UNA PREGHIERA- Delio Tessa, EDIZIONI DELL’OMBRA 2009
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«O Signor, se t’ee decis
che tuttcoss vaga a patrèm,
così sia, Signor, amèn,
dal moment che t’ee decis!
Ma se gh’è ancamò on freguj
minimissem de speranza
de salvà quèll poch che vanza
de onestaa e de onor, mi vuij
supplicatt in genuggion
de salvall. Salvom, Signor,
l’ultem gott del desonor,
o Signor che te se bon».
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«Oh signore, se hai deciso
che tutto vada in malora,
così sia, Signore, amen,
dal momento che hai deciso!
Ma se hai ancora una minima
briciola di speranza
di salvare quel poco che rimane
di onestà, io voglio
supplicarti in ginocchio
di salvarlo. Salvaci, Signore,
l’ultimo goccio del disonore,
oh Signore, tu che sei buono».
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Franco Loi, nel suo libro Milano. Lo sguardo di Delio Tessa, edito dalle Edizioni Unicopli nel 2003, la chiama preghiera in versi. Scritta da Tessa forse nel 1939, poco prima della sua morte, è stata ripresa delle Edizioni dell’Ombra perché ritenuta ” ancora adatta”. Adatta a cosa? Ci si può chiedere, visto che la religione o le religioni, in generale, sembrano essere segnate anch’esse da un declino e da una rigenerazione, attraverso apparizioni e pianti della Vergine, miracoli e canonizzazioni di persone che, spesso, avevano per ricchezza una profondissima umanità e un senso di pietà, unica forza in un mondo incapace di provare com-passione, attaccato e divorato com’è da una continua dose di male, di dolore, di angoscia, di ansia annichilenti. In un mondo in cui onestà e senso del rispetto, verso il prossimo e verso se stessi, non abita più chiunque, questa preghiera è sembrata capace di aprire un piccolo varco nella prima casa dell’uomo che è l’uomo stesso e l’altro, quel tu a cui la preghiera si rivolge, aprendo in lui la disposizione ad accogliere.
Gaetano Bevilacqua ci fa sapere che l’edizione è stata stampata in memoria di Luigi Longhi, Maestro tipografo in Calolziocorte.
Il testo è stato composto con caratteri mobili Bodoni: corpi 14 tondo chiaro e 24 corsivo in frontespizio; corpo 12 tondo chiaro per la poesia; corpo 10 tondo chiaro nel colophon.
L’incisione è una acquaforte-acquatinta su lastra di ottone. Margherita, moglie e collaboratrice speciale di Gaetano, ha curato l’assemblaggio finale degli esemplari tirati.
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il golfo 13
UNA PREGHIERA
Una poesia di Delio Tessa con una acquaforte di Gaetano Bevilacqua
tirate a torchio su carte Amatruda di Amalfi (per il testo e l’incisione)
e Hahnemühle (per la copertina). Formato libretto: mm. 185×130.
Misure incisione: mm. 109×77. Tiratura: 35 esemplari legati a mano.
Salerno, 21 Aprile 2009.
Ho ripreso le immagini dal blog di Gaetano Bevilacqua da cui, qualche tempo fa, ho ricevuto in dono questa plaquettes dell’anima. In es-sa, segno per segno, è visibile e tangibile la sua or-azione. La porto, con il suo permesso, alla visione di tutti, invitando a visitare anche le altre sue fatiche al torchio.
Lascio il link di riferimento:


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Strano che nessuno si sia soffermato a meditare su qesto testo! A me piace particolarmente perchè mi riporta all’uomo, al suo epicentro di dolore per la vita,cruda e crudele molto spesso, all’umanità in tutta la sua fragile semplicità, persino nell’approccio con Dio,senza fronzoli e orpelli, ma anche alla grazia che nella vita vive grazie all’uomo.E’ il paradosso delllo strano gioco-giogo. La lingua è il parlato, la lingua masticata e faticata di chi lavora sodo, duramente, eppure si rimette a quanto accade secondo il caso che è volontà non discutibile oltre il segno.
Peccato, davvero peccato, varrebbe la pena fermarsi per comunicare con se stessi e con l’altro primo prossimo, il tu, riflesso di ciò che ognuno di noi è. ferni
in fondo questo era il modo di pregare di mia madre
accoglieva sempre i segni, disegno lo chiamava
questa ampia rimessione l’ha trasmessa a me e a mia figlia
le siamo grate
un testo da meditare e condividere
Camilla
Grazie Camilla per questa sottolineatura, grazie per aver messo in comunione una parte della sua dote di grazia. qualcosa di intimo e dunque prezioso. Grazie,ferni