CARTESENSIBILI

Alla domanda chi e che cosa siamo noi un vecchio saggio rispose così:- Siamo la somma di tutto quello che è successo prima di noi, di tutto quello che è accaduto davanti ai nostri occhi,di tutto quello che ci è stato fatto. Siamo ogni persona, ogni cosa, la cui esistenza ci abbia influenzato, o che la nostra esistenza abbia influenzato, siamo tutto ciò che accade dopo che non esistiamo più e ciò che non sarebbe accaduto se non fossimo mai esistiti.-

Inediti…autoritratti – di-segni di Lucetta Frisa

E’ un’autrice particolare: Lucetta fa luce su dettagli che molti trascurano. Si avvicina, mette a fuoco, brilla in sé cose cui non si dedica molto tempo,dallo specchio del bagno, alla crema da notte, alla doccia, spazzolini da denti, …ma anche luna, scarabocchi, occhi, segni di scrittura, stanze ammobiliate con…Cose, cose che vivono di luce propria ma che attingono da noi, che le usiamo, una specie di miracolazione. Abitate, l e c o s e , editano e additano un modo,  diventano un mondo in cui ci tuffiamo, a nostra volta, spesso inconsapevolmente, ri-generando noi stessi. E questo può accadere a diversi livelli, con una conseguente particolare fascinazione, o con una devastante considerazione di noi stessi e di quanto ci circonda, o si trasforma nel circolo vizioso delle nostre piccole ansie, anse d’oscuro, che celiamo nei gesti quotidiani, o in cui ci nascondiamo o tentiamo di ri-velare agli altri noi stessi. Lucetta Frisa entra in questi spazi, a volte sono solo segnature, piccole tracce e le percorre, facendone disegni di un mondo più lieve, anche quando si dispera che questo accada.

.

Jacek Yerka

Tratte da Autoritratti- poesie inedite di Lucetta Frisa

.

Autoritratto diurno

Chi sono adesso?

Mi appoggio allo specchio del bagno:

l’acqua del rubinetto

non mi sveglia né riaddormenta:

sono una ninfa triste con le occhiaie.

Nel muschio della doccia schiuma

tornerò a fremere al flauto di Pan

profumerò di sandalo e albicocca

saprò attaccare e difendermi.

Ma non devo scambiare il trattamento:

per il giorno, la crema giorno

la crema notte, per la notte.

Sarò giovane, domani.

Che cosa disse la colomba

volata via per sapere notizia

e tornata nel buio senza nulla nel becco?

Ah troppi pensieri laici mi comandano

mi dicono che i sogni sono trash ma

gli occhi dei bambini e dei cani

ancora mi sorprendono di fronte

senza diaframma.

Tutti i nulla mi assediano

picchiando il mio stomaco intontito

e io li scaccio dagli occhi

li spazzolo dai jeans.

Resto con chi mi fissa e succhia:

la schiena si fa lisca di pesce

coda di sirenetta

la testa

fumo di calcina.

Navigo la scia

di nave non salpata

respiro la mia aria

immobile di ciminiera.

Ditemi chi sono adesso.

*

Autoritratto notturno

Mi vedo uscire sul balcone di notte

guardarmi in giro: non cerco nessuno.

A sinistra la massa scura del monte Fasce

a destra il mare nascosto. In mezzo

qualcuno si china sui gerani li bagna e il cielo

è fotografato, sfuma le nuvole al posto

delle rughe delle occhiaie.

Non grida nessun animale sconosciuto.

È nuda o vestita come vuole la notte?

Le sue ossa si assottigliano la figura

si riempie d’aria mentre i gerani occupano

tutto il balcone, sono molto più rossi, e brillano.

.

Jacek Yerka

Tratte da L’altra - di Lucetta Frisa (Manni, 2001)

Dove sta il ricordo
in quale casa
in quale mattone
neurone cellula fibra
appare
appena raschio l’intonaco
ombra tagliata di striscio
e non parla italiano
nessuna lingua di padre o madre.

*

Vorrei cambiare vita
abitudini faccia casa stile
in poche parole: morire.
Ricominciare
con uno scarabocchio stupefatto.

Aiutami a comperarmi abiti nuovi
aiutami a truccarmi di versi mai scritti.

*

Impazzisci, impazzisci –
è una questione di millimetri.
I pensieri sotto il respiro
l’occhio sottoterra
non resistono più di tanto
– se ne vanno.
Che aria tira nella mia nicchia
nel pianto
tra le parole terapeutiche
che aria c’è?
Voglio un luogo di pace nella mia pelle.
Nessun luogo è beato – mi dici –
si tratta solo di scegliere tra inferni.

*

Làsciati andare
spegni la luce
andare dove
dove si va
dopo l’ingresso nei sogni?
Qualcuno veglia ferocemente
o è solo un velo appena mosso.
Non si sa.
Anche i sogni si aggirano in prigione
anche le stelle.
A volte le parole comandano
tra loro si parlano
strappano dalla testa grovigli
e se ne vanno sfondando buchi
– piccoli universi
dove stavo prima di loro.

*

Scrivesse in follia i veri saggi non scrivono sono
la loro parola gli animali non scrivono
sono dentro di loro perfetti nessuno che voglia
cancellare il mondo neppure cambiarlo o rimpiangerlo
una radiografia la sua scrittura
di nervi e sinapsi, il dono vorrebbe
– sacro – di non scrivere quello che non si può.

*

Se avesse un dono
per strisciare biscia a terra
amore avesse come a piedi nudi si va
verso un tempio o gli uomini
Dio avesse
follia avesse
voragine nello stomaco affamato di esistere
esistere anche nel buio con le labbra morsicate
(ricorda solo scene d’infanzia come sogni)
avesse il dono della realtà
e volesse incendiarla
non lasciarla mai illesa, mai in pace
quando era viva con la sua prima parola
la sua prima poesia la sua prima morte
e non così lontana
fatta insensibile dalla malinconia
in una stanza riscaldata.

*

Dobbiamo avere dignità
– perché si parla solo coi morti i folli gli spiriti delle cose
balorde e inutili –
la muta dignità degli animali morenti.

Così si dissero quella sera
incoronandosi re e regina
davanti alla notte.

*

L’oscurità ha le sue mappe di materia
perché allora non parlare della luce
non sa come rispondere per lei è la stessa cosa
perché i vuoti si colmano e ritornano vuoti
secondo i suoi pensosi umori.
Non si chiede più da dove viene
e soprattutto dove andrà:
il futuro è un po’ di luce atterrita.
Il cielo del sogno scioglie i nodi
e lei non sa se sta dormendo o veglia
o se follia la culla.

*

Ciò che qui non appare è anche altrove materia
materia la luce che come notte scompare
e il volo radente del nero lunare
prende nella sua scia e si resta muti
sapendo che sottoterra siamo nati
e in mezzo alle parole non c’è fiore.

*

Le nuvole avevano colori le venivano addosso
a volte bianche a volte oro rosso lei si fermò
le bastò un brivido un colpo di vento e grazie disse a voce alta
grazie a voi nuvole entrate con prepotenza nelle mie lacrime.
Non nascerò più, pensava, ora sto nel respiro del colore
di una mente appena morta che deve assestarsi così per secoli
per secoli ragionando in lingua atona bianca.
Non scrisse più. Non seppe più scrivere. Non ricordò neppure l’alfabeto.
Dunque, dicono di lei, che non ebbe più parole.

Solo visioni.

*

Lucetta Frisa è nata e risiede a Genova. È poeta e traduttrice. Tra i suoi più recenti libri di poesia: La follia dei morti (Campanotto, 1993), Notte alta (Book, 1997), L’altra (Manni, 2001), Disarmare la tristezza (Dialogolibri, 2003), Siamo appena figure (GED, 2003) e Se fossimo immortali (Joker, 2006). Ha tradotto Emily Dickinson, Henri Michaux e due libri di Bernard Noêl (Artaud e Paule, 2005 e L’ombra del doppio, 2007), entrambi per la collana I libri dell’Arca delle edizioni Joker, di cui è curatrice insieme a Marco Ercolani. Collabora a diverse riviste come «La mosca di Milano» e «La clessidra» ed è presente in antologie, tra cui Il pensiero dominante (a cura di Davide Rondoni e Franco Loi, Garzanti, 2001) Trent’anni di Novecento di Alberto Bertoni (Book,2005), Altramarea a cura di Angelo Tonelli (Campanotto, 2006), La poesia erotica contemporanea (Atì, 2006) e Voci di Liguria (a cura di Roberto Bertoni, Manni 2007). In coppia con Ercolani, scrive libri di storie immaginarie e non, come Nodi del cuore (Greco&Greco, 2000) e Anime strane (ibidem, 2006). Con i suoi racconti per ragazzi collabora al quotidiano «Avvenire». Tra i diversi riconoscimenti, i più recenti sono il Lerici-Pea, 2005 e Angeli nel cielo del Cilento, 2007, entrambi per l’Inedito.

Link di riferimento:

http://www.chiaradeluca.com/Lucetta_Frisa_inediti.htm

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5 commenti su “Inediti…autoritratti – di-segni di Lucetta Frisa

  1. elina
    1 maggio 2009

    mi sono piaciute e le ho stampate
    solo così posso ascoltare le immagini
    l’ultima mi ha colpito in modo particolare

    Elina

  2. api
    1 maggio 2009

    lucetta…un piacere, come sempre, leggerti, anche qui!
    come è vero che acchiappi le piccole cose e al tuo tocco diventano comuni, dentro noi. grazie!
    api.

  3. Pingback: Inediti…autoritratti - di-segni di Lucetta Frisa | Yourpage live news aggregator

  4. lucetta frisa
    15 maggio 2009

    Grazie, Ferni, della bella sorpresa, gentilissima e finissima critica. E grazie a Elina e Api per gli interventi. Scusatemi tutte se solo ora ho letto….Frequento poco facebook e sono una gran pasticciona distratta.
    Un mio nuovo libro è alle porte. Vi terrò informate quando uscirà esattamente.
    un abbraccio
    lucetta

  5. fernirosso
    16 maggio 2009

    Passa quando vuoi, qui susciterai solo simpatia e un sottile dis-piacere, per averti e non averti più spesso. Grazie e lieta della tua sorpresa.ferni

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