non è tristezza, o peggio, dolore,o, ancor peggio, senso tragico, ma solo nostalgia, semplicissima nostalgia del tempo che è stato, della gioia di vivere,dell’euforia.

Per poter piuttosto sorridere della semplicità-come diceva Kant-godendo ‘piacevolmente’un perenne gioco con il gioco stesso.

Per questo ‘ingenuo’ e ‘sentimentale’ si rivelano solo nella musica- in questa musica, in Wolgang Amadè Mozart.

La musica ha certo quella natura e materia amorfa, indefinita,formalmente coincidente al sentimento e a quello che di questo si possa esprimere attraverso il racconto musicale stesso.

Per questo il sentimento è l’infinito nella forma dell’indefinito. E l’infinito è sentimento che si rivela nella musica.

E la musica di Mozart, dell’ultimo Mozart come del concerto KV 595 esprime tutto ciò, romanticamente.

Buon viaggio! – Agnese Gatto

Il 5 giugno2011 alle 00.25

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10 commenti su “Viaggi dentro la musica- Agnese Gatto: L’Incanto del Discorso: l’ingenuo e il sentimentale in W.A. Mozart.

  1. beatrice impronta
    6 giugno 2011

    …un viaggio incantevole…di sospiri e respiri profondi…ad ogni pausa…nuove gioie e speranze…attese…appese ai fili di una memoria lucida e determinata…una mano sapiente…cosciente…che attinge dal cuore…la sua linfa vitale…quelle dita impregnate di luce…che accendono desideri…e sogni a cieli aperti…e dipingono note frizzanti…sublimi esilaranti…seducenti richiami…fluide emozioni…pre-potenti passioni….
    …grazie Agnese e Ferni per questa diffusione d’amore….

  2. fernirosso
    6 giugno 2011

    Nessun merito mi spetta, se non quello di ospitare Agnese e la sua monumentale passione e conoscenza musicale. Fortuna, la mia, di averla incontrata.Incantata per tanta lucida profonda accuratezza nell’elaborare un percorso altrimenti mai visibile. La mia gratitudine per il dono, Agnese è davvero maestra. fernanda

  3. Gian Paolo Grattarola
    6 giugno 2011

    E’ bellissimo. Straordinaria la Tua capacità di entrare nell’animo di Mozart nel concerto che suggella il momento fatale della sua vita.
    Meravigliosa l’immagine edenica dell’infanzia che torna a cristallizzarsi nell’incanto delle Tue parole, che mirabilmente aderiscono alla musica di Mozart e ne portano in luce le pieghe di un’imprevedibile tenerezza umana. La parabola esistenziale di Mozart raggiunge qui il suo punto finale, là dove gli oscuri presagi, che ne infestavano l’animo, sembravano doverla portare. Dunque a quel fatale e precoce congedo dalla vita. Una crepa dolorosa, aperta chissà quando, sta per recidere, con il filo della vita e con il nodo dell’arte, le radici che lo tengono aggrappato a un’esistenza la cui trama a poco a poco si sfilaccia nell’incombere di arcani presentimenti e dall’eco interiore di un malessere che lo porta a rivolgere lo sguardo, con smarrita e inattesa semplicità, alla stagione perduta dell’infanzia. Quasi cercando tra le note il tocco consolatorio di una carezza, il calore intenso e rassicurante di un sentimento, Mozart sembra qui predisporre l’animo all’ineluttabilità della resa solitaria agli agguati del destino. Le note dell’ultimo concerto di Mozart non vengono mai edulcorate o rasserenate, ma lasciate fluire in tutta la sua drammatica scansione, nell’amara consapevolezza che l’indissolubile dicotomia tra desiderio e delusione non possa risolversi nemmeno nel respiro consolatorio della musica.
    Il tuo articolo, cara Agnese, si configura piuttosto come un atto d’amore rivolto nei confronti di una creatura grandiosa giunta alla stretta finale in cui precipita l’anima quando l’Ade reclama la sua parte. Al pari di Mozart rivela le caratteristiche della Tua spiccata personalità poetica: la passione di un’artista capace di accogliere la ferita per cui combatte e di coniugare il suo sentimento di una poesia-vita, tra slancio creativo e ancoramento fenomenologico agli ostili scenari del paesaggio umano.

    Con stima e affetto sinceri.
    Gian Paolo

  4. agnes cat
    6 giugno 2011

    grazie Beatrice… ci saranno altre puntate, meglio, tappe, del viaggio nei favolosi mondi del ‘detto’ dalle voci..
    a

  5. agnese gatto
    6 giugno 2011

    grazie fernanda!! a te, e a questo luogo delle meraviglie dove stare insieme e scambiarci scrigni di gemme…
    agnese.

  6. agnese gatto
    6 giugno 2011

    grazie Gian Paolo Grattarola.. il tuo commento mi lascia senza parole, mi inchino alla tua generosità e alla tua grande sensibilità. Un commento analitico, dettagliato, di grande appassionato e conoscitore della storia della musica e della musica stessa. Grande umanità e sensibilità, poi, saper vedere nell’ ordito di una vita artistica e umana, con questa sapientissima e magica tua maniera. Magnifico! Grazie, di cuore.
    Agnese.

  7. elina
    6 giugno 2011

    ho letto e ho imparato oltre la musica e nella musica trovato la “scatola” , la nostalgia dell’infanzia, i suoi colori, la fanfara, la filastrocca
    vi sono degli elementi di grande pregio in questa nota, strutturata in maniera ampia, profonda e viva d’amore, di vita nella sua complessa natura e sostanza
    sono molto grata ad Agnese per rendere dolce un momento un pò difficile ma che passerà e per il senso, il sentimento da dare anche a questo se anche non lo avessi ancora inteso

    Elina

  8. agnese gatto
    6 giugno 2011

    Grazie Elina,le tue dolcissime parole, danno il senso profondo alle cose della vita, a quello che ci è dato per gioie, e, di contro, a quello che ci è dato per soffrire. La misura è nel pensare che non si vive nel cristallo se non nella sua purezza. E la tua lettura ti sia, come lo è, compagna nell’affrontare le personali vicende lanciate nell’incognito.
    La passione è speranza, e queste piccole cose sono compagne di viaggio, con il segno luogo di un suggello che portano, ad onore del vero e del certo.
    Grazie Elina, appassionata viaggiatrice e creatrice di viaggi.
    Agnese.

  9. Luca Ormelli
    7 giugno 2011

    Grazie. Luca

  10. Cettina Lascia Cirinnà
    7 giugno 2011

    …grazie per tanta bellezza in musica, da ascoltare in sottofondo scrivendo le
    parole dell’Anima, ogni giorno della nostra vita.
    Cettina

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